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Omicidio Fortuna Loffredo, Marianna Fabozzi in carcere a scontare la condanna definitiva

La Cassazione ha confermato i 10 anni di carcere. Ma per la ex compagna di Raimondo Caputo cʼè un nuovo processo in vista

I carabinieri hanno arrestato e portato in carcere Marianna Fabozzi, 35enne del Parco Verde di Caivano (Napoli), essendo diventata definitiva con la Cassazione la condanna a 10 anni di carcere inflitta alla donna per la morte della piccola Fortuna Loffredo, uccisa il 24 giugno 2014 dall'ex compagno della Fabozzi, Raimondo Caputo. La donna dovrà affrontare ad ottobre anche l'udienza preliminare per la morte misteriosa del figlio.

Marianna Fabozzi è accusata della morte del figlio di 4 anni Antonio, avvenuta un anno prima - il 28 aprile 2013 - di quella di Fortuna, ma nelle stesse circostanze; il piccolo cadde nel vuoto dalla finestra dell'abitazione al settimo piano della Fabozzi che ora risponde di omicidio volontario.

La piccola Fortuna Loffredo, vicina di casa della Fabozzi e amica del cuore di una delle sue figlie, morì dopo essere stata scaraventata dal sesto piano di una delle palazzine di Parco Verde da Caputo; questi aveva più volte abusato di Fortuna, ma anche delle figlie della Fabozzi. La Fabozzi è stata condannata per concorso nelle violenze sessuali su minore, ed era attualmente agli arresti domiciliari.

Caputo sconta l'ergastolo - "Il complesso probatorio costituito dalle dichiarazioni rese nell'incidente probatorio dalle minori risulta coerente e convergente" e sfocia in modo lineare nell'"inequivocabile colpevolezza" di Raimondo Caputo in relazione agli abusi sessuali e all'omicidio della piccola Fortuna Loffredo. Questo avevano scritto i giudici nelle motivazioni con le quali la terza sezione della Corte d'Assise d'Appello di Napoli aveva confermato la condanna all'ergastolo di Raimondo Caputo. Le minori a cui i giudici fanno riferimento sono le figlie di Marianna Fabozzi, che seppur tra mille difficoltà e intoppi iniziali avevano poi consegnato alla magistratura la devastante verità che ha scandito la drammatica infanzia di Chicca e di una delle tre bimbe che hanno poi testimoniato, pure lei vittima di abusi sessuali da parte di Caputo. Un racconto che i giudici definiscono caratterizzato da "sincerità e genuinità", a dispetto delle insinuazioni di inattendibilità pure mosse dai difensori dello stesso Caputo. Per la Corte emerge l'"inequivocabile colpevolezza dell'imputato" e la sua "personale insondabile malvagità".

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