La guerra nella Striscia di Gaza ha inizio il 7 ottobre 2023, quando l'organizzazione terroristica di Hamas lancia un attacco senza precedenti contro il sud di Israele. I miliziani uccidono circa 1.200 persone e rapiscono 251 ostaggi, portandoli nella Striscia. I primi obiettivi sono il Nova Festival e i kibbutz vicini al confine. Israele dichiara lo stato di guerra e inizia un'imponente offensiva militare con l'obiettivo di smantellare Hamas e riportare i cittadini rapiti a casa. A mille giorni da quel giorno, il conflitto è ancora in corso ed è diventato una delle crisi umanitarie più gravi degli ultimi decenni.
Il bilancio delle vittime
Il costo umano continua ad aggravarsi. L'attacco del 7 ottobre ha provocato 1200 vittime mentre centinaia di soldati israeliani sono caduti nelle operazioni militari successive. Nella Striscia, secondo il ministero della Sanità locale controllato da Hamas, i morti hanno superato quota 56 mila. Le Nazioni Unite considerano attendibili questi dati, pur dichiarando che non è possibile verificare in modo indipendente dal governo locale la distinzione tra morti civili e combattenti.
La crisi degli ostaggi
Durante l'attacco del 7 ottobre, Hamas ha rapito 251 persone (per lo più civili). Nel corso del conflitto una parte di questi è stata liberata grazie ad accordi di tregue o recuperata dalle forze militari israeliane mentre altri sono stati dichiarati morti. Ad oggi non ci sono più ostaggi nella Striscia. Le ultime liberazioni sono avvenute a ottobre 2025 in base a un accordo di cessate il fuoco.
Il dramma dei bambini
La categoria più colpita è quella dei minori. Secondo Save the Children, a oggi sono stati uccisi almeno 21mila bambini, un dato che potrebbe essere più alto considerando le persone ancora sepolte sotto le macerie. Sempre secondo l'organizzazione internazionale, circa 800mila minori, l'80% della popolazione infantile della Striscia, sono stati forzati ad abbandonare le proprie case. In aggiunta 7mila bambini risultano separati dalle loro famiglie o non accompagnati, 625mila hanno perso almeno tre anni di istruzione e 245mila sono a rischio o soffrono di malnutrizione.
Il costo economico
La guerra ha avuto un impatto economico colossale. Secondo le stime della Banca Mondiale, delle Nazioni Unite e della Commissione europea, la ricostruzione della Striscia di Gaza richiederà oltre 50 miliardi di dollari, mentre i danni diretti alle infrastrutture superano i 30 miliardi. Anche Israele ha sostenuto costi elevatissimi tra spese militari e rallentamento dell'economia, con stime complessive superiori ai 60 miliardi di dollari. Israele ha speso una cifra stimata di 352 miliardi di shekel (circa 97 miliardi di euro), un quinto dell'economia israeliana.
I negoziati per la pace
Dopo quasi tre anni dall'inizio, non è stato ancora raggiunto un accordo definitivo. Nel gennaio 2026, su iniziativa del presidente degli Stati Uniti, è stato istituito il Board of Peace. L'organismo internazionale è nato come comitato autonomo per la gestione e la ricostruzione di Gaza. Donald Trump si è auto-nominato presidente a vita e ha posto il prezzo della "membership" a un miliardo di dollari: fondi che tuttavia non starebbero arrivando. L'Italia partecipa ai lavori come osservatore. "L'Unrwa (l'agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite) non ha posto nella nuova Gaza" ha dichiarato il Board of Peace aggiungendo che "stiamo voltando pagina rispetto al circolo vizioso costituito dalla dipendenza perpetua dagli aiuti e dal conflitto" e "la popolazione di Gaza merita di meglio".
Le iniziative della giustizia internazionale
Il conflitto è finito anche al centro dell'attenzione della giustizia internazionale. La Corte internazionale di giustizia sta esaminando il ricorso presentato dal Sudafrica, che accusa Israele di violare la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, e ha già disposto misure provvisorie per la tutela dei civili. I giudici hanno emesso mandati di arresto nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu, dell'ex ministro della Difesa Yoav Gallant e di dirigenti di Hamas per presunti crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
Sanzioni e pressioni diplomatiche
Nel corso della guerra sono aumentate le pressioni diplomatiche su Israele. Diversi Paesi hanno imposto sanzioni contro coloni israeliani accusati di violenze in Cisgiordania, mentre alcuni governi hanno sospeso o limitato la vendita di armi allo Stato ebraico. Allo stesso tempo sono aumentate le richieste di embargo sulle forniture militari e di riconoscimento della Palestina come stato.
