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Musica, è morto Piero Buscaroli

Critico musicale, giornalista e saggista. I suoi libri su Bach, Beethoven e Mozart squarciarono più di un velo agiografico sulle biografie di questi grandi musicisti

Musica, è morto Piero Buscaroli

Il mondo della cultura italiana perde uno dei suoi personaggi di spicco: Piero Buscaroli, critico musicale, scomparso lunedì a Bologna. Il professore imolese, che lo scorso agosto aveva festeggiato gli 85 anni, è stato anche inviato di guerra in Palestina, in Vietnam e a Praga per la "Primavera" del '68, e docente in vari Conservatori.

Ha scritto per "Il Borghese" di Leo Longanesi, e successivamente per il 'Il Giornale' di Indro Montanelli: la sua rubrica 'La stanza della musica' ottenne grande successo. Non nascose mai le sue idee di destra e per questo venne spesso attaccato dagli ambienti culturali opposti.

Ciò non toglie che alcuni suoi lavori siano assolutamente fondamentali, veri e propri riferimenti della critica letteraria e musicale. In primis quello monumentale su Johann Sebastian Bach in cui ha restituito l'uomo con tutti i suoi difetti - che però ne esaltano la grandezza - al di là della agiografica di stampo germanico sulla figura di Kantor della rivoluzione luterana (circa tredici anni di lavoro per portare a termine l'opera); Quello su Ludwig van Beethoven, anche in questo caso con una maniacale rilettura dei documenti e quello su Wolfgang Amadeus Mozart sul cui Requiem avanzò l'ipotesi che l'opera non sarebbe rimasta incompiuta per la morte dell'autore, ma perché lo stesso non volle sottostare a quella clausola contrattuale che gli imponeva di non firmare la partitura. Totale è stata poi la sua stima per un compositore della statura di Johannes Brahms e per il direttore tedesco Wilhelm Furtwrangler.

La sua voce era quasi sempre fuori dal coro: nel 1988, dopo un'importantissima e costosissima produzione del "Don Carlo" di Verdi al Teatro Comunale di Bologna, non esitò a scrivere che il direttore coreano Myung-Whun Chung, gia' star internazionale, voluto dalla Deutsche Grammophone nel suo prestigioso catalogo discografico, avrebbe dovuto tornare a dirigere nel suo paese, perche' di quel grande affresco verdiano non aveva capito assolutamente nulla.

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