I possibili futuri del Congresso

Elezioni midterm, e se i Democratici si prendessero tutto? Donald Trump, lo spauracchio dell'onda blu e l'incubo dell'anatra zoppa

Ecco come la riconquista di Camera e Senato da parte dei dem potrebbe paralizzare l'agenda della Casa Bianca e riaprire le grandi inchieste sul tycoon

22 Ott 2026 - 08:35
 © Istockphoto

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E se i Democratici ribaltassero completamente gli equilibri nelle elezioni di midterm e mettessero le mani sia sulla Camera dei rappresentanti che sul Senato? È una domanda, o meglio una prospettiva, che nelle ultime settimane è diventata martellante per i Repubblicani e per lo stesso Donald Trump. Anche perché i sondaggi sono impietosi per il tycoon e prospettano una vera e propria "onda blu", capace anche - secondo alcune previsioni - di vedere favorito un democratico in Kansas, dove un senatore dem non viene eletto dal 1932. E non c'è promessa di pagamento che tenga. Ma non tutto sarebbe perduto per un presidente che diverse volte ha mostrato di essere disposto fare di tutto per ottenere ciò che vuole.

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ll Congresso attuale e il dopo-midterm

 Da una parte 435 seggi, tutti da rinnovare. Dall'altra 100, di cui 35 in gioco. La Camera dei rappresentanti e il Senato tornano protagonisti delle urne due anni dopo le presidenziali che hanno riconsegnato le chiavi dello Studio Ovale a Donald Trump. Dal 2024 al 2026 per i Repubblicani è stato periodo di "Trifecta", quindi di controllo dei due rami del Congresso oltre che della presidenza.

Nella Camera bassa il vantaggio del partito trumpiano è risicato: 218 (più un indipendente) contro 214, e due seggi rimasti vacanti. Tutte posizioni che le midterm, vista la durata biennale del mandato dei deputati, rimetteranno in discussione. Ai Democratici basta un guadagno netto di soli 4 seggi per riconquistare la maggioranza, fissata a 218 rappresentanti. Un risultato che, stando alle previsioni, dovrebbe essere abbondantemente raggiunto.

© Tgcom24

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La situazione attuale di Senato (a sx) e Camera: rispettivamente i Repubblicani hanno una maggioranza di 53 a 47 e di 219 a 214

Per il Senato, invece, la situazione è differente. In questi due anni di presidenza Trump è stato composto da 53 Repubblicani e 47 Democratici. Solo 35 seggi sono però contesi nelle midterm, e il Grand Old Party ne deve difendere ben 22. Anche in questo caso una manciata di vittorie dem potrebbe permettere loro di passare dall'opposizione alla maggioranza della Camera alta. Il loro obiettivo è un semplicissimo numero: 51. In caso di parità secca, 50-50, la spunterebbero infatti i Repubblicani grazie al vicepresidente JD Vance, che ha tra le sue prerogative il "tie-breaking vote" cioè il voto decisivo per "rompere" una situazione di stallo. 

Cosa succede se i Democratici conquistano la Camera

 Questa è la situazione più probabile, anzi quasi data per assodata. Con la maggioranza alla Camera, i Democratici conquisterebbero diversi poteri che inciderebbero concretamente sulla gestione quotidiana e a lungo termine di Donald Trump. Tra questi:

  • Scelta lo speaker della Camera: è il presidente dell'Aula, ruolo attualmente ricoperto dal repubblicano Mike Johnson. Presiede le sedute dell'aula, decide quali progetti di legge e mozioni vengono discussi e nomina i membri delle commissioni parlamentari. È il secondo nella linea di successione alla presidenza degli Stati Uniti, subito dopo il vicepresidente. 
  • Blocco dell'agenda legislativa: nessuna legge promossa da Trump riuscirebbe a ottenere il via libera della Camera, se non tramite accordi e concessioni bipartisan o a causa della presenza di franchi tiratori. 
  • Potere di iniziativa fiscale e di spesa: è il cosiddetto Power of the purse. Per Costituzione, tutte le leggi che prevedono l'imposizione di tasse o l'aumento delle entrate (Revenue Bills) devono nascere obbligatoriamente alla Camera. Avere la maggioranza nella Camera permette inoltre di controllare i bilanci federali e i finanziamenti alle agenzie pubbliche. 
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L'attuale speaker della Camera, il repubblicano Mike Johnson, eletto nel 2023 e riconfermato due anni più tardi

  • Controllo delle commissioni e scelta del loro presidente: le commissioni sono il vero motore dell'attività legislativa americana e sono costruite in maniera proporzionale all'emiciclo della Camera. Chi detiene la maggioranza dei seggi, dunque, ha una maggioranza interna a ogni commissione e ne decide il presidente. Le commissioni hanno - tra gli altri - il potere di vagliare per primi le proposte di legge ed effettuare emendamenti prima di presentare testi normativi in Aula. Hanno anche il compito di "oversight", dunque di vigilare sull'operato (anche fiscale) del presidente.
  • Potere di inchiesta: Uno dei poteri principali poteri proprio delle commissioni è simil-giuridico. Possono infatti emettere atti di citazione coattiva (i cosiddetti subpoena) per obbligare testimoni a deporre sotto giuramento o per costringere agenzie federali e privati a consegnare documenti riservati. Proprio questo potere dovrebbe essere sfruttato per dare il via - come annunciato da diversi leader dem - a "indagini di dimensioni gargantuesche" su Trump: dalle sue attività commerciali private agli Epstein files, dalla guerra in Iran fino al possibile conflitto di interessi con diverse aziende quotate in Borsa. 
  • Messa in stato di accusa del presidente: la Camera il potere esclusivo di votare gli articoli di impeachment, cioè l'incriminazione formale contro il presidente, i giudici o altri funzionari federali a maggioranza semplice. Come già anticipato da diversi politici, già dal "giorno uno" dopo le midterm i Democratici intendono mettere in moto la macchina dell'impeachment. 

Cosa succede se i Democratici conquistano il Senato (e non la Camera)

 Ottenere il controllo della Camera alta, ma non di quella bassa, sbloccherebbe tutta un'altra serie di poteri per i Democratici. In particolare:

  • Decisione sulle nomine di alto livello: il Senato ha il potere di "advice and consent", può respingere o confermare a maggioranza semplice le nomine di tutti i giudici federali (compresi quelli della Corte Suprema), dei vertici delle agenzie federali (come Fbi, Cia e Fed) e persino dei membri del gabinetto presidenziale (i singoli ministri).  
  • Blocco dell'agenda legislativa: quasi nessuna legge promossa da Trump riuscirebbe a ottenere il via libera della Camera. E, al contrario, i Democratici possono approvare leggi a forte trazione dem e lasciare il dilemma in mano a Trump: firmarle scendendo a compromessi o applicare il diritto di veto. 
  • Controllo delle commissioni: come i deputati, anche i senatori partecipano a un'ampia gamma di commissioni specifiche o bicamerali. Una maggioranza dem permetterebbe loro la presidenza e il controllo di commissioni chiave, tra cui Giustizia, Finanze e Relazioni estere. E garantirebbe anche a loro il potere di subpoena oltre che di audition, quindi di tenere audizioni pubbliche di grande risonanza per indagare sulle politiche e sui membri dell'amministrazione.
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Bill Gates (al centro) arriva per un’audizione a porte chiuse con la Commissione di vigilanza della Camera dei rappresentanti al Campidoglio, il 10 giugno 2026. Gates ha dovuto rispondere a diverse domande dei deputati in merito al suo rapporto con Jeffrey Epstein

  • Definizione dell'ordine del giorno tramite il leader di maggioranza: nonostante il ruolo di presidente del Senato sia ricoperto dal vicepresidente, una maggioranza democratica avrebbe comunque la possibilità di indicare un Majority leade. Quest'ultimo stabilisce l'agenda politica, è il primo a intervenire durante i dibattiti e ha il potere di decidere quali disegni di legge portare in Aula. Ha dunque il potere pratico di impedire che un disegno di legge approvato dalla Camera venga mai sottoposto al voto del Senato. 
  • Approvazione (o meno) dei trattati internazionali: qualsiasi trattato internazionale negoziato dal presidente richiede il voto favorevole dei due terzi del Senato.
  • Potere giudiziario in caso di impeachment: se la Camera ha il compito di redigere i capi d'accusa, è il Senato a "condurre il processo": stabilisce le regole, le prove e le testimonianze ammesse. Ma tra la gestione concreta del procedimento a carico del presidente e la sua effettiva condanna, c'è un oceano. 

Cosa succede se i Democratici conquistano entrambe le camere

 Se i Democratici uscissero completamente trionfanti dalle midterm, arrivando a controllare sia la Camera che il Senato, avrebbero in mano tutto. Eccetto, ovviamente la Casa Bianca. I poteri appannaggio di entrambi i rami del Congresso confluirebbero nel partito di "opposizione presidenziale" creando tutte le condizioni per un "governo diviso". Se dovesse accadere, è probabile che i dem lancino fin da subito una intensa attività investigativa sull'amministrazione Trump e su eventuali abusi di potere. E se non si trovasse una quadra "bipartisan" sulla legge di bilancio, anche per il prossimo anno è possibile un nuovo government shutdown.

Il mirino contro Trump: impeachment in arrivo?

 Camera e Senato si dividono i compiti sulla messa in stato d'accusa del presidente americano o di altri funzionari: la prima formula i capi d'accusa, la seconda gestisce il processo e giudica. Un'effettiva condanna di Donald Trump sarebbe però quantomeno complicata, se non virtualmente impossibile. Non basta infatti una maggioranza semplice ma serve una maggioranza qualificata dei due terzi, dunque 67 senatori su 100. Un numero talmente sbilanciato che per forza di cose comporta la necessaria presenza di un nutrito gruppo di "traditori" tra i ranghi del partito del presidente. Non a caso, due volte Trump è stato sottoposto a impeachment dalla Camera durante la sua prima presidenza e due volte è stato assolto dal Senato. Dare il via alla procedura può comunque essere una strategia per logorare - soprattutto a livello di immagine pubblica - la Casa Bianca. 

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Mercoledì 18 dicembre 2019, alcuni avventori di un bar assistono alla votazione dei membri della Camera sugli articoli di impeachment contro il presidente Donald Trump. Al termine di un dibattito di sei ore i deputati hanno votato a favore dell’impeachment di Trump, che è diventato solo il terzo presidente nella storia a essere sottoposto a questa procedura

Le armi nell'arsenale di Trump: il potere di veto e gli ordini esecutivi

 Pur rimanendo saldo al comando, Donald Trump sicuramente accuserebbe il colpo di passare da un perfetto "Trifecta" a un isolamento completo dal Congresso. Una situazione denominata "lame duck", letteralmente anatra zoppa, in cui il presidente sarebbe fortemente indebolito a livello politico e decisionale. Questo non significa ovviamente che per due anni gli Stati Uniti si troverebbero in uno stallo totale. Il presidente potrebbe infatti scendere saltuariamente a patti con i Democratici. E al contempo sfruttare le diverse frecce ancora disponibili nella sua faretra:

  • Potere di veto: il fatto che i dem controllino il Congresso non significa che possano far entrare automaticamente in vigore le leggi. Il presidente conserva infatti il potere di veto. Per scavalcare un veto presidenziale (veto override) serve una maggioranza qualificata dei due terzi in entrambe le camere (67 voti al Senato e 290 alla Camera), una soglia impossibile da raggiungere senza consistenti defezioni dal partito trumpiano. In queste condizioni, per i Democratici approvare diverse leggi serve soprattutto a costringere il presidente a porre veti pubblici e impopolari. 
  • Ordini esecutivi: se anche i Repubblicani perdono il loro potere legislativo "standard", una buona dose rimarrebbe comunque direttamente nelle mani di Donald Trump. In particolare sotto forma di "ordini esecutivi", cioè provvedimenti presidenziali vincolanti con forza di legge federale. Il tycoon ne ha firmati ben 288 dal suo ritorno nella Casa Bianca, ben uno ogni due giorni: dall'immigrazione all'energia, dai dazi all'istruzione fino alla politica estera. Gli ordini esecutivi americani, tra l'altro, non hanno bisogno della conferma congressuale e rimangono in vigore fino a contrordine o fino a che non sono dichiarati incostituzionali da un tribunale federale. Il Congresso potrebbe solo cancellare gli ordini esecutivi varando leggi ordinarie, che però Trump potrebbe facilmente bloccare con il veto. Un cane che si morde la coda. 
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 Donald Trump mostra alla folla un ordine esecutivo che ha appena firmato durante un comizio elettorale a Grand Island, nel Nebraska. Si tratta di una "cerimonia" quasi quotidiana da quando il tycoon è tornato alla Casa Bianca

  • Filibuster: un'altra arma per i repubblicani e per Trump è quella dell'ostruzionismo parlamentare, il cosiddetto filibuster. È una regola esclusiva per il Senato grazie a cui la minoranza rallenta o impedisce l'approvazione di una legge o di una nomina. Queste ultime, eccetto per la legge di bilancio e per le nomine giudiziarie e politiche, hanno bisogno di una maggioranza di 60 su 100, necessaria a chiudere il dibattito (la cosiddetta Cloture) e andare al voto. Il filibuster rimane comunque una prerogativa molto forte contro cui, paradossalmente, negli ultimi mesi lo stesso presidente americano si era scagliato chiamando in casa la cosiddetta Nuclear option, nome spregiativo con cui sono etichettate le manovre procedurali estreme per aggirare il filibuster. 
  • Subpoena ignorati: per i Democratici, contrastare Donald Trump aggiunge un livello di difficoltà ulteriore. Già nel secondo biennio della sua prima presidenza, infatti, il tycoon ha ampiamente dimostrato di non avere intenzione di rispettare le norme istituzionali. Tra mancate collaborazioni con le indagini e rifiuti di ottemperare subpoena, Trump ha fatto ricadere il peso dell'azione dem sui tribunali scatenando cause su cause. Ha in questo modo preso tempo e annullato l'efficacia dei mandati di comparizione. Dalla sua il presidente continua comunque ad avere il dipartimento di Giustizia, pronto a intervenire per bloccare qualunque procedimento penale a suo carico. Secondo una politica di lunga data, infatti, l'incriminazione o il perseguimento penale di un presidente in carica violerebbe la Costituzione paralizzando le funzioni del potere esecutivo dello Stato.

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