Crans-Montana, i familiari potranno vedere il video choc della tragedia
Intanto prosegue il nodo delle fatture sanitarie con cifre da capogiro ricevute dai feriti italiani in seguito ai ricoveri presso gli ospedali svizzeri. Gli elvetici continuano a tirare dritto: gli accordi vanno rispettati e le spese devono essere regolate secondo il principio di reciprocità tra Stati
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Da oggi i parenti delle 41 vittime e dei 115 feriti del rogo di Crans-Montana potranno visionare il video choc della tragedia di Capodanno. Un montaggio della durata di otto minuti, dall'una e 20 all'una e ventotto, ripresi dalle telecamere di videosorveglianza interne ed esterne al disco-pub Le Constellation. Le immagini, rimaste finora riservate, verranno messe a disposizione delle parti civili e degli indagati, insieme alle fotografie dei primi rilievi effettuati la notte stessa del rogo.
Regole tassative per la visione
La procuratrice Béatrice Pilllaud ha stabilito alcune disposizioni da rispettare tassativamente per la visione delle immagini. Parti civili e indagati accederanno, scaglionati, a una sala predisposta all'interno del commissariato di Sion. Qui avrà luogo la proiezione del materiale. I presenti dovranno rispettare il divieto assoluto di riprenderlo, fotografarlo e diffonderlo.
La Svizzera tira dritto sulle fatture sanitarie dei feriti italiani
Resta aperto un altro fronte delicato: quello dei costi sanitari. La Svizzera continua a tirare dritto, ribadendo la propria posizione attraverso l'ufficio federale delle assicurazioni sociali, sostenendo che gli accordi internazionali di assistenza reciproca si applicano anche alle vittime del rogo. La direttrice, Doris Bianchi, pur esprimendo rammarico per alcune delle fatture inviate alle famiglie italiane, ha confermato la linea elvetica: gli accordi vanno rispettati e le spese devono essere regolate secondo il principio di reciprocità tra Stati.
Ricevute mediche da capogiro
Sei giovani italiani rimasti feriti nel rogo di Crans-Montana hanno già ricevuto le fatture mediche per le cure ricevute in territorio elvetico. Il costo varia in base al tempo di permanenza trascorso in ospedale e alle terapie alle quali il ferito è stato sottoposto. La fattura più alta è stata ricevuta da Leonardo Bove, 200mila euro per dieci giorni di ricovero. Segue Francesca Nota, rimasta in ospedale per tre giorni, con una ricevuta da 18mila e 400 euro. Seguono Manfredi Marcucci e Giuseppe Giola, entrambi rimasti presso i nosocomi per 15 ore, che si sono visti recapitare parcelle da 73mila euro il primo e 18mila e 400 il secondo. C'è poi Eleonora Palmieri, ospedalizzata per 12 ore, alla quale è arrivata una fattura da 18mila e 400 euro e Antonio Lucia che, per un paio di ore di permanenza, ha ricevuto una parcella da 2mila e 500 euro.
L'iniziativa della Camera: ustione riconosciuta nei livelli essenziali di assistenza
Intanto, in Parlamento, si discute anche delle conseguenze sanitarie a lungo termine. Il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, ha annunciato un intervento per riconoscere la malattia da ustione nei livelli essenziali di assistenza, con l'obiettivo di evitare che i sopravvissuti si trovino a sostenere i costi aggiuntivi per le cure post-ricovero.
