Nelle telefonate registrate dalla scatola nera il conducente sembra ignaro della tragedia. Le indagini hanno evidenziato graffi sui carrelli di altri treni
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Non sospettava minimamente di essere stato sbalzato fuori dai binari e di aver centrato in pieno un altro convoglio il macchinista del treno Iryo, che domenica 18 è deragliato causando la morte di almeno 43 persone. Tanto che nella prima comunicazione con il centro di controllo dell'azienda ferroviaria Adif parla di un "impiglio", di un "piccolo strappo". Nulla che faccia presagire la tragedia avvenuta negli ultimi vagoni.
Sono due le telefonate del macchinista al centro di controllo subito dopo l'impatto, avvenuto intorno alle 19.39 di domenica. Nella prima, registrata dalla scatola nera del convoglio e pubblicata dai quotidiani spagnoli elDiario.es e Cordopolis, i toni sono ancora pacati. "Ho appena avuto un intoppo all'altezza di Adamuz", dice il macchinista usando il termine "enganchon", che gli stessi media locali non riescono a tradurre con precisione. Le ipotesi vanno da un rumore sordo, come se qualcosa si fosse staccato dal fondo del treno, fino a un possibile difetto di linea. Il centro di controllo, che non si è ancora reso conto di cosa è successo, si limita a rispondere: "Ti vedo, dai lasciami un numero di telefono".
Per tentare di limitare i danni, il centro di comando chiede al macchinista di "abbassare i pantografi", vale a dire ridurre quanto più possibile la presa dei dispositivi posti sul tetto del convoglio che stanno a contatto con la linea elettrica. Il macchinista lo rassicura: "Sono già bassi. È tutto molto basso. Anzi, ho proprio fermato il treno". Di fronte all'insistenza del centro di comando, poi, lo stesso macchinista chiede al suo interlocutore di "calmarsi".
La seconda telefonata arriva pochi minuti dopo. Questa volta il tono del macchinista dell'Iryo è ben diverso: "Voglio dirti che è un deragliamento e sto invadendo l'altro binario. Ripeto: deragliamento e sto invadendo la strada adiacente". Solo a questo punto chiede al centro di controllo di bloccare urgentemente il traffico in entrambe le direzioni. La risposta lo rassicura per un istante: "Non arriva nessun treno". In realtà il convoglio in direzione opposta è già passato e l'impatto letale è avvenuto da diversi minuti. Poi le ultime parole del macchinista: "C'è anche del fuoco. Devo lasciare la cabina per controllare, ok? Ho bisogno che mandi vigili del fuoco e ambulanze, ci sono feriti sul treno".
Dalle due telefonate è evidente come il conducente dell'Iryo non si sia in alcun modo reso conto che gli ultimi vagoni del suo convoglio sono caduti contro il treno che stava arrivando in direzione opposta. Non è ancora stato definito con certezza cosa abbia causato l'incidente. Secondo le prime informazioni che emergono, ci sarebbero graffiature e segni compatibili sui carrelli delle prime cinque carrozze dell'Iryo. Non solo. Graffi simili sarebbero poi stati rinvenuti anche nei due o tre treni che, prima dell'Iryo, erano passati in quel punto. Segno, probabilmente, della presenza di qualche oggetto anomalo sui binari o di problematiche strutturali, che hanno poi causato il disastro ferroviario.
Due giorni dopo la tragedia, martedì 20 gennaio, un altro deragliamento in Spagna ha fatto un morto e decine di feriti. Un treno delle ferrovie regionali catalane (Rodalies) si è schiantato contro un muro di contenimento sul binario tra Gelida e Sant Sadurní d'Anoia (Barcellona, in Catalogna). Secondo quanto riferito dalle autorità regionali spagnole, il macchinista ha perso la vita mentre altre 37 persone sono rimaste ferite, cinque gravemente.