UN "MUST" DI STAGIONE

Caldo record, boom di ombrelli da sole: trend estivo o funzionano davvero?

Le origini e l'evoluzione nel corso dei secoli di un alleato sempre più diffuso per difendersi dai raggi UV, economico e alla portata di tutti

11 Ago 2026 - 07:12
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Turiste a Londra si riparano dal sole con l'ombrello © Ansa

Turiste a Londra si riparano dal sole con l'ombrello © Ansa

Alle prese con il caldo record di questa estate 2026, oltre ai ventagli e ai ventilatori da borsetta, è spuntato un altro alleato. Gli ombrelli da sole stanno avendo, infatti, un vero e proprio boom soprattutto tra i turisti nelle città d'arte ma non solo. Molto diffusi tra gli orientali, stanno prendendo piede in Italia come anche nelle capitali europee colpite dalle ultime ondate di calore. Ma funzionano davvero? 

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Caldo, gli ombrelli per difendersi dal sole: nuovo trend o rimedio utile?

 In Giappone l'ombrello da sole si chiama "higasa" e il suo utilizzo per ripararsi nelle giornate di gran caldo o comunque quando nel cielo non si vede neppure una nuvola all'orizzonte è piuttosto diffuso. Secondo diversi studi condotti nel Paese, una barriera anti-UV può contribuire a ridurre la percezione del calore sul corpo e l'ombra protegge dall'esposizione ai raggi solari in particolare viso, collo e décolleté, con buona pace dei dermatologi. Ma un comune ombrello da pioggia è adatto anche a questo scopo? 

Come scegliere un ombrello per ripararsi dal sole

 Secondo il parere degli esperti è importante che gli ombrelli parasole abbiano la certificazione UPF, che attesta la presenza del fattore di protezione dai raggi ultravioletti. Attenzione anche alla qualità dei materiali: è preferibile siano realizzati con tessuti sintetici a trama fitta opportunamente trattati, capaci di assorbire o riflettere le radiazioni, ed essere perciò di preferenza neri o scuri. Se di colori più chiari, dovrebbero avere almeno uno strato argentato riflettente all’interno, meglio se anche all'esterno. Si raccomanda, ad ogni modo, di non trascurare le regole sempre valide: va comunque applicata una crema con un fattore di protezione adeguato, sì ai cappelli a tesa larga, occhiali da sole per proteggere gli occhi e abiti leggeri e in fibre naturali. Va comunque evitato di esporsi al sole nelle ore centrali della giornata e prediligere posti ombrosi e ben riparati. 

© IPA

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Una turista in piazza Castello a Milano cerca refrigerio nella fontana e si ripara dal sole con l'ombrello

Qual è la storia dell'ombrello parasole?

 L'uso per la pioggia è arrivato molto più tardi, solo a partire dalla fine del Settecento, in Europa. L'ombrello, storicamente, è nato per riparare dal sole circa 4.000 anni fa, nell'antica Cina e in Egitto. Realizzato con foglie di palma e piume, simbolo di potere e alto rango, era infatti appannaggio di re, imperatori, nobili e persone molto ricche. L'abitudine di usare un parasole per proteggere la pelle e mantenerla non abbronzata era in auge tra le donne della classe nobiliare dell'antica Grecia e a Roma.  

In Estremo Oriente l'ombrello da sole era invece utilizzato da tutti, a prescindere dall'estrazione sociale. A fare la differenza era infatti il materiale: realizzato in carta per le classi più povere, in seta per quelle più elevate. Dopo una pausa durante il Medioevo, il parasole è poi tornato in auge a Parigi e in Italia durante il Rinascimento. Fu agli inizi del Settecento che divenne un accessorio di moda grazie a Jean Marius, commerciante e inventore, che nel 1710 creò proprio nella capitale francese il primo modello di ombrello pieghevole leggero. Pratico, da portare ovunque e adatto a un uso quotidiano: fattori che ne determinarono la rapida diffusione in tutto il continente.  

© Sito ufficiale

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Due dei rari ombrelli pieghevoli realizzati secondo il sistema Marius e risalenti agli inizi del XVIII secolo conservati al museo della moda Palais Galliéra di Parigi - Parapluie système "Marius", après 1915 © Palais Galliera / Paris Musées