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DirettaCanale 51

Scrittura creativa per ragazzi e insegnanti

il progetto di 826 Valencia a San Francisco

Ho scritto che tendo a identificare i progetti che visitiamo con la nazione in cui sono situati.
In questo caso farò un'eccezione.
Un po' perché non saprei se identificare il progetto di cui vado a scrivere come “report USA”, come “report California” o come “report San Francisco”.
Visto che il suo nome - 826 Valencia - mi piace molto di più di “Governo tibetano in esilio” o di “ Indigenuos Literacy Foundation”, lo utilizzerò direttamente.

Perciò: Report 826 Valencia.

Visitarlo ci ha creato un bel po' di problemi. Kait, la persona di contatto, ci ha dato una disponibilità molto ridotta: il pomeriggio del 13 dicembre. Dopodichè l'incontro avrebbe dovuto essere rinviato a data da destinarsi, ma non prima del 10 gennaio. 
Perciò siamo rientrati in tutta fretta a Sydney, abbiamo impacchettato la nostra moto e l'abbiamo spedita “al brucio”.
Nella fretta, avevamo trascurato un problema: per farle passare la dogana US, avremmo dovuto corredarla di un documento di accompagnamento che richiede tre settimane di lavorazione. Soluzioni alternative? Spedirla in Canadà. La cosa ci ha fatto tremare le vene dei polsi. Vancouver, la destinazione canadese più vicina, è a 2000 km da Frisco. Duemila km di gelo in British Columbia, stato di Washington e Oregon, prima di arrivare a un clima della California, un po' più confacente alla nostra attrezzatura “tropicale”. 
Ma, visto che era l'unica alternativa, ci siamo comprati calzettoni di ottima lana australiana e un paio di maglie in più (difficilissime da trovare a inizio estate) e abbiamo fatto di necessità virtù..

Con sofferenze che non è più il caso di raccontare, il 12 dicembre siamo arrivati a San Francisco attraversando il Golden Gate (pedaggio, difficile da pagare, 7,75 USD).
Abbiamo cercato un albergo economico in centro, con un rifugio sicuro per la moto.
Il luogo ideale (e il più economico che siamo riusciti a trovare) è il Red Coach Motel. Classico motel all'americana, piazzato a due isolati dalla City House, a tre da Market street e a una mezz'ora a piedi da Valencia. Perfetto!
L'unico problema, se volete, è quello di trovarsi sulla Polk, all'incrocio con Ellis street e Eddy street. Le vie dove risiede gran parte della comunità homeless di Frisco.

A poco meno di un quarto d'ora a piedi dalla sede delle compagnie più smart del pianeta, vive un'immensa comunità di senzacasa. In realtà lungo la Ellis e la Eddy, non ci sono solo le mense per i poveri, ma anche un notevole numero di quegli alberghi che, nell'immaginario cinematografico, sono frequentati da ricercati, ex pugili in rovina, eroinomani, assassini seriali, clandestini e depressi in cerca di un luogo adatto al suicidio. Hanno sempre tubi che gracchiano, tappezzeria strappata, scale antincendio adatte a fughe rocambolesche e la metropolitana che passa davanti alla finestra. Beh, qui a Frisco la metropolitana non passa davanti alla finestra. Se la volete, vi tocca andare a New York, dove il clima è molto peggio. Tutto questo per dire che, forse, alcuni homeless non passano la notte sulla strada, ma si rifugiano in quegli alberghi. In tutti casi, l'odore di urina che aleggia è difficile da sopportare. Ma basta salire due isolati verso l'alto - Pine street -  e da lì scendere fino a Marina Drive, per trovare i quartieri più chic d'America.

Bene. Noi siamo in pienissimo centro, in pieno “Tenderloin”, e siamo immersi in una situazione come questa. Il progetto che dobbiamo visitare è oltre Market street, in una zona conclamatamente degradata o, quantomeno, difficile. 
Visto che abbiamo il pomeriggio libero e che siamo a “walking distance”, ci facciamo un salto in incognito per vedere com'è. 
Frisco, come tutte le città d'America, sembra un foglio a quadretti. Strade verticali e orizzontali che si incrociano con regolarità geometrica. A Market street sembra che qualcuno abbia deciso di piegare il foglio. Perciò quadretti a nord della piega, hanno una direzione diversa da quella a sud. Attraversiamo Market street e scendiamo lungo Mission street. A parte il tratto in cui si passa vicino ai binari della ferrovia (perchè le ferrovie in città fanno sempre tanta tristezza?) è una via vivacissima. Case basse piuttosto mal tenute, vicoli che si perdono all'interno degli isolati e un'umanità quantomeno multietnica. Arabi, orientali, neri, ispanici e tutti gli incroci possibili. Nei minimarket puoi trovare di tutto. Gli unici gruppi etnici che sembrano mancare del tutto sono gli anglosassoni, gli italiani e i cinesi, che vivono nei loro quartieri. Si vede bene che, vivacità a parte, siamo ben sotto quello che viene considerato lo standard americano. Anzi, a momenti viene anche da chiedersi “se siamo in America”. Insegne dei negozi, prezzi e articoli in vendita fanno presumere che ci si trovi in qualche altro - strano - paese. Mission street è parallela a Valencia. Noi dobbiamo andare all'826 che è un bel po' in giù. Perciò camminiamo per una ventina di minuti verso sud e poi giriamo verso ovest. Valencia è solo un isolato più in là. Però si respira un'atmosfera diversa. L'atmosfera tipica dei quartieri “recuperati”. É piena di locali etno-chic, negozietti che vendono articoli “di design” (definizione che detesto...). I muri sono tappezzati di murales che stanno entrando nella storia dell'arte. 
Però, tutte le vie che stanno a est e a ovest, sono molto più simili a Mission street. 

Ci troviamo in un avamposto. 
Una testa di ponte colta, in un quartiere molto, molto popolare.
826 Valencia è in un basso edificio ottocentesco che originariamente doveva essere un magazzino. 
L'insegna recita semplicemente 826 Valencia, sormontato da una strana mappa. Un fronte sulla strada piuttosto angusto, dietro il quale si stende una catena di locali che si addentrano in un mondo misterioso. Siamo in incognito, perciò entriamo a dare un'occhiata. In vetrina spiccano strani articoli in vendita. 

Tricorni, uncini, bandiere pirata, barbe finte, creme per facce di bronzo, saponi per lavare bocche abituate al turpiloquio e chissà che altro. 826 Valencia è un negozio per “pirati in attività”. Immaginate di essere un idraulico: dove andate a fare acquisti per la vostra attività? Bene. Ora immaginate di essere (sognare di essere) un pirata: 826 Valencia è il posto che fa per voi. Se avessi avuto a portata di mano un negozio del genere a 7/8 anni, avrei mandato mio padre in rovina. C'è davvero di tutto e la cosa più piacevole è che tutto ciò che è in vendita non è una dozzinale imitazione, ma nasconde sempre qualcosa di destabilizzante. Qualcosa di creativo. 
Ci sono cofani del tesoro che non si aprono, periscopi, una micro sala cinematografica (solo 2 sedili) il cui schermo è un acquario dove nuota un solo pesce. Manuali di pirateria, mappe di chissà quali tesori, bende per pirati guerci, accessori e attrezzi di ogni genere.
Il bancone di vendita sembra uscito di peso da “l'isola del tesoro” e ti aspetti che a servirti sia personalmente Long John Silver, invece della sipatica ragazza che lo sostituisce.

Ci addentriamo nelle sale successive. 
La prima è una specie di aula.Ci sono tavoli, panche, sedili scompagnati, oblò che danno su fotografie di chissà dove. Segue una specie di ufficio, che è la sede di una piccola casa editrice...

Tutto è strano, stimolante e intelligente. Ti dà subito l'idea che sia molto più divertente passare qualche ora qui, piuttosto che fumare sigarette di nascosto in qualche vicolo e che dopo qualche ora qui, avrai molte più cose da raccontare.

Scopriamo piuttosto in fretta che il negozio di attrezzature per “pirati in attività” è solo un'esca. 
Un'esca colorata, vivace e invogliante. Insomma: un'esca ben fatta che serve a richiamare pesciolini fantasiosi.

Ora è bene cercare di capire che cosa sia tutto questo. 826 Valencia è stata fondata nel 2002 da uno scrittore, Dave Eggers e da una educatrice, Ninive Calegari.

A Frisco, dove 826 Valencia è nata, solo il 55% dei giovanissimi parla inglese come prima lingua. Etnicamente il restante per il 54% si dichiara ispanico o latino. Il 14% nero, africano o afro-americano. Il 12% si riconosce in due o più identificazioni. Il 9% si dichiara asiatico. Il 4% non sa come definirsi o preferisce non farlo. Il 3% si definisce caucasico e un altro 3% si sente di appartenere ad altre culture/etnie.

Il problema si evidenzia nelle valutazioni sulle performances degli studenti del 12° grado (i diciottenni). Su scala nazionale, solo il 25% degli studenti è considerato in grado di scrivere con proprietà in inglese ma in termini etnici il risultato (già piuttosto scarso) peggiora drasticamente. 
Solo il 10% degli studenti neri o ispanici raggiunge il livello richiesto.

Però il problema è ben percepito dalla società adulta: il 90% degli impiegati e l'80% degli operai considera che una buona capacità di scrittura sia determinante per il successo professionale.
Con il pragmatismo che li contraddistingue, gli americani hanno voluto la controprova:
le “blue chip company” sono costrette a spendere 3,1 milardi di dollari in “writing training” ogni anno. 
E' evidente che una cattiva comunicazione scritta crea un sacco di problemi...

Volete un punto di vista meno speculativo?
Eccolo: la capacità di espressione (che consiste sia nello scrivere che nel leggere appropriatamente) contribuisce alla migliore riuscita scolastica, migliora la salute mentale e fisica e, di conseguenza, riduce il livello di abbandono scolastico e “sociale”.

Insomma, molti degli homeless di Ellis street non sarebbero stati “espulsi” (o non sarebbero stati costretti a rirtirarsi) dalla società.
 
Ovviamente potete tranquillamente aggiungere che la cultura riduce oppressione, razzismo e sessismo, che sono gli inquinanti più pericolosi della società.

Vediamo perciò come 826 Valencia intende contribuire alla soluzione di questi problemi.

Essendo Americani, hanno una buona dimestichezza con alcuni strumenti che, mi richiamo alla mia lunga esperienza di pubblicitario, in Italia hanno scarsa diffusione e ancora più scarsa comprensione.

Cominciamo con la “mission”.

“826 Valencia è una organizzazione no-profit dedicata a sostenere studenti con meno risorse, dai sei ai diciotto anni, nelle loro capacità di scrittura creativa ed espositiva e ad aiutare gli insegnanti a ispirare i loro studenti a scrivere. I (nostri) servizi sono strutturati in base alla comprensione che grandi progressi nell'apprendimento possono avvenire con attenzione individuale e che solide capacità di scrittura sono fondamentali per il successo futuro”.

Attenzione individuale e successo futuro: roba da “americani”.
Se volete essere scetticamente europei, potreste anche dire che la dichiarazione è (quasi) autoritaria: “solide capacità di scrittura sono fondamentali per il successo” . Ma dovete fare una riflessione: prima di tutto per gli americani una statistica è una statistica. E' un dato che, un po' per l'autorevolezza degli enti che se ne occupano, un po' per cultura, viene considerato oggettivo. Il secondo punto è che “successo” significa trovare il proprio posto nella società.

Cominciamo a parlare del successo, che chiarisco con una citazione da fonte autorevole: la Carnegie Corporation.
 
"senza capacità di scrittura, i giovani saranno seriamente svantaggiati nel perseguire con successo una qualche forma di istruzione superiore e ottenere un lavoro che paga un salario di sussistenza".

La cosa può sembrare banale, ma non dimentichiamo che il lavoro di 826 Valencia è rivolto a minoranze etniche (che rischiano di diventare maggioranze). In pratica, 826, lavora per inserire nella società americana le minoranze etniche a pari livello salariale, tramite lo sviluppo della capacità di comunicazione. 

Ma proseguiamo nell'analisi.
826 Valencia affronta una problematica che anche dalle nostre parti sta diventando importante grazie all'attenzione individuale: un ragazzo, un mentore.

“826 Valencia è una organizzazione dedicata a sostenere studenti nelle loro capacità di scrittura creativa ed espositiva e ad aiutare gli insegnanti a ispirare i loro studenti a scrivere”.

In questa parte non si parla di insegnamento ma di “ispirazione”. 
826 Valencia non è, e non vuole essere, una scuola. Non sommistra programmi preconfezionati, non dà voti, non ha classi, non ha insegnanti. 

Non vuole essere una scuola perchè i ragazzi a scuola ci vanno già, e i loro risultati sono scarsi. Non ha programmi perchè tutto si basa su un rapporto dialettico. Non ha insegnanti ma “ispiratori”. Non dà voti, ma premia con la considerazione, l'autopercezione, la pubblicazione dei lavori. Non pesa ma diverte.

Dopo la “mission” ci deve essere la “vision”.

“Colmare il divario di rendimento scolastico per i giovani sottoserviti nella Bay Area, fornire gli strumenti e le risorse necessarie per il successo a scuola e oltre, connettere gli adulti che si prendono cura di giovani che necessitano di sostegno individualizzato e fare in modo che il percorso per college e carriera sia facilitato. Con questo in mente, offriamo una gamma di programmi, tutti gratuiti, per studenti, aule e scuole nella Bay Area. 
Il nostro approccio consente agli studenti di padroneggiare il processo di scrittura e rafforza la loro capacità di esprimersi chiaramente e con la propria voce.
Rendendo divertente la scrittura, demistificando il processo e creando splendidi libri, riviste e giornali che onorano il loro lavoro, possiamo ispirare i giovani a acquisire competenze critiche e scrivere con fiducia.”

E qui arrivo al punto. 
Solo a San Francisco (sono stati aperti negli anni altri 6 “chapter”a Los Angeles, Chicago, Detroit, Boston e Washington D.C.) ogni anno sono coivolti quasi 7000 ragazzi dai 6 ai 18 anni con la collaborazione di oltre 1500 volontari.
Si, perchè i “docenti” (termine che uso fra virgolette perché non ne ho trovato uno più calzante) sono tutti volontari e lavorano gratis.
La disponibilità minima richiesta è di un'ora alla settimana. Ovviamente lo skill deve essere adeguato. Il reclutamento viene fatto fra pensionati la cui precedente attività era quella di giornalisti, scrittori, pubblicisti, insegnanti ed esperti di materie letterarie. Oppure fra studenti universitari e giovani professionisti della scrittura. Ma questo non basta.Una grande professionalità non garantisce la capacità di creare un buon rapporto umano (che qui è fondamentale). 
Perciò non basta la disponibilità a “fare qualcosa” nel tempo libero, occorre anche molta professionalità.
Un'altra stranezza da “americani”: la buona volontà forse grantisce il paradiso ma non garantisce risultati.

Permettetemi di ripetete il dato: solo a Frisco stiamo parlando di quasi 7000 ragazzi e oltre 1500 volontari.
Immaginate organizzare, in base alle reciproche necessità, un numero cosi grande di persone che non sono spinte da vantaggio economico ne da obbligo scolastico.
Ho paura che, in paesi che non nomino, un tentativo in questo senso si disintegrerebbe in poche settimane. 
Quanti incontri salterebbero perchè “ho un impegno più importante” o solo perchè non è possibile nessuna rappresaglia istituzionale? 

Beh, Kait, che non conosce il resto del mondo (come la maggioranza degli americani) si limita a comunicarci che lo staff organizzativo conta qualche decina di persone specializzate (!) e che il lavoro metodologico e motivazionale è molto intenso.
Ci sono premi e incoraggiamento per tutti. I migliori lavori dei ragazzi vengono pubblicati, presentati ai concorsi letterari, sostenuti e premiati premiando implicitamente il lavoro degli insegnanti. Per loro poi, c'è il premio per l'insegnante del mese o dell'anno. 
Per avere un'idea del lavoro organizzativo che c'è dietro al negozio per “pirati in attività” mi sono studiato e tradotto tutti i testi (beh, quasi tutti) del sito di 826 Valencia.

Dalla “mission” in giù, tutto è puntigliosamente approfondito e regolamentato. Nulla è lasciato al caso o al sentire del momento. 

826 Valencia è nato nel 2002 e in 15 anni ha avuto modo di accumulare esperienza sulle proprie attività e di farne tesoro. 
Ogni mese vengono tenuti incontri per stabilire obiettivi comuni, condividere le migliori esperienze e discutere lo sviluppo programmatico, la gestione dei volontari e l'inclusione delle diversità. Ogni anno viene organizzato un incontro di tre giorni rivolto agli staff dell intera rete dei 7 centri, per lo sviluppo professionale e la collaborazione. 
826 Valencia provvede a fornire agli educatori lezioni di qualità sulla scrittura e formare un curriculum che consenta loro di mantenere gli studenti coinvolti e impegnati nello scrivere.
Vengono anche pubblicati numerosi “resource books”.

Ci sono anche corsi per coloro che, partendo da questa esperienza, volessero creare altri chapter, come per coloro che ne sono già coinvolti.

C'è un team “valutazione e sviluppo” che si occupa di sviluppare i programmi per studenti, volontari e genitori e raccoglie e interpreta i dati delle “best practices” e studia nuovi metodi pedagocici.

C'è un database nazionale che traccia tutte le informazioni su donatori, volontari e studenti. Il sistema è integrato e aggiornato inglobando sia i dati sui programmi che quelli sul fundraising.

Per ottenere questi risultati, il 20% dei fondi raccolti sono indirizzati alle spese di programmazione e “capacity building”.

Ecco perchè 826 Valencia è un successo. Perchè nessun aspetto è stato lasciato al caso. Ed ecco anche perché raccoglie fondi senza difficoltà: perchè c'è la garanzia che tutto viene fatto nel modo migliore possibile. 

Metro di questo successo sono i 6 chapter disseminati per gli Stati Uniti. Sono nati da un'idea vincente ma non sono ingabbiati in schemi troppo stretti o ripetitivi.

A New York (dove non amano imitare le idee californiane) hanno aperto un negozio per Supereroi. A los Angeles (dove non amano imitare le idee di Frisco) hanno aperto un negozio per Viaggiatori nel tempo.

Nei gironi di chiusura sulla porta spicca il cartello “oggi siamo chiusi, tornate ieri”.

Stojan Around the World - capitolo 5: 826 Valencia, USA

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