IL PROFILO

Ilia Malinin, il "dio del quadruplo" che ha visto sfumare (da favorito) la medaglia a Milano-Cortina

Per fare il tifo per lui si sono scomodati anche Novak Djokovic e Simone Biles

14 Feb 2026 - 10:49
 © Ansa

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Ilia Malinin, il superfavorito nel pattinaggio di figura maschile alle Olimpiadi di Milano-Cortina, i suoi primi Giochi, ha visto sfumare venerdì sera l'oro olimpico in un Forum di Assago tutto esaurito per la finale della prova individuale. Sugli spalti della Milano Ice Skating Arena a fare il tifo per lui c'era anche la ginnasta Simone Biles, sua connazionale, undici medaglie olimpiche in carriera, di cui sette d’oro. Per lui si è scomodato anche Novak Djokovic, sulle gradinate per la finale a squadre.

Ma, in quella che doveva essere la notte della sua consacrazione, due cadute nei salti e un'esibizione segnata dalla tensione hanno compromesso irrimediabilmente il punteggio, rivelando l'umanità del grande campione. Niente podio e un amaro ottavo posto per la leggenda statunitense del pattinaggio artistico, che aveva un margine sugli avversari tale da non avere dubbi sull'oro. Il "dio dei quadrupli" ha lasciato il ghiaccio in lacrime. A trionfare è stato il kazako Mikhail Shaidorov, mentre argento e bronzo sono andati al Giappone, con Yuma Kagiyama e Shun Sato.

Le origini di Malinin

 La stella del pattinaggio statunitense, classe 2004, è cresciuto in Virginia e ha iniziato a pattinare all'età di sei anni. I suoi genitori sono stati pattinatori olimpici: hanno rappresentato l'Uzbekistan a Nagano, in Giappone, nel 1998, classificandosi ottava e sesto nelle gare a cui hanno preso parte.

Mamma Tatiana Malinina e papà Roman Skorniakov, emigrati in Uzbekistan dall’Unione Sovietica, per poi trasferirsi negli Stati Uniti, sono anche i suoi allenatori. Ma tutta la famiglia è devota al pattinaggio: anche la sorella Liza pratica questo sport e il nonno materno, Valery Malinin, ha rappresentato l'Unione Sovietica prima di diventare allenatore a Novosibirsk, in Russia. "Un giorno, se ci saranno le condizioni, mi piacerebbe visitarla", ha detto, parlando della terra dei genitori, il giovane pattinatore, che si esprime fluentemente in russo solo in famiglia.

Il "dio dei quadrupli"

Il "dio dei quadrupli" Malinin è stato soprannominato "Quad Gold", il "dio dei quadrupli", per la sua capacità di saltare quattro quadrupli in un solo programma. È anche il primo e l'unico al mondo ad aver eseguito con successo il quadruplo Axel, il salto più difficile nel pattinaggio, in una gara ufficiale, quattro anni fa a soli 17 anni, riscrivendo le leggi della fisica. Quattro giri e mezzo, sollevato a 80 centimetri da terra. A Milano Cortina aveva già incantato il pubblico domenica scorsa con un oro nella gara a squadre. Nell'esibizione aveva impressionato la giuria e gli spettatori con un salto mortale all'indietro su un solo piede, una mossa vietata dal regolamento negli ultimi 50 anni, perché considerata troppo pericolosa.

Nessuno portava sul ghiaccio il "backflip" dal 1998 a Nagano, dopo l'azzardo della francese Surya Bonaly, che scontò questa scelta con una penalità. Il bando era scattato nel 1976, quando Terry Kubicka eseguì il salto: per evitare qualsiasi rischio, l'International Skating Union decise di vietarlo, anche se negli anni alcuni pattinatori, come Bonaly, hanno riprovato a eseguirlo, ottenendo delle penalità. Poi, la revoca del divieto nel 2024. 

I salti nel programma

 Il giovane biondo, dallo stile tecnico spettacolare, è stato campione del mondo per tre stagioni consecutive (2024, 2025 e 2026), stabilendo più volte il record mondiale di punteggio totale per i suoi programmi, carichi di sei o sette quadrupli, spesso con combinazioni difficili e un alto livello di pulizia. C'erano sette quadrupli anche nel programma libero che venerdì sera doveva consegnarlo alla leggenda: nell’ordine, Flip, Axel, Lutz e Loop consecutivi, un capogiro di rotazioni. E ancora, Lutz in combinazione con Euler e triplo Flip, Toeloop combinato con un triplo Toeloop, Salchow più triplo Axel.

"La pressione ti travolge"

 "Mi sono allenato per tutti questi anni, ci sono arrivato, è passato tutto così in fretta", ha detto il pattinatore, dopo la finale, quasi sotto shock per la sua prestazione. "Non ho avuto il tempo di elaborare. La pressione delle Olimpiadi ti travolge", ha aggiunto il candidato senza rivali per l'oro olimpico. "La gente dice che c'è una maledizione olimpica, che il favorito per la medaglia d'oro pattinerà sempre male ai Giochi: ed è quello che succede", ha sottolineato. 

"La pressione è incredibile. Non è facile, ma sono comunque orgoglioso di essere riuscito ad arrivare al traguardo. È quasi come se non fossi consapevole di dove mi trovassi nel programma. Di solito ho più tempo e una maggiore percezione di come stanno le cose - ha concluso - ma questa volta è passato tutto così in fretta. Mi sentivo bene e poi tutto mi è sfuggito di mano".

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