Olimpiadi, Sergio Mattarella al Villaggio olimpico: la firma sul muro della tregua e il regalo
© Ansa
© Ansa
Dall'approccio nazional-popolare a quello politico-istituzionale: il Quirinale in forme diverse ha sempre sostenuto gli atleti. Un messaggio che riflette l’idea stessa di comunità nazionale e vuole ricordare al Paese chi può essere nei suoi momenti migliori
di Manuela D'Argenio© Tgcom24
C’è un’immagine che più di ogni altra racconta il rapporto tra il Quirinale e lo sport: Sandro Pertini che esulta al Bernabeu durante la finale dei Mondiali del 1982. Le braccia alzate, il volto illuminato dalla gioia, l’Italia intera che si riconosce in quel gesto spontaneo. Da allora, lo sport non è più stato soltanto una cornice protocollare per il presidente della Repubblica: è diventato uno specchio del Paese. E con Sergio Mattarella questo legame è più forte che mai. Ma perché lo sport esercita un’attrazione così forte sui Capi dello Stato italiani? La risposta non è soltanto emotiva. È politica, culturale, persino costituzionale.
Con Sergio Mattarella il rapporto è meno istintivo rispetto a Pertini, ma altrettanto profondo. Il Presidente ha più volte parlato dello sport come di una “palestra di vita”. E la sua passione trova conferma alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Mattarella ha definito l’assegnazione dei Giochi all’Italia un motivo di orgoglio e una responsabilità, sottolineando come l’evento rappresenti non soltanto una vetrina internazionale, ma un’opportunità di crescita per i territori e per l’intero Paese. Dalla pallavolo al calcio, dal tennis allo sci: in più occasioni non solo ha sottolineato l'importanza dello sport, ma ha presenziato, tifato, ricevuto gli atleti.
Una passione che arriva dall'infanzia - La passione per lo sport di Mattarella nasce lontano dai riflettori, nella Palermo degli anni Cinquanta e Sessanta, in un’Italia che si rialzava dalle macerie della guerra e trovava nello sport un linguaggio comune. In quella stagione lo sport era insieme sogno e riscatto sociale: le imprese ciclistiche, le domeniche allo stadio, le radiocronache ascoltate in famiglia. È in quel contesto che si forma la sensibilità di un giovane Mattarella, per il quale lo sport non è mai stato semplice spettacolo, ma rito civile. Non è un caso che, nel suo modo di parlarne, emerga sempre la dimensione educativa. Da giurista e da uomo delle istituzioni, Mattarella vede nello sport la grammatica della Repubblica
© Ansa
© Ansa
Tutti gli altri presidenti - Carlo Azeglio Ciampi ha avuto un rapporto diverso ma altrettanto significativo con lo sport. Durante il suo mandato valorizzò fortemente i simboli nazionali (dall’inno alla bandiera ) e lo sport divenne uno dei canali principali attraverso cui rilanciare il senso di identità italiana. Le vittorie sportive, per Ciampi, erano momenti di coesione civile, strumenti per rinsaldare l’unità del Paese. E' luii che rilancia l'Inno di Mameli, lo fa cantare negli stadi, insiste sull'orgoglio nazionale come valore repubblicano, non nazionalista. E purtroppo vide l'Italia perdere, il 2 luglio 2000, la finale degli Europei contro la Francia. Raggiunse comunque gli azzurri negli spogliatoi dello stadio di Rotterdam dopo la partita, li consolò e qualche giorno dopo li nominò Cavalieri della Repubblica. E Giogio Napolitano? Era un uomo totus politicus, i grandi eventi di questo tipo rappresentavano anzitutto occasioni diplomatiche, o comunque ne vedeva molto l'aspetto di politica estera e di peso dell'Italia nel concerto delle nazioni. Unità, disciplina, senso dello Stato. Quando l'Italia vince ai rigori nella finale di Berlino contro la Francia, nel 2006, Napolitano sottolinea come quella squadra rappresenti "l'Italia migliore". Giorgio Napolitano ha mantenuto un profilo più sobrio, coerente con il suo stile istituzionale, ma ha sempre riconosciuto il valore dello sport come elemento di prestigio internazionale e come fattore educativo. Meno enfasi emotiva rispetto a Pertini, più attenzione al ruolo dello sport nel sistema-Paese. Altri Presidenti, come Francesco Cossiga o Oscar Luigi Scalfaro, non hanno legato la loro immagine pubblica in modo particolare allo sport, pur partecipando agli appuntamenti istituzionali e riconoscendone l’importanza. Luigi Einaudi e Giovanni Gronchi ne riconobbero il valore educativo e sociale nell’Italia della ricostruzione; Antonio Segni e Giuseppe Saragat ne colsero la dimensione popolare e aggregativa negli anni del boom economico.
© ansa
© ansa
Il profilo sobrio - In questo quadro, Mattarella si colloca in una linea di continuità istituzionale più che emotiva: meno trascinante di Pertini, meno “nazional-pedagogico” di Ciampi, ma costante nel richiamare i valori costituzionali che lo sport incarna. Se Pertini rappresentava la passione popolare, Mattarella incarna la dimensione etica e civile dello sport, soprattutto nella sua declinazione olimpica e paralimpica. In definitiva, lo sport ha attraversato il Quirinale, anche se in forme diverse. In fondo, quando un Presidente applaude un atleta azzurro, non sta soltanto celebrando una vittoria. Sta ricordando al Paese chi può essere nei suoi momenti migliori.