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Ex Ilva,la Procura di Taranto ordina lo spegnimento dellʼaltoforno 2: "Non è sicuro"

Il ministro Di Maio ha reso noto che il "governo sta interloquendo con la Procura e ha chiesto di sospendere il provvedimento"

L'altoforno 2 dell'ex Ilva non garantisce la sicurezza per gli operai e quindi deve essere fermato. La Procura di Taranto ha ordinato lo spegnimento dell'impianto nel quale morì Alessandro Morricella, l'operaio 35enne deceduto il 12 giugno 2015, quattro giorni dopo essere stato investito da una colata di ghisa. Secondo i magistrati, l'azienda non avrebbe rispettato tutti gli impegni presi per rendere più sicuro il luogo di lavoro.

La notizia dello spegnimento, insieme alla richiesta di cassa integrazione, preoccupa moltissimo le organizzazioni sindacali. Intanto, al tavolo romano con azienda e sindacati, il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, non è si è mostrato intenzionato a tornare indietro sull'abolizione dell'immunità penale degli amministratori dello stabilimento (eliminata con il decreto Crescita), sebbene l'azienda ne abbia richiesto la reintroduzione minacciando altrimenti la chiusura della fabbrica.

"Non esiste alcuna possibilità che torni", ha sottolineato Di Maio, assicurando che l'azienda non ha nulla da temere dal punto di vista legale "se dimostra buona fede continuando nell'attuazione del piano ambientale" e si è mostrato anche disponibile a "precisare questo concetto attraverso interpretazioni autentiche anche per norma".

Il vicepremier ha poi anche smentito le fonti di stampa che parlavano della presenza di una sorta di esimente penale in un accordo di modifica dell'intesa raggiunta lo scorso settembre. Al termine dell'incontro ha annunciato: "Continuiamo a lavorare, c'è ancora tanto da fare per i lavoratori e per Taranto".

Sindacati delusi - I sindacati però hanno lasciato il ministero fortemente delusi "perché il governo non ha ancora risolto la partita dello scudo penale - ha spiegato il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli - mentre l'azienda non ha dimostrato nessuna volontà di ritirare la cassa integrazione e non ha neanche sciolto il nodo se i lavoratori alla fine delle 13 settimane di Cig rientreranno tutti in azienda". Molto preoccupato si è mostrato anche il leader della Uilm, Rocco Palombella, secondo il quale "la cosa più grave è che il rientro al lavoro degli operai dopo le 13 settimane di Cig dipenderà dall'andamento del mercato". Sulla situazione non si è fatto alcun passo in avanti, visto che, "se non sappiamo come finisce la questione dell'immunità è tutto bloccato", ha concluso la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David annunciando che il tavolo è rinviato alla prossima settimana.

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