Non c'è ancora un sì definitivo ai patti prematrimoniali, ma la giurisprudenza sta ammettendo sempre più come validi gli accordi fatti da una coppia prima di pronunciare il fatidico "Sì". Negli Stati Uniti, in Francia o in Germania, per una coppia sposata disciplinare (e contrattualizzare) la sorte dei loro propri beni in caso di separazione o di divorzio è la norma. In Italia, invece, le possibilità di stipulare un patto prematrimoniale sono limitate.
Come funziona in Italia
Nel nostro Paese, infatti, non esiste una legge ad hoc che permetta di delimitare il perimetro preciso entro cui una coppia intenzionata a convolare a nozze possa muoversi per assicurarsi di non avere sorprese riguardo i propri beni nel caso in cui il matrimonio finisca. Soprattutto a partire dagli anni 2000, però, la Cassazione ha spianato la strada a questo tipo di accordi, anche se non è ancora arrivata al riconoscimento di un patto vero e proprio, sul modello Usa. Fondamentale, in questo percorso di apertura, la tappa segnata dall’ordinanza 20415 del 21 luglio 2025, con la quale la Corte Suprema si era espressa dichiarando valido un accordo, fatto prima di arrivare all'altare, con il quale il marito aveva promesso alla futura moglie che le avrebbe reso i soldi da lei investiti nella ristrutturazione della casa di proprietà dell'uomo. Con questa ordinanza, la Cassazione ha quindi ritenuto ammissibile i patti con oggetto la specifica previsione di una singola posizione (e non dell'intero patrimonio familiare).
I regolamenti Ue
Alla giurisprudenza italiana, si è aggiunta anche quella comunitaria: nel 2016 l'Unione europea aveva emanato due specifici regolamenti, il 1.103 e il 1.104, che disciplinano anche questo aspetto delle unioni registrate. La prima permette che l'accordo, che si può occupare sia dell'organizzazione del regime patrimoniale che della regolazione del suo scioglimento, venga concluso prima del matrimonio; la seconda, invece, fa spesso riferimento agli accordi tra i futuri sposi ammettendo la possibilità che si pattuisca, in via preventiva, come gestire il patrimonio dei due.
Cosa è ammissibile...
Sono ritenuti ammissibili, per esempio, gli accordi che precisano a quale dei due coniugi appartiene un determinato bene, oppure quelli per stabilire che qualcosa acquistato da entrambi appartiene, di conseguenza, a entrambi. Si può poi, stabilire come dividere le spese di acquisto di un immobile, assumere obbligazioni patrimoniali volontarie oppure ancora disciplinare la gestione delle spese del nucleo familiare.
...E cosa no
Quello che non si può fare, invece, è rinunciare preventivamente all'assegno di mantenimento o all'affidamento condiviso dei figli, così come non è possibile stabilire prima del matrimonio l'entità dell'eventuale assistenza da assicurare al coniuge in caso di divorzio, né prevedere compensazioni economiche per il coniuge che lascia il lavoro per accudire i figli. Il tutto, per evitare che una delle due parti venga fortemente penalizzata a livello economico.
A cosa servono i patti prematrimoniali
A livello internazionale, nello specifico, questi accordi possono essere utilizzati per raggiungere due diversi scopi. Il primo (quello che, a oggi, non è perseguibile in Italia) vuole disciplinare in maniera completa la suddivisione dell’intero patrimonio della famiglia e tutte le posizioni patrimoniali post divorzio, mentre il secondo obiettivo è quello di disciplinare un rapporto patrimoniale specifico o una situazione particolare. In Italia, invece, non c'è una legge d hoc: anzi, fino a pochi anni fa questi patti non erano ritenuti validi, perché contrari a diverse norme sullo status coniugale e sui diritti e doveri nel matrimonio.
