Immigrazione, il boomerang di Trump: la stretta sugli studenti stranieri impoverisce i campus
Meno visti, meno talenti e università costrette a tagliare corsi e personale. La linea dura del presidente Usa rischia di colpire uno dei principali strumenti con cui gli Stati Uniti hanno costruito il loro prestigio nel mondo
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Le restrizioni dell'amministrazione di Donald Trump sugli studenti stranieri, tra revoche, tagli dei visti ed espulsioni, stanno creando un problema inatteso per i college americani. Per decenni, infatti, gli Stati Uniti hanno costruito una parte della loro leadership globale sulla capacità di attrarre e "nutrire" i migliori talenti del mondo. I campus sono sempre stati quei luoghi i dove studenti provenienti da ogni continente si incontravano, studiavano e costruivano il proprio futuro. Oggi, a causa della dura politica contro l'immigrazione di Donald Trump, quella porta si sta richiudendo.
Un effetto che va oltre la politica migratoria - La stretta voluta dall'amministrazione Donald Trump sugli studenti internazionali sta producendo un effetto che va ben oltre la politica migratoria. A perdere non sono soltanto i giovani che vedono allontanarsi il sogno americano, ma anche gli stessi atenei, che si ritrovano con campus meno internazionali, meno dinamici e sempre più costretti a ridimensionare la propria offerta. Secondo il Washington Post, un numero crescente di università sta annunciando tagli ai corsi, chiusure di dipartimenti e riduzioni del personale. È la conseguenza del calo delle iscrizioni straniere che, oltre a incidere sui bilanci, modifica la fisionomia di campus da sempre considerati uno dei simboli della società aperta americana.
Il valore deli studenti internazionali - Gli studenti internazionali rappresentano appena il 6% degli iscritti, ma il loro contributo va ben oltre i numeri. Portano lingue, culture, reti di relazioni e prospettive diverse, alimentando quel confronto che ha reso le università statunitensi uno dei principali laboratori mondiali di innovazione scientifica, tecnologica e culturale. I dati federali raccontano una tendenza ormai consolidata. A marzo gli arrivi di studenti dall'estero sono diminuiti del 5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; ad aprile il calo è salito a quasi l'8%, mentre la scorsa estate gli ingressi sono crollati di quasi il 22%.
Il taglio di risorse nelle univerità - Con il calo delle nuove iscrizioni, un numero crescente di università sta annunciando tagli ai bilanci, licenziamenti, chiusura di dipartimenti e cancellazione di programmi accademici. Secondo l'agenzia Moody's, il calo del numero di studenti internazionali sta causando "significative difficoltà finanziarie" per università e college, dopo anni in cui proprio le loro rette avevano compensato il calo degli studenti americani. E nuovi dati federali suggeriscono che il problema potrebbe peggiorare.
L'erosione del soft power americano - L'effetto più profondo, però, potrebbe essere meno immediato e più difficile da quantificare. Per oltre mezzo secolo le università americane sono state uno dei più efficaci strumenti di soft power degli Stati Uniti: hanno formato generazioni di leader politici, imprenditori, scienziati e intellettuali provenienti da tutto il mondo, creando un legame duraturo con il Paese e diffondendone valori, cultura e capacità di innovazione. Se il messaggio percepito all'estero è quello di un'America meno accogliente e più diffidente verso chi arriva da fuori, studenti e ricercatori potrebbero orientarsi verso destinazioni considerate più accessibili, dal Canada al Regno Unito, fino a molte università europee e asiatiche. Una perdita che difficilmente potrà essere recuperata nel breve periodo.
