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Bologna, neotrapiantato di rene muore in ospedale per legionella

Un 59enne, che aveva ricevuto gli organi il 7 settembre, pochi giorni dopo ha avuto un peggioramento delle sue condizioni fino alla morte il 1° ottobre. Informata la Procura della Repubblica

Bologna, neotrapiantato di rene muore in ospedale per legionella

Un uomo di 59 anni è morto all'ospedale Sant'Orsola di Bologna dopo aver contratto un'infezione da legionella. Il 7 settembre era stato sottoposto a trapianto renale doppio; il 23 settembre aveva avuto un peggioramento della funzione renale e respiratoria: gli accertamenti microbiologici sono risultati positivi al batterio Legionella Pneumoniae. Del decesso, il 1° ottobre, dà notizia lo stesso policlinico, che ha informato la Procura della Repubblica.

La vicendaIl paziente era stato inserito in lista di attesa da marzo 2016. Nel post operatorio è stato ricoverato nella Terapia intensiva Trapianti e il giorno dopo nella Terapia intensiva di Nefrologia. Il 23 settembre, per un peggioramento della funzione renale e respiratoria, era stato riportato nel primo reparto, per assistenza ventilatoria. Le indagini radiologiche erano compatibili con la sospetta diagnosi di polmonite bilaterale, mentre gli accertamenti microbiologici sono risultati positivi al batterio Legionella Pneumoniae. Il Sant'Orsola informa di aver attivo un programma di sorveglianza e controllo del rischio legionella e che l'ultimo campionamento non aveva segnalato problemi.

La posizione dell'ospedaleDopo la diagnosi, spiega il policlinico, era stata reimpostata la terapia antibiotica e inoltrata la notifica di malattia infettiva diffusiva al competente servizio di Igiene pubblica dell'Ausl e contestualmente il servizio di Igiene ospedaliera e prevenzione aveva attivato "gli opportuni approfondimenti del caso, tutt'ora in corso". All'interno del Sant'Orsola, viene precisato, "è attivo un programma sistematico di sorveglianza e controllo del rischio Legionella. Le reti di distribuzione dell'acqua calda sanitaria sono così dotate di un sistema di disinfezione a base di biossido di cloro, il cui livello viene controllato quotidianamente da una ditta esterna incaricata".

In particolare, al padiglione 15 in cui è collocata la Terapia intensiva Nefrologia e nel padiglione 5 della Terapia intensiva Trapianti "sono attivi due sistemi autonomi di disinfezione dell'acqua calda sanitaria con produzione e dosaggio automatico di biossido di cloro". L'ultimo campionamento microbiologico, spiega l'ospedale, "è stato effettuato, come previsto dal documento di valutazione dei rischi, il 17-18 luglio 2017 alla Terapia intensiva Nefrologia e il 12 settembre 2017 alla Terapia intensiva Trapianti, risultando in entrambi i casi conformi". Inoltre, "i lavandini delle stanze di degenza della Terapia intensiva Nefrologia e della Terapia intensiva Trapianti, presso cui è stato ricoverato il paziente, sono inoltre dotati di filtri antibatterici".

La direzione del Policlinico riferisce di aver incontrato i famigliari, esprimendo loro le condoglianze dell'ospedale e garantendo la massima disponibilità per contribuire a ricostruire, per quanto di propria competenza, le cause di quanto accaduto". Presumibilmente la Procura aprirà un fascicolo d'indagine.

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