Comunità politica europea, quando l'Europa deve rivedere il proprio ruolo nel mondo
Tra ospiti d'eccezione e assenze pesanti, i leader europei hanno discusso di democrazia, sicurezza energetica e tensioni globali
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"L’Europa non è destinata a sottomettersi a un mondo più transazionale, isolazionista e brutale: questo incontro indica una strada migliore per il futuro". Così il primo ministro canadese Mark Carney ha inaugurato l'ottavo vertice della Comunità politica europea (Cpe) riunitasi a Erevan, in Armenia. Parole che riassumono efficacemente il focus del meeting: rivedere il ruolo dell'Ue in un mondo in continua evoluzione, flagellato da conflitti e tensioni, con l'obiettivo di capire come Bruxelles possa tornare al centro dell'architettura politica e geopolitica mondiale. Ciò che stride è che tali parole siano state pronunciate da un leader non europeo (non è mai accaduto che un capo di Stato o di governo partecipasse agli incontri della Cpe).
A seguito dell'offensiva israelo-americana in Iran, le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz e i continui attacchi di Donald Trump a Ue e Nato, il vertice di Erevan rappresenta il tentativo europeo di rialzarsi in un'epoca in cui Bruxelles sembra impotente difronte a un mondo in cui il diritto internazionale è sempre più spesso considerato come carta straccia. Le domande attorno a questo evento dunque sono tante: perché il primo ministro canadese ha presenziato al meeting della Comunità politica europea? Perché non erano presenti Russia e Bielorussia? Come mai è stata scelta l'Armenia (geograficamente lontana da Bruxelles) per ospitare l'evento? Di cosa si è parlato? Facciamo un po' di chiarezza.
Cos'è la Comunità politica europea
La Cpe è una piattaforma di coordinamento politico che riunisce i capi di Stato e di governo di tutto il continente, compresi anche i leader di Paesi come Regno Unito, Turchia e Ucraina, oltre ai presidenti del Consiglio europeo, della Commissione europea e del segretario generale della Nato. Istituita nel 2022, la Cpe mira a promuovere il dialogo politico e la cooperazione tra paesi su temi di interesse comune, in modo da rafforzare la sicurezza e la stabilità del Vecchio Continente. L'idea di creare questo forum è venuta al presidente francese Emmanuel Macron all'indomani dell'invasione russa in Ucraina: per questo, Mosca e Minsk (la capitale della Bielorussia, storico alleato del Cremlino) sono state escluse. Oltre agli Stati membri dell'Unione europea, la Cpe comprende i paesi membri dell'Associazione europea di libero scambio (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera), tutti quelli nell'agenda dell'allargamento dell'Ue (su tutti Ucraina e Turchia) e altri come Armenia e Azerbaigian.
La scelta di Erevan
La scelta dell'Armenia come sede dell’ottavo incontro non è casuale: risponde alla precisa volontà di sottrarre Erevan dall'influenza della Russia. "Siamo onesti, otto anni fa nessuno sarebbe venuto qui - ha ammesso Macron -. Otto anni fa questo Paese era visto da molti come una sorta di satellite de facto della Russia". Le relazioni tra Armenia e Russia sono diventate sempre più tese dopo che l'Azerbaigian ha preso il totale controllo della regione del Nagorno Karabakh nel 2023, al centro di rivendicazioni decennali tra Erevan e Baku. Putin è stato accusato dalla leadership armena di non averla supportata, decidendo di sospendere la sua adesione all'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (Csto) guidata dalla Russia. Due anni più tardi, la svolta pro-europeista: il premier armeno Nikol Pashinyan ha dichiarato di voler aderire all'Unione Europea, il che rappresenta un colpo duro per il Cremlino e il suo concetto geografico-economico-militare della "Grande Russia".
Chi c'è e chi no a Erevan
Partiamo da una certezza: i leader riuniti in Armenia sono 48. Come già sottolineato, sono assenti i rappresentanti di Russia e Bielorussia e non ci sono nemmeno Olanda, Danimarca e soprattutto il cancelliere tedesco Merz. Presenti invece l'Italia con Giorgia Meloni, la Francia con Emmanuel Macron, il Regno Unito con Keir Starmer (Londra e Bruxelles stanno tentando di ricucire lo strappo post Brexit) e molti altri, tra i quali Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino è ormai una presenza fissa alle riunioni dei leader europei, anche se l'adesione dell'Ucraina all'Ue non è affatto semplice, soprattutto nel caso in cui il conflitto con la Russia non dovesse trovare una soluzione al più presto. Zelensky ha avuto numerosi incontri bilaterali e ha sollecitato Bruxelles ad accelerare proprio sul processo di adesione di Kiev all'Unione europea, invitando al contempo a mantenere una linea dura nei confronti di Mosca.
Secondo diversi analisti, bisogna concentrare la propria attenzione in particolare su tre Paesi: Azerbaigian, Canada e Turchia. Per quanto riguarda Baku, è significativo il fatto che il presidente azero, seppur da remoto, partecipi a un vertice in Armenia, dopo i trascorsi con Erevan sulla questione del Nagorno Karabakh: una presenza che sancisce gli sforzi delle rispettive cancellerie dopo la firma dello storico trattato di pace nel 2025 a Washington, nonostante il riproporsi ciclico di tensioni nell'area.
Capitolo Canada, il primo Paese non europeo a partecipare al forum. Ottawa guarda all'Unione europea come nuovo pilastro su cui lavorare per un nuovo ordine internazionale, in una fase di profonde tensioni con gli Stati Uniti. Donald Trump ha infatti annunciato nuovi dazi sulle auto europee e deciso di voler ritirare e spostare altrove circa 5mila militari in Germania (una decisione che potrebbe riguardare anche l'Italia). Carney ha spiegato che il Canada è il paese "più europeo tra i Paesi non europei”, vista la comunione di "storia, valori e fiducia”. Un legame dunque destinato a crescere e a rafforzarsi nel corso del tempo.
Di rilievo anche la presenza della Turchia, seppur con il vice di Erdogan. Secondo diversi analisti, nell’ambito della Cpe non sono previste sostituzioni per i leader impossibilitati a partecipare, ma in questo caso è stata fatta un’eccezione "alla luce del contesto unico e del momento storico nelle relazioni tra Armenia e Turchia". Ankara è da tempo candidata a diventare membro dell'Unione europea, seppur a fasi alterne si registrano tensioni e "scontri" con lo stesso Erdogan su vari dossier.
I temi sul tavolo
I dossier al centro dei colloqui di Erevan sono molteplici, visti i numerosi incontri bilaterali a margine. Due sono però le questioni "spinose": sicurezza energetica e difesa. Tutti i leader europei sono concordi (seppur con qualche sfumatura diversa) sul fatto che l'Europa deve rafforzare la propria autonomia in questi due ambiti, al fine di ridare quella centralità sulla scena internazionale che Bruxelles sembra aver perso dopo il ritorno alla Casa Bianca su Donald Trump. A ciò si aggiunge la volontà di Bruxelles di consolidare la propria presenza e influenza nel Caucaso meridionale (rafforzando la pace tra Armenia e Azerbaigian), soprattutto mediante investimenti e infrastrutture tecnologiche, di trasporto ed energetiche.
