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Non troppo tempo fa, i prodotti fatti di materie riciclate o rigenerate erano considerati una scelta di ripiego. Oggi invece sono un acquisto intelligente, tanto è vero che moltissimi brand mettono in bella mostra quanta parte delle loro merci non proviene da materia vergine. Ed è proprio su questo campo che la Generazione Z, dopo averci convinto a lasciare a casa le bottiglie di plastica monouso, spingendoci a convertirci all'utilizzo della borraccia di metallo, sta provando a guidare un'altra rivoluzione culturale: quasi 9 giovani su 10, infatti, si fidano dei prodotti riciclati o rigenerati e circa 8 su 10 sono ben consapevoli che rigenerare significa soprattutto trasformare un rifiuto in nuova materia prima.
È quanto emerge da un'indagine condotta da Skuola.net in collaborazione con CONOU - Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati - su un campione di 1.500 ragazze e ragazzi tra i 14 e i 24 anni, che ha l’obiettivo di analizzare il rapporto delle nuove generazioni con i temi ambientali, la gestione dei rifiuti e la conoscenza di quelli più pericolosi per l'ecosistema e la salute.
Resta il divario tra intenzioni e comportamenti pratici
La fiducia nei beni riciclati e rigenerati è sicuramente un buon punto di partenza, ma è altrettanto importante sapere come gestire correttamente i rifiuti. Si nota, infatti, che le nuove generazioni non sempre riescono a tradurre questo diffuso slancio morale in comportamenti altrettanto virtuosi, a causa della mancanza di coordinate: sul tema della raccolta differenziata soltanto il 31% si dichiara "molto informato" mentre il 55% si definisce "abbastanza informato". Per questo risulta decisivo, come sistema Paese, non solo recuperare i vari rifiuti più o meno nocivi per 'ambiente ma anche educare tutti, in particolare i più giovani, al corretto riciclo degli stessi.
Il cambio di percezione sui rifiuti pericolosi
Emblematico, a tal proposito, è il caso dell'olio lubrificante usato, uno dei rifiuti pericolosi più inquinanti se disperso nell’ambiente: lo scorso anno solamente il 18% degli intervistati lo indicava come il prodotto più dannoso se non gestito correttamente, affidando lo scettro del "cattivissimo" alla pur temibile plastica (con il 33% delle preferenze). Un anno e tante campagne di comunicazione ed educazione dopo, la situazione è nettamente diversa e la classifica dei rifiuti più pericolosi per l’ambiente se non trattati in modo saggio recita così: olio lubrificante (35%), pile e batterie a pari merito con la plastica (27%), a seguire tutto il resto.
L'eccellenza italiana stupisce: fondamentale l'educazione
Un dato decisamente positivo, perché il contributo delle nuove generazioni è oggi centrale - vista la loro spiccata sensibilità sul tema - per valorizzare e far conoscere l'eccellenza italiana in questo settore, nel quale siamo capaci di rigenerare oltre il 98% dell’olio esausto raccolto, contro una media del 61% nell'Unione europea. Eppure, il 65% degli intervistati si dichiara ancora sorpreso nello scoprire questo risultato, mentre solo poco più del 30% sa con sicurezza che dall’olio lubrificante usato è possibile ottenere nuovo olio.
Insomma, la base su cui lavorare è buona ma serve un’ulteriore spinta verso il miglioramento, per incrementare l'efficacia delle azioni di una Generazione Zeta che già oggi mette in pratica il verbo della sostenibilità nelle scelte quotidiane - tra chi è impegnato molto (37%) e chi abbastanza (37%) - a causa soprattutto della preoccupazione per il cambiamento climatico.
E come sempre la scuola (quella vera) e la scuola (della vita) possono fare la differenza: tutto quello che i giovani sanno sui temi ambientali deriva principalmente proprio dalla formazione sul campo - nel 45% dei casi - o dai media nelle loro varie incarnazioni, tra siti, social e tv - nel 34% dei casi - mentre la trasmissione del sapere tra familiari e amici pesa soltanto il 18% della torta.
"L'economia circolare non è un concetto astratto"
"I risultati dell’indagine - sottolinea Riccardo Piunti, presidente del CONOU - ci restituiscono un quadro incoraggiante, con ragazzi sempre più aperti all’economia circolare e fiduciosi nei prodotti riciclati e rigenerati. Allo stesso tempo, però, emerge quanto sia importante far conoscere meglio ciò che accade dopo la raccolta di un rifiuto e il valore che può generare se gestito correttamente".
"L'Italia - prosegue Piunti - ha sviluppato un sistema d'eccellenza che consente di rigenerare oltre il 98% dell’olio lubrificante usato raccolto, trasformandolo in una nuova risorsa. È fondamentale che le nuove generazioni conoscano questa realtà e comprendano che l’economia circolare non è un concetto astratto, ma un modello concreto che permette di preservare le risorse e ridurre gli sprechi".
"Raccontare questi risultati ai giovani - conclude il presidente del CONOU - significa aiutarli a diventare cittadini più consapevoli, capaci di riconoscere il valore di una corretta gestione dei rifiuti e il contributo che ciascuno può dare attraverso le proprie scelte quotidiane".
