Snitchare, ghostare, droppare: come parla oggi la GenZ? Ecco una mini guida per restare al passo...coi tempi
La prima generazione di nativi digitali cresciuti con i social network ha un modo tutto suo di comunicare. E alcuni dei nuovi slang costringono i cosiddetti "boomer" a dover studiare
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Nata sui social, in primis sulle piattaforme del gaming come Twitch ma anche su TikTok e Instagram, la Gen Z, prima generazione di nativi digitali cresciuti con i social network ha un modo tutto suo di comunicare. Si arricchisce sempre più la lista di nuovi termini intraducibili alle orecchie di che è nato parecchi anni prima ma che hanno significati ben precisi - spesso ironici - che andrebbero conosciuti per comprenderle meglio i più giovani.
Questa generazione utilizza un linguaggio che ha molto a che fare con l'inglese, poi viene adattato nel contesto del gioco e poi semi-tradotto. Non solo, però, è anche frutto della fantasia di chi per primo lo conia. Tutto il resto lo fanno i social con la condivisione di meme e post.
La Gen Z è subito pronta ad aggiornare il proprio vocabolario?
Sono almeno una ventina i neologismi scovati nei trend dei social più battuti e ascoltati nelle chiacchiere fatte tra adolescenti. 'Amio' - contrazione di amore mio - e 'boomer' (espressione utilizzata per prendere in giro i cinquanta-settantenni), sono solo alcune delle parole contenute nella lista degli slang adottati dalla Gen Z.
Terminologia social: ecco l'elenco completo
Blastare: dall’inglese 'to blast' distruggere. Nello slang si usa per indicare una vittoria "schiacciante" sull’avversario, che sia in un gioco o in una discussione nei commenti sui social. Blessare: da 'to bless', benedire, è un termine utilizzato quando c’è stato un avvenimento positivo, ad esempio, "che bless questa giornata". Droppare: dall’inglese 'to drop', cadere/rilasciare; questo termine è usato dai cantanti statunitensi quando rilasciano un nuovo singolo.
Chillare: dall’inglese ‘to chill’, rilassarsi, mantiene il suo significato anche nello slang. Cursare: dal verbo 'to curse'. Viene usato quando c’è stato un avvenimento negativo, ad esempio 'questa cosa mi ha cursato' ma anche per indicare oggetti che portano sfortuna. Cringiare: dal verbo 'to cringe', si usa per descrivere qualcosa di imbarazzante o fastidioso, tale da suscitare disagio negli altri, per esempio 'ho cringiato la battuta'. Flexare: dall’inglese 'to flex', sfoggiare, vuol dire vantarsi/sfoggiare un abbigliamento alla moda oppure abilità (corrispettivo di ostentare italiano).
Friendzonare: dall'inglese 'friend' e 'zone' amicizia e zona. Nello slang indica il relegare un pretendente innamorato a un rapporto di semplice amicizia. Ghostare: dall’inglese 'ghost', fantasma, indica il dileguarsi da una situazione o da una conversazione. Shippare: dall’inglese 'to ship', sostenere, si usa per sostenere una relazione tra due persone. Snitchare: dall'inglese 'to snitch', fare la spia, mantiene il significato nello slang. Triggerare: dall’inglese 'to trigger', innescare; nello slang si usa per indicare un qualcosa che provoca una reazione negativa molto forte, un fastidio estremo come la rabbia. Infine, "Fare aura": aumentare il proprio fascino, il carisma o il rispetto che si trasmette agli altri. Delulu: si tratta di una parola che significa delirante" o 'fuori dalla realtà', usata per descrivere chi si abbandona a fantasie irrealizzabili o a forti illusioni.
Non solo slang, conta anche come si usano i social
Nel 1997 in Giappone veniva creato il primo set di emoji, ossia le faccine che ormai siamo abituati a utilizzare sulle App di messaggistica e sui social network. Con il trascorrere del tempo, queste ultime si sono moltiplicate e molte di esse hanno assunto significati diversi a seconda dell'età di chi le usa e di chi le legge.
Le 10 emoji da non usare per non sembrare "vecchi"
Successivamente, l'emoji degli occhi inteso come se fosse uno sguardo circospetto, in realtà per la gen Z indica massima attenzione. Tendenzialmente quando si è pronti ad ascoltare una notizia o un gossip. "Prendere la tristezza con spirito", questo modo di dire viene segnalato dall'emoji della faccina con la lacrima e un timido sorriso, il celebre "Mai 'na gioia". La cosa curiosa è che per anni - e da molte persone ancora oggi - è stata usata come simbolo di disperazione, ma per ora pare che sia segno di una risata talmente intensa da far venire le lacrime. Ci sono, infine, una serie di emoji all'apparenza innocue ma che assumono accezione negativa, indice di un atteggiamento "passivo aggressivo". Ne sono esempio: le due faccine sorridenti, quella a bocca aperta e chiusa e quella con la mano con il pollice in su.
TikTok, Instagram e BeReal: 7 cose che solo la gen Z fa
Si passa, poi, a quello che potremmo definire un vero e proprio viaggio nei linguaggi segreti dei giovanissimi (e che gli adulti fanno ancora fatica a capire). Una cosa che gli adulti spesso non capiscono è quanto la gen Z sia attenta a chi vede cosa. Su Instagram, per esempio, è sempre più comune usare le 'close friends' per storie che vede solo chi le posta e pochi strettissimi altri. Avere un account finto dove postare contenuti casuali, sfoghi, meme, soprattuto poi avere un profilo cosiddetto "pulito" e pubblico e uno secondario più "reale" destinato agli amici più stretti. Insomma, per un adulto abituato a Facebook, dove ciò che si posta è tendenzialmente destinato a tutti, questa divisione appare bizzarra o addirittura sospetta. La realtà, invece, è che si tratta di un modo per proteggersi. Perché? Perché puoi risultare professionale sul profilo principale e vulnerabile o più "leggero" nelle close friends.
