Il 90% delle scuole ha "spento" ufficialmente gli smartphone: ecco i benefici
Migliorano voti, attenzione e socialità nelle classi dove il divieto di usare i cellulari durante le lezioni è entrato nel regolamento di istituto. I risultati in un report del ministero dell'Istruzione
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L’era della scuola senza smartphone in classe dalle elementari fino alle superiori è ufficialmente iniziata, almeno sulla carta: ben 9 istituti su 10 hanno già modificato il regolamento di istituto adeguandosi alle richieste del ministero dell’Istruzione e del Merito, mentre i restanti stanno ancora provvedendo o, nel frattempo, hanno inserito questa raccomandazione nel patto educativo sottoscritto dalle famiglie. Tuttavia non è una rivoluzione visibile: nella maggior parte dei casi gli smartphone restano negli zaini. Meno praticate altre forme di requisizione più o meno invasive. E gli effetti (positivi) della stretta sui livelli di apprendimento e socialità degli studenti - uno degli obiettivi espliciti della mossa del MIM - si vedono già: i ragazzi sono più concentrati, tornano a parlarsi guardandosi negli occhi e, di conseguenza, migliorano il proprio rendimento didattico.
A certificarlo è il recente monitoraggio sull'uso del digitale negli istituti di primo e secondo grado per l'anno scolastico 2025-2026, svolto dal Ministero stesso. Un'indagine che, come fa notare l’analisi approfondita del report effettuata dal portale Skuola.net, evidenzia come le scuole abbiano recepito in massa le nuove disposizioni, traducendole in regole ferree.
Al tempo stesso, il report svela anche un volto proattivo del sistema scolastico: non ci sono solo divieti ma anche una forte spinta verso l'educazione digitale consapevole, la ricerca di un patto condiviso con le famiglie e, soprattutto, una decisa apertura alla nuova, grande sfida rappresentata dall'Intelligenza Artificiale.
Il divieto messo "nero su bianco": il telefono rimane negli zaini
La risposta delle scuole alle direttive ministeriali - in particolare la nota 5274/2024 e la circolare 3392/2025 - è stata, dunque, massiccia e tempestiva. In quanto il divieto non è rimasto un semplice suggerimento, ma è stato messo prontamente nero su bianco: il 72,9% degli istituti lo ha inserito formalmente sia nel Regolamento d'Istituto sia nel Patto educativo di corresponsabilità. Mentre un altro 17,0% lo ha integrato esclusivamente nel Regolamento e l’1,9% solo nel Patto.
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Ma dove finiscono fisicamente i telefoni durante le lezioni? La strategia vincente si basa sull'autocontrollo e sulla responsabilizzazione dello studente, senza ricorrere a misure estreme: nel 64,2% dei casi, infatti, le scuole optano per la semplice custodia del cellulare all'interno dello zaino.
In un quarto dei casi (25,5%) si preferisce, invece, raccogliere i dispositivi in appositi contenitori posizionati in aula. Ma i ritiri veri e propri all'ingresso dell'istituto (con riconsegna all'uscita) riguardano appena il 5,5% delle scuole.
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I frutti della norma: meno distrazioni, più socialità, voti migliori
A qualche mese dall’entrata in vigore delle nuove norme, però, anche un’altra domanda inizia a farsi strada: la stretta ha funzionato? La risposta sembra poter essere convintamente affermativa, in quanto i dati indicano come l'allontanamento dagli schermi, perlomeno durante la giornata scolastica, stia portando risultati tangibili e trasversali.
Sul fronte prettamente didattico, il divieto ha generato un miglioramento degli apprendimenti giudicato di livello “medio” dal 61,1% delle scuole e addirittura “alto” dall'11,0%.
Un riscontro confortante che è il frutto diretto di altri due fattori esplosi proprio grazie allo spegnimento degli smartphone: un'impennata dell'attenzione e della concentrazione in aula (con un impatto “medio” per il 56,6% degli istituti e “alto” per il 20,8%).
Ma, soprattutto, si sta assistendo al ritorno della socialità tra i ragazzi. Senza il filtro dello smartphone o la distrazione delle notifiche, gli studenti sono tornati a interagire e a confrontarsi tra loro: per ben il 30,8% delle scuole l'impatto sul miglioramento della socialità è stato “alto”, e comunque “medio” per un altro 50,6%.
La nuova frontiera è la gestione dell'IA in classe
Se, però, il cellulare esce dalla porta, l'Intelligenza Artificiale entra dalla finestra. Spostando l'orizzonte sulle nuovissime tecnologie, il monitoraggio svela, infatti, che la scuola italiana sta cercando di attrezzarsi per abbracciare il futuro.
Ad esempio, il livello di recepimento delle linee guida ministeriali sull'uso dell’IA in ambiente didattico, sfida centrale negli anni a venire, appare altissimo, almeno in linea teorica: il 45,9% delle scuole le ha già formalmente adottate, mentre un altro 50,8% dichiara di essere attualmente in fase di adozione. Solo un residuale 3,3% è rimasto inattivo su questo fronte.
Tuttavia, per governare questa rivoluzione tecnologica servono risorse e competenze specifiche. Le scuole, perciò, chiedono a gran voce la creazione di percorsi didattici e formativi per gli studenti (reclamati dal 79,5% degli istituti) e percorsi di formazione mirati per l'aggiornamento dei docenti (71,5%).
Oltre il divieto: l'educazione al digitale e il patto con le famiglie
Il monitoraggio dimostra, infine, come le istituzioni non si limitino all'approccio punitivo o al sequestro del mezzo, ma stiano investendo massicciamente nell'educazione alla cittadinanza digitale.
Fioriscono le iniziative in classe: il 68,4% delle scuole ha già attuato moduli specifici di educazione civica sul tema, mentre il 65,5% sta organizzando seminari e momenti di apprendimento con il supporto di esperti esterni.
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Tra gli argomenti più affrontati con i ragazzi spiccano l'uso sicuro dei dispositivi digitali (implementato dal 67,5% delle scuole) e le tecniche per riconoscere e difendersi dalle fake news (52,1%).
Questa azione educativa, inoltre, cerca di estendersi anche al di fuori delle aule, puntando a stringere un patto di corresponsabilità con i genitori: il 42,6% degli istituti, non a caso, ha attivato percorsi di coinvolgimento delle famiglie per stabilire "regole condivise" in materia, mentre il 30,0% ha organizzato veri e propri incontri informativi sulle dipendenze digitali che prevedono la presenza dei genitori.
Per supportare questo processo, a casa come a scuola, quasi un istituto su due (il 47,9%) ha preparato e distribuito materiali mirati sull'uso consapevole dello smartphone, accompagnandoli con focus sui rischi di dipendenza da social media e gaming (40,8%).
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