Trump e l'incubo delle midterm 2026: il blitz nella casa della deputata dem Ilhan Omar e l'allarme sui "jihadisti" democratici
La perquisizione nella casa della deputata democratica Ilhan Omar riaccende lo scontro tra Trump e i politici musulmani in vista delle midterm del 3 novembre
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È l'alba del lunedì 12 ottobre quando Ilhan Omar, deputata democratica e candidata alla rielezione nelle midterm del 3 novembre 2026, si vede arrivare nella sua abitazione di Washington gli agenti della Homeland Security Investigations (Hsi), il ramo investigativo del Department of Homeland Security (Dhs), per una perquisizione nell'ambito di un'indagine penale sulla documentazione relativa al suo status di immigrata. La parlamentare, di origine somala, è da tempo nel mirino delle critiche del presidente Trump, che in passato l'ha definita "spazzatura". Omar ha denunciato l'operazione come un tentativo di intimidazione politica. nell'ambito di un'indagine federale in corso. La rappresentante del 5° distretto del Minnesota, una delle più note critiche di Donald Trump, ha definito il blitz a sorpresa come "l'ultima escalation di una campagna di intimidazione politica". Omar ha inoltre accusato il presidente statunitense di prenderla di mira da dieci anni con "bugie infondate e campagne diffamatorie".
Quasi in contemporanea all'uscita della notizia della perquisizione ai danni della deputata Omar, una delle prime donne musulmane elette (nel 2018) al Congresso assieme a Rashida Tlaib, nel suo comizio di lunedì sera Trump è tornato ad attaccare lei e il Minnesota governato dai democratici. "Ilhan è un disastro", ha detto il presidente, inserendo il suo nome in una più ampia offensiva contro i presunti "jihadisti" eletti nelle file del Partito democratico, accusato a sua volta di aver aperto le porte a estremisti islamici e radicali.
Chi sono i "jihadisti" di Trump
Ma chi sono i presunti "jihadisti" evocati da Trump? Il presidente non ha mai fornito un elenco preciso di nomi, ma negli ultimi mesi ha utilizzato il termine per descrivere l'ascesa di alcuni candidati musulmani nelle file democratiche. La polemica è esplosa ad agosto, quando parlando nello Studio Ovale ha dichiarato che negli Stati Uniti si stanno vedendo "jihadists being elected all over the place", sostenendo che il Partito democratico stia aprendo le porte a figure estremiste e radicali. Le parole hanno provocato dure reazioni da parte delle organizzazioni musulmane statunitensi e di diversi esponenti democratici, che hanno accusato il presidente di alimentare una retorica islamofoba in vista delle elezioni di metà mandato.
Il bersaglio più evidente delle sue dichiarazioni è stato Abdul El-Sayed, medico e candidato democratico musulmano al Senato del Michigan, finito nel mirino della campagna repubblicana dopo la vittoria alle primarie. Trump lo ha definito un estremista e un simpatizzante del terrorismo, arrivando a sostenere che una sua eventuale elezione rappresenterebbe una minaccia per il Paese.
Da El-Sayed a Omar
Sebbene Ilhan Omar non sia mai stata indicata esplicitamente da Trump come una "jihadista", la deputata del Minnesota è entrata a pieno titolo nella stessa offensiva politica. Da anni il presidente la attacca per le sue origini somale, le sue posizioni sull'immigrazione e il suo ruolo all'interno dell'ala progressista democratica.
Secondo Reuters, queste dichiarazioni si inseriscono in una più ampia ondata di retorica anti-somala e anti-musulmana adottata da Trump durante la campagna per le midterm. Nel giro di pochi giorni il presidente ha infatti preso di mira sia Omar e la comunità somalo-americana del Minnesota sia Abdul El-Sayed, il candidato democratico musulmano al Senato del Michigan indicato come uno dei simboli di quei presunti "jihadisti" che, a suo dire, starebbero trovando spazio nelle fila del Partito democratico.
