Speciale La strage di Crans-Montana
La ragazza ricoverata in Belgio

Crans-Montana, una sopravvissuta accusa Jessica Moretti: "Piangeva solo per il bar, non ci ha aiutati"

La 18enne: "Alla vista delle fiamme ha chiamato i vigili del fuoco, non un'ambulanza"

30 Gen 2026 - 17:49
 © Afp

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Roze si è risvegliata dal coma dopo tre settimane, ma rivede ancora vividamente le scene del rogo di Capodanno nel bar Le Constellation, a Crans-Montana, dove 40 persone hanno perso la vita e 119 sono rimaste gravemente ferite. Nei suoi occhi le immagini del fuoco, della gente che grida, ma anche di Jessica Moretti che, con i feriti alle spalle, piangeva guardando il bar senza prestare soccorso ai giovani.

La testimonianza

 La 18enne, che ha trascorso quasi un mese nel reparto grandi ustionati dell’Ospedale universitario di Liegi, in Belgio, ha criticato apertamente il comportamento di Jessica Maric, moglie di Jacques Moretti, alla vista del locale andato a fuoco: "Non ci ha chiesto come stavamo. Ha visto i feriti, ma non ha aiutato nessuno. Piangeva guardando il bar, anche se tutti i feriti erano dietro di lei. Lo trovo inaccettabile", ha commentato Roze. "Capisco che tu sia triste per il tuo bar, ma quando sai che ci sono di mezzo minorenni, tutti feriti, cerchi di aiutare o chiami un'ambulanza. Lei ha chiamato i vigili del fuoco, ma non un'ambulanza". 

Il racconto della strage

 Quella sera, Roze si trovava nel locale perché i proprietari le avevano chiesto di realizzare dei contenuti per i social. Ora, dopo diverse operazioni, è uscita dalla terapia intensiva con dei danni permanenti. Per il momento, la giovane non può usare le mani e non può camminare: "Dovrò indossare i guanti per un anno o due. Inoltre, non posso uscire al sole perché mi sono ustionata anche il viso", ha raccontato all’emittente pubblica francofona belga Rtbf, che aveva incontrato il padre quando la ragazza era ancora in pericolo di vita. "Dopo il coma, non sapevo bene dove fossi. Pensavo di essere ancora in Svizzera, poi mi hanno detto che ero in Belgio. Credevo di essermi svegliata lo stesso giorno, invece erano passate tre settimane. Ricordavo tutto, ma non sapevo quanti fossero rimasti feriti o quanti fossero morti". Poi, la testimonianza di quegli istanti indelebili: "Ho visto un po’ di fuoco sul soffitto. Sono risalita per avvisare tutti e gridare di andarsene, ma credo che non mi abbiano creduta. È durato un minuto, poi c’era fuoco ovunque". Momenti che difficilmente andranno via dalla memoria di Roze: "Rivedo le scene. Vedo il fuoco, vedo la gente che urla. Ci sono immagini che mi restano impresse. Non so come farò a continuare la mia vita".

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