le parole dei "giovani"

"Sei proprio di poliestere", la nuova offesa per cui non sapevi di doverti arrabbiare

La Gen Z paragona qualcuno o qualcosa alla fibra sintetica più usata al mondo per stigmatizzarne la mancanza di autenticità. Uno stile di vita "in poliestere" indica una vita di plastica, da prendere in giro ovviamente in primis sui social

06 Set 2026 - 07:00
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 © Istockphoto

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Non è un gran periodo per il poliestere. Prima ha perso le palestre, con il grande ritorno dei capi che lasciano intravedere il sudore e che fanno sentire un po' Rocky e un po' la Baby di Dirty Dancing. Poi è diventato l'epitome di qualcosa di finto per un'intera generazione o forse due, se decidiamo di scorporare Gen Z e Gen Alpha. D'altra parte la fibra sintetica più usata al mondo deriva direttamente da quella plastica da sempre associata a tutto ciò che non è autentico, a ciò che viene percepito come falso. Forse il suo declino filtrato in primis attraverso gli occhi di TikTok era inevitabile.

Chi ha montato l'Uomo Ragno

  La discesa agli inferi del poliestere per assurdo è iniziata con un insospettabile giustiziere mascherato, che ne ha segnato le sorti quantomeno online: Spider-Man. Sono stati infatti i video montati grossolanamente sul web dell'Uomo Ragno ad aver sdoganato inizialmente l'uso del termine con un' accezione negativa. "Poliestere" infatti indicava proprio quel pacchiano stile di montaggio, che alternava scene dei film a rapide sequenze in cui luci rapide e frenetiche creavano qualcosa di confuso e soprattutto palesemente artefatto.  

Da lì, quasi per osmosi, ogni contenuto che presentava quelle medesime caratteristiche ha finito per venire etichettato come "poliestere", quasi fosse sempre più un sinonimo di artificioso. Il termine ha poi perso definitivamente la sua connotazione di nicchia quando lo streamer americano LowTierGod si è guadagnato il soprannome di "Principe del Poliestere" dopo aver venduto merchandising interamente in quel materiale. Una mossa di marketing che aveva finito per certificare agli occhi della community la sua dimensione di creator "finto" e quindi poco rispettabile nel suo ambiente.

L'ultimo stadio di un percorso

  La spirale innescata online a quel punto ha fatto presto a propagarsi anche fuori dalla rete, coniando un nuovo caposaldo dello slang dei più giovani. Si tratta in fondo dell'ultimo stadio di una catena iniziata decenni fa. Possiamo tranquillamente dire che tutte le generazioni adottino nel tempo un proprio termine per indicare qualcosa di falso. Il nuovo insulto in fondo non indica nulla di nuovo o inedito: I boomer avevano "plastica". La Generazione X aveva "venduto". I Millennials avevano "basico". La Generazione Z ha scelto "poliestere". Una decisione non banale, che si inserisce all'interno di un quadro più ampio, se consideriamo il fastidio crescente che questi stessi giovanissimi provano per le microplastiche e per il fast-fashion tout court che usa certi materiali.

Osservando poi il dizionario dei giovanissimi si percepisce quanto questi ultimi guardino con sempre più fastidio a tutto ciò che è percepito come finto: "poliestere" arriva dopo  lo sdoganamento di termini come "Slop", "Maschio performativo" o "Industry Plant". Tutte espressioni che indicano con disgusto qualcosa che è ben lontano dall'essere autentico. La sensazione in conclusione è che anche la generazione cresciuta a pane e influencer non stia più bene dentro quel vestito che il mondo aveva assemblato per lei, usando probabilmente un qualche derivato del poliestere.

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