Le maglie da calcio stanno conquistando la moda (soprattutto quelle meno banali)
Le uniformi da calcio sono ormai diventati dei capi di streetwear. Il fenomeno non interessa solo le divise dei top club: su internet una maglia del Venezia o della Fiorentina può valere più di una del Real Madrid
di Manuel SantangeloChe le maglie da calcio si fossero ormai affrancate dal campo, diventando capi di streetwear a tutti gli effetti, lo abbiamo capito da tempo. Quando il rapper statunitense Travis Scott venne arrestato con addosso l'uniforme della Juventus di Antonio "Zucchina" Chimenti, in quella stagione riserva dell'inamovibile Gigi Buffon, capimmo tuttavia che avevamo passato il segno. Avevamo compiuto il cosiddetto "salto dello squalo" e non si sarebbe più tornati indietro. Da allora abbiamo visto un po' di tutto: popstar inglesi con indosso la divisa del Palermo e influencer cremonesi che sfoggiavano orgogliose il giallo del Borussia Dortmund. Restando alla musica, fece abbastanza ridere l'equivoco che portò una girl band coreana simbolo del K-Pop a presentarsi in Texas con indosso le maglie dei Rangers Glasgow della stagione 1996/97. Le STAYC avevano puntato su quel look per accattivarsi le simpatie del pubblico dell'area di Dallas, dove si sarebbe tenuto il concerto, ma qualcuno aveva fatto un pasticcio confondendo le divise della squadra scozzese con quella dei quasi omonimi Texas Rangers, franchigia militante nella MLB (la lega americana di baseball).
Esagerazioni e fai da te
Questi crossover anche un po' grotteschi non sono casuali. Le stesse squadre di calcio cercano di rendere la propria maglia potenzialmente interessante per chiunque, persino per chi ignora la storia di quei colori che porta addosso. Ecco quindi che c'è chi esagera, come gli svedesi del Göteborg, che indosseranno quindici diversi kit per le gare in casa di questa stagione. O chi si ritrova a produrre da sé le proprie divise, per necessità o per calcolo economico: si pensi al St. Pauli o al Lecce fino all'anno scorso.
Attacchi d'arte con moderazione
Il brand italiano Macron ha compreso il potenziale delle uniformi come capi di moda, al punto da decidere di presentare le sue nuove maglie per la stagione con una vera e propria esposizione artistica in un museo. Anche se spesso va detto che a colpire l'utente sono soprattutto quelle maglie capaci di mantenere un fascino "vintage", scevro da troppi vezzi artistici. L'innovazione è tendenzialmente apprezzata quando non snatura il prodotto, che rischierebbe altrimenti di venire rigettato sia dagli appassionati (che lo considererebbero senza identità) sia dai "casual" (che trovano quasi sempre certe sperimentazioni troppo estreme per la vita di tutti i giorni).
Non è un caso che il Como, al suo primo grande ballo in Champions League, abbia puntato su una divisa classica ed elegante, perfetta per spiccare nelle nobili notti europee. "Volevo che questa maglia trasmettesse un senso di familiarità, come se fosse sempre appartenuta al Como", ha spiegato a GQ il designer che ha progettato la divisa Rhuigi Villaseñor. "Il colletto a polo e le righe sottili in tono su tono richiamano un'epoca in cui le maglie da calcio avevano una certa eleganza e solennità, ma le proporzioni e i dettagli la riportano decisamente nel presente. Rispetta le origini del club, vestendolo al contempo per il futuro". Questo è il mantra di tutti, rispettare il passato con un occhio al futuro, consci che ormai qualunque maglia potrebbe avere potenziale commerciale.
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Il caso Fiorentina
A confermare quest'ultimo assunto arriva anche la classifica delle maglie più ricercate in questa estate: una graduatoria in cui non si incontrano i soliti top club, che vengono soppiantati a sorpresa da chi ha magari dalla sua qualche caratteristica unica. Si pensi in questo senso all'iconico viola della Fiorentina. Una colorazione unica che rende la maglia dei gigliati la seconda per crescita nelle ricerche per la stagione 2026/27. E pensare che quella tonalità nacque, secondo la leggenda, quasi per caso, quando alcune lavandaie andarono a sciacquare i panni in Arno, scolorendo le maglie dei calciatori della neonata squadra, precedentemente bianche e rosse. Una storia talmente radicata nell'immaginario comune da aver portato decenni dopo l'attore e tifoso fiorentino Leonardo Pieraccioni a pubblicizzare un famoso acchiappacolori.
I grandi classici di Roma e Inter
Prima in assoluto in questa particolare classifica è sempre un po' a sorpresa la Roma, confermando indirettamente come anche in tempi di vacche magre il nostro calcio riesca quantomeno a spiccare per stile. Le due divise dei giallorossi quest'anno richiamano le virtù romane e mantengono il sempre necessario legame con la tradizione presentando due diversi stemmi societari storici. Un'altra società italiana che può vantare una sostanziale crescita di curiosità sul web grazie al proprio outfit è poi l'Inter, che ha recuperato popolarità dopo i poco fortunati esperimenti delle ultime stagioni. La maglia di questa stagione appare meno audace ma più classica, presentando richiami diretti ai kit più emblematici della storia della Beneamata. La prima divisa in particolare rende omaggio alla storica maglia del 1998, con strisce verticali larghe valorizzate dalla combinazione di colori "black" e "Lyon Blue".
In Premier anche le piccole fanno le cose in grande
Riaprire i libri di storia e creare un ponte tra passato e futuro funziona a tutte le latitudini, anche nel campionato più bello del mondo. La Premier League è rappresentata in classifica dalla medio-alta borghesia del campionato inglese (Aston Villa, Bournemouth, Crystal Palace, Everton) ma pure dalle neopromosse Coventry City, Ipswich Town e Hull City. Tutte e tre le rientranti in Premiership hanno entusiasmato gli appassionati con maglie molto fedeli alla loro tradizione. Le "Tigers" di Hull in particolare nel loro kit casalingo hanno rievocato la gloriosa stagione 1978-79, ripescando anche il logo con le lettere HCAFC che mancava sul petto dei giocatori da quasi mezzo secolo.
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Il Celta Vigo coinvolge pure Madonna
Pure in Spagna hanno compreso quale fosse la strada da seguire, al punto che la Liga è arrivata a confermare una felice iniziativa brevettata quest'anno: più giornate dedicate alle maglie vintage. Il Celta Vigo, che nella solita classifica occupa un onorevole decimo posto, qualche mese fa contattò addirittura Madonna per chiederle indietro l'iconica maglia numero cinque che la popstar indossò durante il leggendario concerto tenutosi allo stadio Balaídos nel 1990. La cantante de La Isla Bonita rispose facendo sapere che la camiseta appartenuta al ruvido stopper Rodolfo era ancora ben custodita in uno dei suoi bauli, ma non sappiamo se alla fine l'abbia mai restituita ai galiziani. Poco importava in fondo, considerando che la mossa serviva probabilmente più a pubblicizzare il marchio Celta fuori dal nord della Spagna. Impresa riuscita, a giudicare dal boom di ricerche su internet connesso alla maglia.
Trasformare il buzz in vantaggi concreti
In classifica troviamo davvero di tutto, tra certezze come il Venezia (che da anni fa parlare con le sue maglie) a un contingente francese piuttosto eterogeneo formato da Lille, Rennes e Strasburgo. Anche se, effettivamente, bisogna poi saper trasformare l'hype costruito su internet in effettive entrate. Il Barcellona non è certo un esempio di società virtuosa per tanti aspetti ma sa senza dubbio valorizzare il proprio marchio: secondo un rapporto Uefa, infatti, nelle ultime stagioni i blaugrana sarebbero stati capaci di incassare in tutto 277 milioni di euro solo dalle maglie e dal merchandising, una cifra quattro volte superiore a quella di Milan, Juventus e Inter. Le tre grandi italiane paradossalmente o crescono meno della concorrenza o sono addirittura in calo, creando una sperequazione che non fa bene a nessuno e che non può essere liquidata dando la colpa solo alla storica proliferazione di falsi nella nostra Penisola.
