Professioni sanitarie, il lavoro è (quasi) assicurato: subito occupati 9 laureati su 10 | Podologi, igienisti dentali e fisioterapisti al top
L'ultimo rapporto AlmaLaurea parla chiaro. Un record assoluto che supera il resto dei percorsi universitari
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In Italia esiste un solo tipo di laurea di primo livello in grado di preparare le persone al mondo del lavoro senza richiedere il passaggio obbligato a un percorso di secondo livello o a una lunga ricerca di un impiego. Stiamo parlando delle professioni sanitarie. Chi sceglie un percorso di studi in questo settore gode, infatti, di prospettive occupazionali nettamente superiori rispetto alla media nazionale di tutti gli altri gruppi disciplinari. E in futuro le prospettive sono ancora più rosee: l’invecchiamento della popolazione non farà che aumentare la domanda mentre l'Intelligenza artificiale impatterà sui settori dedicati alla cura della persona meno che in altri.
A mettere nero su bianco il fenomeno è l'annuale analisi - basata sulle elaborazioni del professor Angelo Mastrillo (Università di Bologna) e ripresa dal portale Skuola.net - che fa luce su un quadro estremamente positivo per i laureati del 2024, già a un anno dal conseguimento del titolo. La fonte principale dello studio è il XXVIII Rapporto annuale del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, incentrato proprio sui percorsi e sugli esiti occupazionali dei neolaureati.
Battuto un record che resisteva da 18 anni - Su 18.957 laureati di primo livello nelle 22 diverse professioni sanitarie che hanno conseguito il titolo nell'anno 2024, il tasso di occupati (rilevato sugli 11.502 che hanno risposto all'indagine) si attesta all'87,9%. Un salto in avanti netto rispetto all'84,8% registrato nell'anno precedente, pari a un +3,1%.
Per dare un'idea dell'eccezionalità del dato, però, bisogna soprattutto fare un balzo indietro nel tempo, perché questo quasi 88% rappresenta il picco più alto registrato negli ultimi 18 anni, superando persino l'epoca pre-crisi del 2007 (quando il tasso di occupazione toccò quota 87,0%).
Un primato assoluto che fa ancora più rumore se confrontato con il resto del panorama universitario generale. A livello complessivo, l'ultimo anno ha visto salire la media degli occupati a un anno dalla laurea al 48,9% (contro il 44,6% dello scorso anno), registrando aumenti in 15 dei 16 gruppi disciplinari. Ma niente di paragonabile rispetto alle professioni sanitarie, specie se osserviamo il miglioramento delle varie aree disciplinari. Si va dal lieve +0,8% di Informatica e tecnologie Ict fino al balzo del +6,7% per educazione e formazione. Niente di più.
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Volano podologi, igienisti dentali, fisioterapisti, infermieri e logopedisti - Più nel dettaglio, quando parliamo di professioni sanitarie, il pensiero corre immediatamente agli infermieri, ma il ventaglio delle possibilità è ben più ampio. In ogni caso, l'area di Infermieristica e Ostetricia guida la truppa quanto a crescita occupazionale, con un aumento che tocca l'89,1% (+4,0 punti rispetto all'85,1% precedente). Anche l'area della Riabilitazione e quella Tecnica segnano rialzi robusti, attestandosi rispettivamente all'88,5% (+2,1%) e all'84,9% (+2,9%). L'unica area che registra una flessione è quella della Prevenzione, che passa dall'81,6% al 77,9% (-3,7%).
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Ma chi sono i "campioni" dell'occupazione in termini assoluti? In cima alla graduatoria di chi supera l'ottima media dell'87,9% troviamo Podologia (passata dall'87,5% al 91,1%) e il percorso da igienista dentale (balzato dall'86,4% al 90,7%). Eccellenti performance le registrano anche fisioterapisti (90,0%), infermieri, logopedisti e tecnici ortopedici (tutti all'89,7%). Seguono a ruota il tecnico di radiologia (89,4%), il terapista occupazionale (89,2%) e il tecnico di neurofisiopatologia (87,9%).
Anche le professioni che si posizionano fisiologicamente "sotto la media" mantengono, però, standard di assoluto rispetto: si va dall'educatore professionale (87,6%), all’infermiere pediatrico e ortottista (86,4%), fino agli ostetrici (81,0%) e ai tecnici della prevenzione (79,9%). Faticano un po' di più, in fondo alla classifica, figure come il dietista (76,5%), l'assistente sanitario (73,9%), il tecnico audiometrista (71,4%) e il tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria (63,0%).
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Il "fattore geografico": il Nord traina, ma il Sud segue a ruota - Ma il report contribuisce anche a sfatare il trend che vede scarse occasioni di lavoro in ambito sanitario nel Mezzogiorno. Certo, analizzando i tassi occupazionali divisi per Regione (prendendo a riferimento la sede universitaria in cui si è conseguita la laurea), il Nord fa la voce grossa. Al vertice troviamo, infatti, la Liguria (93,2%), tallonata dal Friuli-Venezia Giulia (93,1%), dal Piemonte (91,5%) e dalla Lombardia (91,2%). A seguire, ottimi i dati di Veneto (89,9%), Toscana (89,4%), Emilia-Romagna e Marche (entrambe all'88,7%).
Tuttavia, scendendo lungo lo Stivale, i numeri restano elevati un po’ ovunque: Umbria (87,4%), Lazio (87,1%) e Puglia (86,1%) mostrano mercati solidissimi. Chiudono la classifica, ma pur sempre con percentuali sopra l'80%, Sicilia (84,9%), Calabria (83,5%), Sardegna (83,2%), Campania (82,6%), Abruzzo (82,4%) e Molise (81,4%).
Verso il test d’ingresso di settembre: le chance di successo - Questi dati rappresentano la migliore bussola d'orientamento possibile per i neodiplomati. Specialmente in vista della nuova tornata di test di ammissione ai 23 corsi di laurea delle professioni sanitarie - previsti in tutta Italia per il 16 settembre - che negli anni sono diventati spesso e volentieri un vero e proprio "imbuto" competitivo.
Si prevede la conferma di circa 37mila posti disponibili a bando - manca solo l’ufficialità - per i quali lo scorso anno vennero presentate ben 64mila domande, con un rapporto medio di quasi due aspiranti per ogni posto. Con la competizione che, per alcune specializzazioni, diventa spietata. Alcuni esempi? Per fisioterapia si è registrato anche un rapporto di 6,4 domande per 1 posto; per logopedia di 4,5; per ostetricia di 3,3; per dietista di 2,8; per tecnico di radiologia di 2,5 e per ogienista dentale di 2,1.
