Caso Epstein, dall'ex principe Andrea a Trump: i personaggi coinvolti
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La multinazionale del credito è accusata di aver agevolato il traffico sessuale orchestrato dal finanziere pedofilo: "contesta ciò ma vuole voltare pagina"
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Bank of America pagherà 72,5 milioni di dollari per risolvere una class action che accusa la banca di aver agevolato un giro di traffico sessuale orchestrato da Jeffrey Epstein. Lo ha dichiarato un portavoce. I documenti del tribunale hanno confermato l'accordo e Bank of America ha dichiarato che, pur continuando a negare di aver sostenuto i crimini di Epstein, "questa risoluzione ci permette di lasciarci alle spalle questa vicenda e offre un'ulteriore conclusione per i querelanti". Intanto, una vittima della rete del finanziere fa causa all'amministrazione Trump e a Google per divulgazione informazioni nei cosiddetti "Epstein files".
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L’accordo raggiunto tra le parti deve ora essere convalidato da un giudice di New York. Le querelanti, presentate come vittime del defunto finanziere, accusavano l'istituto americano di aver “consapevolmente e intenzionalmente partecipato al sistema di traffico sessuale di Jeffrey Epstein” fornendogli servizi bancari nonostante i "segnali di allarme". Nel testo dell’accordo, Bank of America contesta tutte le accuse nei suoi confronti.
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La banca nega in particolare "di aver partecipato in qualsiasi modo al sistema di traffico sessuale di Jeffrey Epstein".
Una vittima di Jeffrey Epstein ha citato in giudizio l'amministrazione Trump e Google per la "divulgazione indebita e ripubblicazione" di informazioni identificative delle vittime contenute nei cosiddetti "Epstein files", sostenendo che la loro pubblicazione abbia violato le tutele della privacy. Lo riferisce il quotidiano Politico, sottolineando come la causa depositata presso un tribunale federale nel distretto settentrionale della California, è un'azione collettiva presentata da una vittima anonima residente nello Stato.
Il ricorso accusa il dipartimento di Giustizia di aver violato la privacy di circa 100 vittime attraverso la pubblicazione di informazioni identificative, e Google di "ripubblicarle continuamente", rifiutando le richieste delle vittime di rimuoverle. "I sopravvissuti affrontano ora un trauma rinnovato", si legge nella denuncia. "Sconosciuti li contattano, inviano email, minacciano la loro sicurezza fisica e li accusano di aver cospirato con Epstein quando, in realtà, sono sue vittime".
Il dipartimento di Giustizia ha dichiarato che il rispetto della legge che imponeva la pubblicazione dei file ha comportato "sfide significative", aggiungendo che "eventuali casi di diffusione di dati personali identificativi delle vittime sono stati involontari" e che il dipartimento ha cercato di correggere eventuali errori. La causa sostiene che gli Stati Uniti abbiano "intenzionalmente privilegiato il volume e la rapidità della divulgazione pubblica rispetto alla sicurezza e alla privacy dei sopravvissuti", adottando un approccio "pubblicare subito, correggere dopo" che ha reso le violazioni inevitabili.
Il miliardario Epstein era stato arrestato e incriminato nel luglio 2019 per sfruttamento sessuale di minori e associazione a delinquere. Fu stato trovato impiccato nella sua cella il 10 agosto 2019, mentre era in attesa di processo. Per l'autopsia è stato un suicidio.
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato oltre tre milioni di file legati all’indagine sul finanziere caduto in disgrazia, mostrando l’ampiezza dei suoi legami con personalità di alto profilo.