Oltre il podio: l’oro di Francesca Lollobrigida e la forza silenziosa delle mamme atlete
Dietro quella medaglia c’è una narrazione che parla di maternità, di corpi che cambiano, di tempo sottratto e riconquistato. E c'è un messaggio condiviso da altre donne sportive: la maternità non è incompatibile con la carriera agonistica
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Quando Francesca Lollobrigida taglia il traguardo e si prende l’oro, la scena è quella che lo sport conosce bene: bandiera sulle spalle, emozione trattenuta a fatica, un inno che risuona come consacrazione. Ma dietro quella medaglia, stavolta, c’è qualcosa che va oltre la cronaca sportiva. C’è una storia che parla di maternità, di corpi che cambiano, di tempo sottratto e riconquistato. C’è la storia di una mamma atleta. Lollobrigida non è solo una campionessa del ghiaccio: è una donna che è tornata a competere ai massimi livelli dopo essere diventata madre, smentendo con i fatti uno dei pregiudizi più resistenti dello sport di alto livello. Demolendo così l’idea (mai dichiarata apertamente ma spesso praticata) che la maternità rappresenti una parentesi incompatibile con la carriera agonistica, se non addirittura il suo punto finale.
Una vittoria simbolica - Il suo oro diventa così un messaggio. Non perché sia “straordinario” che una madre vinca, ma perché lo sport continua a considerarlo tale. A differenza dei colleghi uomini, per i quali la paternità non è quasi mai una variabile narrativa, le atlete madri devono ancora dimostrare che il rientro è possibile, che il corpo può tornare competitivo, che l’ambizione non si spegne con una gravidanza. Una vittoria che è la dimostrazione che il ritorno non è un miracolo individuale, ma il risultato di competenza, lavoro, strutture e determinazione.
Non solo Lollobrigida - La storia recente dello sport è già attraversata da madri che hanno riscritto le regole senza proclami. Serena Williams è tornata a vincere Slam dopo una gravidanza complicata, rimettendo al centro il tema della salute materna nello sport d’élite; Allyson Felix ha trasformato la sua esperienza di madre in una battaglia per i diritti contrattuali delle atlete; Paula Radcliffe ha corso maratone con un passeggino prima di tornare competitiva; nel ciclismo, nel rugby, nello sci e nell’atletica sempre più donne hanno dimostrato che la maternità non è una fine, ma una fase. Non casi isolati, ma segnali di un cambiamento che però resta fragile, spesso affidato alla forza individuale più che a un sistema davvero inclusivo. Anche in Italia le mamme atlete hanno aperto strade che oggi sembrano più visibili, ma non ancora scontate. Valentina Vezzali ha continuato a vincere e a salire sul podio mondiale dopo la maternità, ridefinendo l’idea stessa di longevità sportiva nella scherma; Elisa Di Francisca è tornata alle competizioni internazionali dopo la nascita della figlia, rivendicando il diritto a non essere “un’eccezione”; nel ciclismo, Elisa Longo Borghini ha ripreso a correre e a vincere dopo essere diventata madre, dimostrando che anche negli sport di resistenza il rientro è possibile. Percorsi diversi, discipline diverse, ma un filo comune: il rifiuto di considerare la maternità come una parentesi incompatibile con l’alto livello.
Un nuovo codice - Negli ultimi anni qualcosa sta cambiando. Sempre più campionesse (dall’atletica al tennis, dal ciclismo allo sci) hanno rimesso in discussione tempi, modelli e linguaggi dello sport professionistico. Hanno chiesto tutele contrattuali, ranking protetti, supporto medico adeguato. Ma soprattutto hanno imposto un nuovo immaginario: quello di atlete che non separano identità sportiva e personale, che non scelgono tra carriera e maternità, ma pretendono di tenere insieme entrambe. Raccontare le mamme atlete non significa indulgere nel sentimentalismo. Significa riconoscere che lo sport, ancora oggi, è uno dei luoghi in cui la parità si gioca sul corpo delle donne, sulle loro scelte di vita, sulla possibilità concreta di non dover rinunciare. Ogni vittoria come quella di Lollobrigida apre uno spazio: non solo sul podio, ma nel modo in cui immaginiamo il futuro dello sport femminile.
