La radio "risorge" tra Gen Z e Alpha: un giovane su 4 la ascolta regolarmente
I fedelissimi di questo medium sono in crescita, anche grazie all'ascolto via smartphone. Spicca la fascia pre-serale
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La radio non è un media (solo) da boomer: tra i giovani, infatti, è viva e vegeta. Anche grazie alle nuove tecnologie. A rivelarlo, in occasione del World Radio Day 2026, sono i dati della seconda edizione dell'Osservatorio "Giovani e Media" di Skuola.net, che ha coinvolto un campione di 1.500 ragazze e ragazzi tra i 9 e i 24 anni. I diretti interessati smentiscono decisamente il (presunto) declino del mezzo di comunicazione più longevo: la radio sembra vivere, infatti, una seconda giovinezza che fidelizza anche i nativi digitali, visto che il 25% di loro la ascolta "molto frequentemente".
In più, oltre alle "onde", oggi ci sono anche i bit a trasportare in primis la musica e, a traino, l'infotainment. Principalmente la mattina, andando a scuola o all'università, oppure nella seconda parte della giornata, accompagnando il ritorno a casa o i compiti pomeridiani.
Il boom dei "fedelissimi": la rivincita della diretta
Come anticipato, ben il 25% del campione intervistato ascolta la radio di frequente, il 20% solo occasionalmente e circa il 55% mai o quasi. Percentuali che certificano un vero e proprio balzo in avanti nelle abitudini quotidiane: rispetto a una rilevazione simile effettuata nel 2022, la quota di "ascoltatori abituali" è infatti più che raddoppiata (allora era ferma al 12%). Non si tratta, inoltre, di un ascolto distratto od occasionale: all'interno di questo zoccolo duro, la maggioranza (58%) si sintonizza sulle frequenze preferite praticamente tutti i giorni: la radio, insomma, è tornata a essere un appuntamento fisso.
La radio si fa "smart" e "liquida"
La radio, quindi, torna protagonista tra i giovani. Ma - ed è questo l'elemento di novità - lo fa cambiando pelle e adattandosi ai ritmi di Gen Z e Alpha. Se l'ascolto tradizionale "in auto o sui mezzi" rimane maggioritario (preferito da circa 6 su 10), esplode la fruizione "liquida" e digitale. Raddoppia, infatti, l'ascolto tramite smartphone e tablet, mentre si è in giro: passando dal 7% al 14% come modalità preferita. Cosicché canzoni e parole escono dall'abitacolo ed entrano in tasca sotto forma di App.
Cambia radicalmente anche l'approccio: per i ragazzi la radio è la compagna ideale del multitasking: il 66% degli intervistati dichiara di ascoltarla "mentre fa altre cose", confermando la sua capacità unica di accompagnare lo studio, lo sport o il relax senza richiedere l'attenzione visiva pretesa dai social. Solo l'11% si dedica all'ascolto esclusivo e concentrato.
Gli orari radiofonici delle nuove generazioni
Quando si accende la radio, soprattutto? La fascia del mattino presto (6:00-9:00) resta la regina indiscussa, intercettando il 36% degli ascolti, probabilmente nel tragitto casa-scuola o casa-lavoro. Tuttavia, il dato più interessante è il boom della fascia pre-serale (18:00-21:00): qui gli ascolti balzano al 22%, quasi raddoppiando rispetto a quanto registrato quattro anni fa. La radio diventa, così, la colonna sonora anche del rientro a casa o del momento di relax prima di cena, sottraendo tempo ad altri "schermi".
Meno playlist, più infotainment
Ma, a questo punto, una domanda sorge spontanea, specie se al centro dell’analisi ci sono i più giovani: perché affezionarsi alla radio se esistono le playlist infinite e personalizzate di Spotify? La risposta è nel "fattore umano". Perché, sebbene la musica resti il traino principale, si nota un calo delle emittenti fatte di sole canzoni (preferite dal 54% dei giovani, contro il 65% del 2022). Guadagna terreno, invece, l'Infotainment: cresce nettamente (dal 15% al 20%) la preferenza per il mix di musica, talk, notizie e intrattenimento. Segnalando come sempre più giovani cerchino connessione, opinioni e voci in diretta.
A livello di emittenti, vincono le radio nazionali generaliste (scelte dal 49%), capaci di aggregare grandi community e proporre più generi. Ma si evidenzia una crescita di interesse per le radio nazionali "verticali" (che passano solo un genere specifico), che salgono al 14%.
Streaming e Podcast non "pensionano" il loro antenato
Questa rinascita della radio tradizionale (in veste digitale) avviene in un contesto in cui lo streaming audio sembra aver raggiunto un punto di saturazione. Le piattaforme come Spotify restano centrali, ma l'utilizzo quotidiano è ormai stabile: tra un'indagine e l’altra il dato è rimasto attorno al 60% degli intervistati. A fare da ponte tra i due mondi, però, sono arrivati i podcast. Che nell'ultimo quadriennio sono riusciti a ritagliarsi una quota consistente di pubblico anche nelle nuove generazioni: la percentuale di chi non ne ascolta mai si riduce dal 43% al 39%. Anche se, visto il clamore generato in questi anni dal format, ci si aspettava qualcosa di meglio. Comunque il segno di una lenta ma costante penetrazione culturale. Che, però, per il momento può far dormire sonni tranquilli alla cara e vecchia (ma non troppo) radio.
