In modo analogo, “anche la moda può essere letta come un campo di forze contrapposte che coabitano nel corpo e sul corpo – prosegue Alessandro Michele nella nota dedicata alla sfilata –. Il vestito non è mai soltanto superficie decorativa: è un dispositivo che organizza il dialogo tra disciplina e desiderio, tra norma sociale e gesto individuale, tra appartenenza e scarto”. Abito e architettura diventano molto vicini: il primo costruisce lo spazio del corpo, così come la seconda edifica l'ambiente abitabile. “Come l'architettura, anche la moda stabilizza e destabilizza, orienta e decentra, afferma e mette in crisi. Rende visibile una gerarchia, ma può anche sovvertirla. Ne emerge una collezione che celebra l'ordine e, nello stesso momento, ne rivela la vulnerabilità strutturale, esponendolo alla possibilità del proprio superamento”.