IL PUNTO

Caldo record, El Niño si sta intensificando: quali sono le conseguenze per l'Italia e come sarà il prossimo autunno

Lorenzo Giovannini, fisico dell'atmosfera all'Università di Trento: "Questa potrebbe essere l'estate più fresca dei prossimi 30 anni". Nei mesi futuri previsti eventi meteo estremi e particolarmente violenti

07 Ago 2026 - 06:50
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Quest'estate ci sta abituando a un clima rovente, a temperature da record in alta quota e a un caldo decisamente anomalo anche in pianura, soprattutto nel Nord Italia. Ma quello che preoccupa di più è che, secondo Lorenzo Giovannini - fisico dell'atmosfera dell'Università di Trento - quella del 2026 "potrebbe essere l'estate più fresca dei prossimi 30 anni". E potrebbe lasciare il posto a un autunno fatto di eventi meteo estremi e particolarmente violenti, come temporali e nubifragi, a causa di El Niño.

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Un'estate più calda del 2003?

 La bella stagione nel 2026 si conferma come una delle più roventi di sempre, mettendo in discussione il primato storico del 2003: sebbene i dati definitivi saranno disponibili solo a fine stagione, le anomalie termiche attuali viaggiano su valori vicinissimi a quelli di 23 anni fa in molte zone della penisola, e potrebbero superarli. Finito il gran caldo, persistente almeno fino a metà agosto, potremmo poi attenderci nubifragi violenti dovuti al riscaldamento del Mediterraneo.

"Quello che era eccezionale 20 anni fa, purtroppo sta diventando la normalità", ha spiegato all'Ansa Giovannini. Il 2003, ha aggiunto, "fu un evento fuori scala non solo in Italia ma anche in Francia, e in questi anni più volte ci siamo avvicinati a quei record. In questo 2026, nonostante non sia ancora finito, potremmo superarli. Il problema è che ci saranno altri record peggiori, questa di adesso sembra possa essere la nuova norma". Mentre nel 2003 il caldo estremo fece scalpore per la sua unicità, i cambiamenti climatici degli ultimi anni hanno reso queste ondate di calore una costante che si ripresenta con regolarità quasi annuale.

Particolarmente colpita in modo anomalo è la zona del Nord Italia, dove la persistenza del caldo sta riscrivendo la storia climatica locale. In Val d'Adige, ad esempio, le giornate con temperature superiori ai 35 gradi hanno già superato la decina, arrivando in alcuni casi oltre 15, un dato un tempo impensabile per le regioni alpine. Ancora più preoccupante è il fenomeno delle "notti tropicali", ossia quando la minima non scende sotto i 20 gradi, impedendo il raffreddamento degli edifici. In località come Chioggia, sul litorale veneto, si sono registrate minime che sfiorano i 30 gradi, valori tipici di temperature massime diurne. 

Il rischio di un autunno estremo

 Tutto questo calore preoccupa poi anche per il prossimo futuro, perché il Mediterraneo si è trasformato in un immenso serbatoio energetico che immagazzina calore per tutta l'estate. "Quando arriveranno le prime masse d'aria fredda di contrasto verso l'autunno, tutta l'energia accumulata potrebbe palesarsi sotto forma di eventi meteo estremi e particolarmente violenti, come temporali e nubifragi", ha detto Giovannini.

Nei prossimi giorni è previsto un piccolo intervallo, specialmente sulle Alpi centro-orientali, dove potrebbero verificarsi temporali localizzati, anche di forte intensità, ma sarà un fenomeno breve e limitato. Le proiezioni fino a Ferragosto indicano un ritorno prepotente dell'anticiclone su tutta l'Italia. A preoccupare maggiormente sono le prospettive a lungo termine, con ondate di calore destinate a diventare più intense e durature.

Cos'è El Niño

 Il fenomeno climatico naturale di El Niño si forma quando, per non meno di 5 mesi, la superficie dell'oceano Pacifico centrale aumenta di 0,5 °C. El Niño si presenta con una cadenza che va dai due ai sette anni. Il suo arrivo preoccupa perché ha una potenza tale da poter causare fenomeni atmosferici intensi, tanto da cambiare anche la temperatura globale al suo passaggio. 

Secondo l'Omm, l'Organizzazione meteorologica mondiale, si sta intensificando sempre di più nel Pacifico equatoriale per raggiungere la sua intensità massima in vista dell'autunno, tra agosto e ottobre 2026, quando le anomalie della temperatura superficiale del mare potrebbero superare in media i 2,9 °C. Aumento del rischio di siccità, piogge estreme e alluvioni sono le conseguenze più immediate del fenomeno, che si faranno sentire soprattutto nei Paesi che si affacciano sul bacino dell'oceano Indiano. Rimarranno sopra la media anche le temperature superficiali dell'Atlantico tropicale.

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