La titolare del Le Constellation ha ancora indicato i camerieri come i responsabili dell’incendio. Mentre la procura si prepara a sentire altre persone
Non è stata una fuga con la cassa del Le Constellation in braccio ma una corsa per "chiamare i soccorsi" quella di Jessica Maric, moglie di Jacques Moretti e con lui proprietaria del locale teatro del tragico rogo di Capodanno a Crans-Montana. Lo ha sostenuto la donna durante il lunghissimo interrogatorio andato avanti fino alla sera di mercoledì 21 gennaio. Dieci ore in cui la donna è stata chiamata a ripercorrere minuto per minuto i fatti così come li ha visti con i suoi occhi, lei che quella sera era proprio nel discobar in cui sono morte 40 persone e 116 sono rimaste ferite.
Poche ore dopo la difesa del marito, che si è definito "vittima dell'incendio" tanto quanto i giovani deceduti, Jessica Maric ha fatto capolino nella procura di Sion con il compito di ricapitolare tutto dal principio. A partire da quei video in cui la donna viene immortalata mentre riprende con il suo smartphone i bengala accesi su una decina di bottiglie, una delle quali darà vita alla scintilla che ha fatto scoppiare l'inferno nel seminterrato del Le Constellation. Una prova che smentirebbe i racconti precedenti della stessa Jessica Maric, che aveva negato di avere a disposizione foto o video della serata. Sulle candele pirotecniche, poi, la titolare ha assicurato: "Avevo istruito il personale sul rispetto delle procedure di sicurezza". Una sorta di scaricabarile già sentito.
È stata poi la volta della presunta fuga dal locale. Un allontanamento a piedi rapidi, anzi rapidissimi, che la titolare del Le Constellation ha invece giustificato come una "corsa per chiedere soccorso". Questa ricostruzione al momento non convincerebbe gli inquirenti, che sospettano possa trattarsi di una strategia di difesa per allontanare da sé l'accusa di omissione di soccorso. Anche perché, dopo essere uscita e aver chiamato il marito Jacques (in quel momento in un altro dei locali della coppia), la donna avrebbe atteso fuori senza aiutare i ragazzi intrappolati all'interno: "Non sono riuscita a rientrare a causa della folla", ha spiegato lei. "Quindi sono rimasta lì, aspettando Jacques". Ora, mentre l'uomo è ancora dietro le sbarre, lei ha l'obbligo di firma. Per la donna è però possibile che il Tribunale per le misure coercitive conceda la libertà in cambio di una cauzione di 200mila franchi.
Ma dall'interrogatorio e dalle indagini è emerso anche altro. Jessica e Jacques Moretti - al momento sospettati di omicidio, lesioni e incendio colposi - potrebbero presto essere raggiunti da altre persone nel registro degli indagati. Il legale di Jacques Moretti ha evidenziato come dagli interrogatori sia emersa la "necessità di sentire altre persone". Mentre uno degli avvocati delle famiglie delle vittime, Romain Jordan, ha insistito: "Spero che il banco degli indagati si riempia". I riflettori sono ovviamente puntati al comune di Crans-Montana e alle enormi falle nei controlli di sicurezza.