quanto vale il suo impero e verso dove va

Addio a Valentino, l'Imperatore che ha legato l'Haute Couture all'immagine di Roma

La Maison vale 6 miliardi ma ha chiuso il 2024 in rosso. Mentre Roma prova a riconquistare il suo ruolo di palcoscenico mondiale dell'haute couture

di Giuliana Grimaldi
20 Gen 2026 - 17:12
 © IPA

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Se Giorgio Armani era il re della moda italiana, Valentino Garavani ne era l'imperatore. Non del fashion portabile e intriso di quotidiano, ma di quello alto e con un po' di inflessione francese. La sua scomparsa, avvenuta il 19 gennaio 2026 all'età di 93 anni, chiude un'era per la couture mondiale e lascia un vuoto nel cuore dell'haute couture romana, un ecosistema composto da numerosi brand di lusso che nei palazzi nobiliari della Capitale hanno per decenni intrecciato il business con il sogno e portato l'eleganza tricolore in tutto il mondo.

Un impero sì, ma in difficoltà

 La Maison Valentino è controllata da Mayhoola for Investments, fondo sovrano del Qatar che dal 2012 detiene il 70% delle quote. Nel 2023 è entrato in gioco Kering, il gruppo francese proprietario di Gucci, che ha rilevato il 30%. Oggi però l'impero lasciato da Valentino attraversa una fase delicata.

Nel 2024 la Maison di piazza Mignanelli ha chiuso con una perdita di circa 78 milioni di euro, colpita dalla frenata degli acquisti in Cina e in Europa che ha investito l'intero settore del lusso. Una crisi che ha spinto Qatar e Francia a rinviare i loro piani: l'opzione che avrebbe permesso a Kering di rilevare il restante 70% della società entro il 2028 con una valutazione complessiva di 5,6 miliardi di euro, è stata posticipata al 2029.

La storia finanziaria di Valentino racconta le montagne russe del mercato luxury. Quando Valentino Garavani vendette la sua azienda nel 1998 per 540 miliardi di lire (circa 280 milioni di euro), nessuno poteva immaginare che il valore sarebbe esploso fino ai 5,3 miliardi pagati dal fondo Permira nel 2007, per poi crollare a "soli" 700 milioni nel 2012, quando il Qatar acquistò l'intera società. Un'operazione che per Mayhoola, si è rivelata un successo: in poco più di dieci anni il valore è moltiplicato per otto.

Nel frattempo, il patrimonio personale di Valentino Garavani è cresciuto fino a circa 1,5 miliardi di euro, derivante non solo dalla vendita del 1998, ma anche da royalties, diritti d'immagine e licenze stimati vicino ai 950 milioni. A questo si aggiunge un portafoglio immobiliare di lusso tra Roma, Parigi, New York, Londra e Svizzera - incluso l'iconico castello di Wideville - valutato circa 350 milioni di euro, e una collezione d'arte e beni di pregio da 200 milioni.

Moda, Valentino: tutti i look della sfilata a Piazza di Spagna

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© IPA  | "The Beginning" | Valentino Haute Couture 2022-2023
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Il Sistema Roma: i brand nei palazzi della Dolce Vita

 L'eredità di Valentino non si misura solo nei miliardi della sua Maison, ma nel modello che ha contributo a creare: il "Sistema Roma", un ecosistema fatto di tante imprese dell'Alta Moda che ha reso la Capitale il tempio mondiale della Haute Couture. Un sistema che vive e respira tra Piazza di Spagna e Via Condotti, nei saloni dei palazzi nobiliari dove l'artigianato puro si trasforma in arte indossabile.

Accanto a Valentino, altri giganti: Fendi, che dal Palazzo della Civiltà Italiana genera volumi miliardari, e Bulgari, dominatore dell'alta gioielleria. Ma la vera forza del Sistema Roma risiede nella rete capillare di nomi storici che negli anni hanno mantenuto vivo il "saper fare" artigiano: le Sorelle Fontana, Gattinoni, Roberto Capucci, Emilio Schuberth, Renato Balestra, Fausto Sarli e André Laug. Accanto ai grandi nomi storici, realtà contemporanee come Giada Curti e Gaetano Aloisio continuano la tradizione. Negli anni sono state decine le Maison e gli atelier che, raccolti attorno all'Imperatore Valentino, hanno costruito un modello economico unico al mondo. E adesso che Roma non è più il cuore pulsante indiscusso dell'haute couture come negli anni della Dolce Vita, ma sta faticosamente provando a riconquistare centralità attraverso nuove iniziative - come il "Rome Fashion Show" e "Roma Couture", oltre al ritorno di "Dolce&Gabbana Alta Moda" lo scorso luglio dopo 12 anni di assenza - la scomparsa di Valentino segna la fine di un'epoca irripetibile.

Quanto vale l'Haute Couture

  A livello globale, il mercato dell'haute couture vale tra i 5 e i 15 miliardi di euro secondo diverse stime, rappresentando appena l'1-2% del mercato totale del lusso. Il sistema moda italiano nel suo complesso genera un fatturato di circa 100 miliardi di euro annui, ma è impossibile quantificare con precisione quanto del totale italiano sia attribuibile esclusivamente all'alta moda. I dati aggregati non distinguono tra prêt-à-porter, accessori, profumi e couture.

Quello che è certo, però, è che l'haute couture non si misura solo in fatturato diretto: il suo valore sta altrove. È lo strumento di marketing più potente del lusso: costruisce l'identità del brand, alimenta il desiderio per borse e profumi che rappresentano il vero business, popola i red carpet dei grandi eventi internazionali del cinema, traducendosi in milioni di euro di visibilità. Un abito haute couture può costare da 50mila a oltre 300mila euro - richiede centinaia di ore di lavoro artigianale, tessuti pregiati e tecniche tramandate da generazioni - ma quando una star lo indossa a Hollywood, non si vende solo quel pezzo unico: si crea un immaginario che spinge migliaia di clienti ad acquistare accessori e prêt-à-porter. L'haute couture è il sogno che finanzia la realtà.

Roma vs Milano vs Parigi: tre imperi, tre filosofie

  Il modello economico codificato da Valentino distingue nettamente Roma dalle altre capitali della moda. Milano è la capitale del prêt-à-porter, basata su velocità, logistica e volumi: dove si produce in serie per la distribuzione globale. Parigi rappresenta il potere politico-finanziario del lusso, regolamentato da normative rigide e dominato dai colossi come Lvmh e Kering.

Roma, invece, ha sempre incarnato il "Lusso Esperienziale", dove non si vende solo un prodotto, ma l'accesso a un immaginario fatto di Dolce Vita, scalinate come quella celebre di Trinità dei Monti, saloni affrescati di palazzi cinquecenteschi. Valentino ha trasformato questa unicità culturale e architettonica in un modello economico: i margini di profitto dell'alta moda sono superiori proprio grazie all'irriproducibilità dell'esperienza che la accompagna. E proprio di recente annunciato con il nuovo direttore creativo Alessandro Michele di voler rinforzare quel legame con la Città Eterna, rinunciando alle passerelle parigine in favore proprio di quelle romane.