La cura non va in vacanza: migliaia di caregiver rinunciano alle ferie per assistere i propri familiari
L'allarme di Carer ETS: "La cura non è un fatto privato, servono tutele strutturali contro l'isolamento"
di Jessica Anostini© Istockphoto
Agosto, mese di vacanze, di leggerezza, di tempi lenti per riprendere fiato. Per milioni di italiani è il periodo del sollievo, inteso come un sollevarsi dalle responsabilità tipiche degli altri mesi dell’anno.
Esiste però un altro lato della medaglia che riguarda una platea di persone sempre più ampia per la quale agosto assomiglia di più a un aggravio, una corsa a ostacoli. Parliamo dei caregiver, persone che assistono in modo continuativo un individuo non autosufficiente, malato o con disabilità. Quasi sempre familiari stretti che si fanno carico dei propri cari gestendo l’assistenza nelle necessità di vita quotidiana, nella burocrazia, e nel rapporto con servizi spesso ancora carenti.
I caregiver sono sempre di più
Sono sempre di più ci dice l’Istat: oltre 12 milioni in Italia secondo un recente studio sulle reti di solidarietà. Tra difficoltà nel trovare sostituzioni, carenza di servizi e senso di colpa, il periodo estivo per molti di loro è uno dei più difficili. E spesso l’unica scelta che rimane è quella di rinunciare o rimodulare i propri tempi, anche le proprie ferie, per garantire la giusta continuità assistenziale ai propri familiari.
Secondo le stime elaborate da Ederlink, azienda che si occupa di ricerca e gestione di caregiver, sarebbero circa 380mila gli italiani che rinunciano alle ferie per assistere un familiare anziano. E nel momento in cui questi ultimi si assentano il bisogno di sostituzioni temporanee cresce vertiginosamente in tutto il Paese, toccando punte del 50% in più rispetto a un mese medio. Ma il picco si scontra inesorabilmente con una disponibilità di professionisti ridotta al minimo, portando di conseguenza, i tempi per trovare una alternativa compatibile a dilatarsi dal 30 al 60% in più, trasformando una semplice pianificazione estiva in una impresa spesso titanica e faticosa.
Per le famiglie scatta quindi una corsa contro il tempo che spesso sfocia nell’ansia di dover affidare un genitore anziano a uno sconosciuto, spingendole così a rinunciare alle vacanze pur di garantire le cure al proprio familiare.
La vita personale passa in secondo piano
Agosto è solo il mese in cui tutte queste problematiche emergono con maggiore incisività ma, in realtà, il carico emotivo e organizzativo che grava sui caregiver e in generale sull’intera famiglia è enorme, tanto che, riporta Ederlink, l’89% di chi assiste un familiare non autosufficiente è costretto a rinunciare in gran parte alla propria vita personale.
"Troppo spesso supplisce alla carenza di servizi"
Lo conferma Loredana Ligabue, segretaria nazionale di Carer ETS, ente del terzo settore nato per tutelare e promuovere i diritti, la dignità e il benessere dei caregiver familiari.
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Loredana Ligabue
"È un impegno che si assume per ragioni affettive e che purtroppo, per l’intensità e la durata della cura richiesta, incide pesantemente sulla vita personale, lavorativa ed economica di chi si prende cura. Il caregiver, ancora non adeguatamente riconosciuto nel ruolo difficile e usurante che ricopre, troppo spesso supplisce alle carenze dei servizi. Ma la cura non è un fatto meramente privato: occorre riconoscerne la dimensione pubblica e strutturale".
Diventare caregiver è spesso un passaggio improvviso e inaspettato. Qual è il primo sentimento o la prima necessità che emerge? E quali le criticità?
"Il primo sentimento è quasi sempre lo spaesamento: ci si trova improvvisamente a dover gestire una situazione complessa senza strumenti, informazioni o preparazione. La necessità immediata è capire “da dove iniziare”: quali servizi attivare, quali diritti esistono, come organizzare la quotidianità. Le criticità principali riguardano la solitudine decisionale, la frammentazione dei servizi, la mancanza di sollievo e la difficoltà di conciliare cura e lavoro. Molti caregiver vivono un senso di responsabilità totale che può trasformarsi in stress, ansia e sovraccarico emotivo. Il supporto precoce è decisivo per evitare il crollo psicofisico".
Nel periodo estivo, come sabbiamo visto, le difficoltà aumentano. Quali strumenti servono per mitigare la carenza di strutture e personale?
"In estate la rete dei servizi si assottiglia: chiusure, riduzioni di orario, personale limitato e minore disponibilità di servizi sanitari e assistenza domiciliare rendono la cura più gravosa. I caregiver si trovano spesso senza punti di riferimento, mentre i bisogni della persona assistita restano invariati. Per mitigare l’impatto servono piani di continuità assistenziale, servizi di sollievo programmati, potenziamento dell’assistenza domiciliare e sportelli territoriali attivi anche nei mesi estivi e nell’affrontare le emergenze. Quest’anno poi, il perdurare dell’emergenza caldo sta rendendo tutto più difficile: dal controllare l’idratazione, a garantire una adeguata alimentazione, al gestire le conseguenze del permanere al chiuso della persona assistita, al crescere degli effetti dell’isolamento “forzato” sullo stesso caregiver".
La maggioranza dei caregiver, ci dicono i dati, sono donne. Quali sono gli strumenti mirati che possono sostenerle?
"Le donne caregiver vivono un doppio carico: cura familiare e responsabilità lavorative, spesso con ricadute sul percorso professionale e sul reddito. Servono strumenti mirati come flessibilità lavorativa reale, congedi più accessibili, supporto psicologico, formazione specifica e servizi di sollievo programmati nonché politiche tese a favorire il riequilibrio tra i generi nel sostenere il carico di cura. I servizi territoriali, i gruppi di auto mutuo aiuto, l’aiuto di prossimità e vicinato i percorsi di empowerment, il riconoscimento sociale del ruolo svolto e azioni di sostegno anche attraverso il welfare aziendale, possono contribuire ad aumentare la capacitazione di chi si prende cura, ridurre il senso di solitudine e favorire la partecipazione sociale e lavorativa".
Purtroppo spesso un caregiver arriva a decidere di lasciare il lavoro per assistere a tempo pieno il proprio familiare. Ma quali sono le tutele per un lavoratore in questa situazione?
"Le tutele oggi includono permessi retribuiti, congedi straordinari, forme di lavoro agile, ma sono ancora insufficienti rispetto alla complessità della cura. La giurisprudenza europea richiama il principio degli “accomodamenti ragionevoli”, strumenti che mirano a permettere al lavoratore caregiver di non essere penalizzato. È necessario rafforzare le misure contro la discriminazione indiretta, ampliare le possibilità di conciliazione, garantire ove necessario supporti economici. Un caregiver che lascia il lavoro, infatti, perde reddito, carriera e autonomia: le tutele devono prevenire questo impoverimento e riconoscere il valore sociale della cura".
