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Corona: "Cercavano di mandarmi in carcere per diventare famosi"

"Sono stanco e ho paura, non per me ma per mio figlio", le parole durante la requisitoria

E' un Fabrizio Corona a tutto campo quello che oggi ha preso la parola nell'aula in cui si celebrava l'ultima fase del suo processo, appena prima che i magistrati si ritirassero in camera di consiglio per emettere la sentenza, per tentare un'ultima, disperata, difesa.
"Non voglio apparire arrogante ma quello che ho vissuto è la messa in scena dell'assurdo": così inizia la requisitoria dell'ex paparazzo dei vip. Un lungo e dettagliato j'accuse rivolto alla polizia e alla magistratura ("Metà questura si occupava abitualmente di me. Cercavano ogni pretesto per mandarmi dentro e avere un minuto di celebrità"), nel quale Corona si è definito vittima del sistema: "Ora ho paura, non per me ma per mio figlio, per mia mamma che è anziana e per la mia fidanzata". Quindi ha continuato citando il 'daimon' di Platone e ha fatto commuovere la compagna, Silvia Provvedi, definendola "unica e speciale" e un "amore vero". E, sui soldi: "Erano nascosti per paura del fisco, ma se avessi voluto farli sparire li avrei portati nei paradisi fiscali". Fabrizio Corona è stato condannato a un anno dal Tribunale di Milano.