cortocircuito della vita adulta

Millennial vs boomer: chi sta davvero meglio? Il paradosso della salute

La nuova indagine sulla longevità ribalta alcune convinzioni sulle due generazioni: la prevenzione è desiderata dai più giovani, ma non sempre sostenibile

26 Set 2026 - 07:00
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La generazione che parla più di benessere non è necessariamente quella che riesce a prendersene più cura. È uno dei paradossi che emerge dal confronto tra millennial e boomer sulla salute e sull'invecchiamento. Secondo un'indagine realizzata da Elma Research per Fondazione Onda Ets, l'80% delle persone tra i 30 e i 45 anni ritiene che sia necessario costruire già entro i 40 anni le basi per invecchiare bene. Tra gli over 65 la percentuale scende al 55%. Eppure, nell'ultimo anno, proprio i millennial dichiarano di aver dedicato meno continuità ad alimentazione, movimento, sonno, allenamento mentale e soprattutto prevenzione e screening.

 

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Perché la prevenzione resta indietro?

 Il problema non sembra essere soltanto la mancanza di informazioni. La ricerca, che ha coinvolto mille persone, di cui 360 millennial tra i 30 e i 45 anni e 640 boomer tra i 65 e i 75, ha evidenziato come il 65% degli intervistati tra i 30 e i 45 anni indica proprio costi, mancanza di tempo e stress mentale tra gli ostacoli principali alla costruzione di uno stile di vita più attento alla salute. È il classico cortocircuito della vita adulta: si sa che bisognerebbe dormire meglio, mangiare bene, fare attività fisica e sottoporsi ai controlli, ma tra lavoro, famiglia e impegni quotidiani trovare uno spazio concreto per farlo diventa complicato. La prevenzione, insomma, è desiderata ma non sempre sostenibile.

I boomer guardano al futuro con maggiore serenità

 Il confronto diventa ancora più interessante quando si osserva il benessere percepito. I boomer presentano una maggiore diffusione di condizioni croniche, ma dichiarano livelli più elevati di soddisfazione per alcuni aspetti della propria vita, tra cui salute mentale, autonomia e possibilità di continuare a fare ciò che desiderano. Per questa generazione stare bene significa soprattutto mantenere indipendenza e capacità di progettare il futuro. Tra i millennial, invece, assumono maggiore importanza dimensioni come equilibrio emotivo, gestione dello stress e qualità del sonno.

Secondo l'indagine, sette boomer su dieci continuano a occuparsi della casa e dei propri familiari, confermando il ruolo che questa generazione mantiene all'interno delle famiglie e delle comunità. La longevità, in questo senso, non coincide soltanto con il numero di anni vissuti, significa anche poter continuare a essere autonomi, partecipare alla vita familiare e mantenere una progettualità personale.

Il medico resta centrale

 Anche il modo di informarsi sulla salute racconta la distanza tra generazioni. Il medico rimane il principale punto di riferimento, ma tra i millennial acquistano maggiore spazio web e social, indicati dal 34% contro il 17% dei boomer. Cresce anche l'attenzione verso il benessere psicologico e il ruolo dello psicologo. Secondo i dati citati nell'indagine, nel 2024 circa un italiano su tre si è rivolto a questa figura professionale, mentre tra il 2018 e il 2024 i consulti sono aumentati del 62%.

Il messaggio che arriva dal confronto tra le due generazioni è meno semplice di quanto potrebbe sembrare. I millennial hanno interiorizzato prima il concetto di prevenzione, ma devono fare i conti con una quotidianità che lascia poco spazio alle buone intenzioni. I boomer, pur convivendo più spesso con patologie croniche, mostrano invece una maggiore propensione a preservare autonomia e attività. Per questo, secondo Fondazione Onda, non basta continuare a informare: servono strumenti che rendano le scelte salutari realmente praticabili, attraverso servizi accessibili, maggiore flessibilità e interventi capaci di intercettare le diverse esigenze generazionali.

Vivere più a lungo non basta

 C'è infine un dato che riassume bene il cambio di prospettiva: per entrambe le generazioni, il semplice obiettivo di vivere più a lungo è indicato soltanto dal 16%. La questione, quindi, non è soltanto aggiungere anni alla vita, ma arrivare a quegli anni conservando autonomia, salute fisica e benessere psicologico. Qui che il confronto tra millennial e boomer diventa più interessante: la longevità non è un traguardo uguale per tutti. Cambiano le paure, le priorità e persino il modo di immaginare il futuro, ma la sfida della prevenzione resta la stessa: riuscire a trasformare ciò che sappiamo in qualcosa che facciamo davvero.

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