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Torino, delitto Bruno Caccia: ergastolo per il mandante Rocco Schirripa

Il procuratore ucciso dalla ʼndrangheta perché incorruttibile. Per lʼomicidio è stato già condannato il mandante Domenico Belfiore

Rocco Schirripa è stato condannato all'ergastolo come esecutore materiale dell'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, assassinato dalla 'ndrangheta nel 1983 a Torino. Lo ha deciso la Corte d'Assise di Milano al termine del processo (ripartito "da zero" dopo un vizio formale) a carico del 64enne ex panettiere, arrestato nel dicembre 2015 a oltre 30 anni di distanza dai fatti.

Giustizia per Bruno Caccia, il procuratore ucciso dalla ʼndrangheta nel 1983

Tra le immagini, foto d'archivio di Bruno Caccia e scatti recenti che ritraggono l'esecutore dell'omicidio (Rocco Schirripa) durante il processo che lo ha condannato all'ergastolo.

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Per l'omicidio è stato già condannato in via definitiva come mandante Domenico Belfiore, dell'omonimo clan. Ad accusare Schirripa è stato il pentito Domenico Agresta che testimoniando al processo milanese, a marzo, aveva affermato che esponenti della famiglia di 'ndrangheta Belfiore "entrarono nel suo ufficio per convincerlo ad aggiustare processi e indagini, ma lui gli urlò addosso e gli sbatté la porta in faccia" e loro "lo uccisero proprio per la rabbia di essere stati cacciati così, lo uccisero perché era inavvicinabile e incorruttibile".

Rispondendo alle domande del pm della Dda di Milano Marcello Tatangelo, davanti alla Corte d'Assise, Agresta ha confermato quanto già detto a verbale nei mesi scorsi, ossia di aver saputo in carcere che ad ammazzare Caccia furono Rocco Schirripa e Francesco D'Onofrio, ex militante di Prima Linea, ritenuto vicino alla 'ndrangheta e da poco indagato anche lui come esecutore dell'omicidio. I due assieme, secondo Agresta, "hanno commesso tanti omicidi".

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