Gen Z e il grande paradosso: cresciuta con la parità di genere ma vuole l'uomo che decide
Un sondaggio internazionale rivela un paradosso: tra i giovani cresciuti con il linguaggio della parità e dell'autodeterminazione, c'è chi crede ancora che la moglie debba obbedire al marito
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Abbiamo sempre visto la generazione Z come la più progressista: quella impegnata a difendere le identità fluide, a promuovere battaglie sociali su TikTok, a partecipare a manifestazioni per il clima e a difendere la parità di genere. Eppure sembra vivere una contraddizione sorprendente quando si parla di relazioni e ruoli tra uomini e donne. Secondo una vasta indagine internazionale realizzata da Ipsos insieme al Global Institute for Women's Leadership del King’s College London, quasi un ragazzo su tre tra i più giovani ritiene che, nel matrimonio, una moglie dovrebbe obbedire al marito. Dato ancora più significativo: il 33% dei giovani uomini pensa che, nelle decisioni familiari più importanti, l'ultima parola dovrebbe spettare comunque all'uomo.
Un passo indietro rispetto ai baby boomer
Il sondaggio, condotto su oltre 23mila persone sopra i 16 anni in 29 Paesi, racconta un quadro che sembra ribaltare lo stereotipo della generazione più progressista di sempre. Il confronto con le generazioni precedenti rende il dato ancora più sorprendente. Tra gli uomini della generazione dei baby boomer, solo il 13% concorda con l'idea che la moglie debba obbedire al marito. Anche tra le donne il divario è evidente: il 18% delle ragazze della Gen Z si dice d'accordo con questa affermazione, contro appena il 6% delle donne baby boomer.
Secondo l'indagine il 24% dei giovani uomini pensa che le donne non dovrebbero apparire "troppo indipendenti"; il 21% ritiene che una "vera donna" non dovrebbe prendere l'iniziativa nei rapporti sessuali. Eppure, e qui emerge l'ambivalenza, il 41% degli uomini della Gen Z afferma di trovare più attraenti le donne con una carriera di successo. Tradizione e modernità sembrano convivere nello stesso immaginario.
Una delle chiavi di lettura riguarda il contesto in cui questi giovani sono cresciuti. La Gen Z si affaccia all'età adulta in un periodo segnato da crisi quasi permanenti: precarietà economica, difficoltà nel mercato del lavoro, emergenza climatica, instabilità geopolitica. In un mondo percepito come instabile, i modelli tradizionali possono apparire rassicuranti. Le strutture familiari più rigide con ruoli definiti e gerarchie chiare offrono una narrazione semplice in un tempo che spesso sembra tutto fuorché semplice. Molti sociologi leggono proprio così questa apparente nostalgia: non tanto un vero desiderio di tornare al passato, quanto il bisogno di orientarsi in una realtà confusa.
L'influenza dei social e delle nuove mascolinità online
C'è poi un altro elemento decisivo: l'ecosistema digitale in cui questa generazione è cresciuta. Sui social circolano sempre più contenuti che promettono di spiegare cosa significhi essere un "vero uomo": podcast motivazionali, community legate alla cosiddetta cultura red pill, influencer che parlano di uomini alpha e dinamiche di potere nelle relazioni. Sono narrazioni spesso molto semplici, costruite su regole nette e identità rigide. Proprio per questo risultano particolarmente seducenti per chi si sente disorientato. Negli ultimi anni si parla sempre più spesso anche di male loneliness epidemic, la crescente solitudine maschile. Molti giovani uomini raccontano difficoltà nel costruire relazioni affettive stabili e nel capire quale sia oggi il loro ruolo.
Il cambiamento delle donne e la crisi del modello provider
Nel frattempo il ruolo femminile è cambiato profondamente. Sempre più ragazze puntano prima di tutto all’indipendenza economica e personale, mettendo al centro la realizzazione individuale. Per decenni agli uomini è stato insegnato che il loro valore stava soprattutto nel ruolo di provider, cioè di principale sostegno economico della famiglia. Quando quel modello perde centralità, molti ragazzi si trovano senza una bussola culturale.
Il ritorno romantico (e ambiguo) delle trad wives
A complicare il quadro c’è anche un trend diventato virale sui social: quello delle trad wives, abbreviazione di Traditional wives. Creator che raccontano una vita domestica molto tradizionale fatta di cucina, casa perfetta e dedizione alla famiglia. Il paradosso è evidente: molte di queste influencer costruiscono proprio online la propria indipendenza economica, mentre promuovono un modello in cui altre donne dovrebbero rinunciarvi. Il messaggio non è necessariamente conservatore in sé, scegliere una vita domestica può essere una decisione libera, ma diventa problematico quando viene presentato come l’unico modello autentico di femminilità.
Una generazione tirata in due direzioni
Alla fine questi dati raccontano soprattutto una contraddizione che la Gen Z vive: cresciuta con il linguaggio dell'uguaglianza, del consenso e dell'autodeterminazione, vive dentro un presente instabile, attraversato da narrazioni online che spesso semplificano i rapporti tra uomini e donne. Il risultato è una generazione che sembra oscillare tra più libertà e più nostalgia, tra modelli relazionali nuovi e vecchie gerarchie.
