Da Chris Rabb a Francesca Hong

Non solo Mamdani e El-Sayed: chi sono i protagonisti della nuova ondata socialista made in Usa

Un sondaggio della Cnn ha rilevato che un terzo dei democratici si identifica oggi come socialista. Il nuovo sindaco di New York appare quindi come la punta di un iceberg e sotto di lui si muovono tanti altri nomi, pronti  a completare la scalata al potere americano

06 Ago 2026 - 11:26
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Sono giovani, sono radicali e ultimamente anche vincenti. La "new wave" della politica statunitense è incarnata dai socialisti, decisi a offrire una svolta a sinistra a quegli americani che cercano una "nuova via" per contrapporsi a Donald Trump. Il sindaco di New York Zoran Mamdani è il frontman del movimento, quello che l'ha portato nel mainstream, ma sarebbe sbagliato pensare a un exploit isolato. D'altra parte ieri Abdul El-Sayed ha portato un altro mattoncino alla credibilità del movimento, battendo "di corto muso" la sua sfidante nelle primarie democratiche del Michigan Haley Stevens. Per quanto si tratti di un trionfo risicato nei numeri non si può non riconoscerne l'importanza: un politico dalle posizioni anche molto radicali su diverse questioni come El-Sayed ha incontrato il favore degli elettori democratici e non lo ha fatto a New York o in California ma in uno Stato del Midwest, avendo la meglio su una sfidante moderata e conquistando un luogo ancora a forte base operaia. Ormai si può dire: Mamdani e El-Sayed non sono casi isolati quanto più la punta di un iceberg formato da tanti altri protagonisti.

Successi sorprendenti anche per lo stesso partito

  La nuova ondata progressista made in USA ormai sta travolgendo i cinquanta Stati e ogni nome nuovo sembra poter raggiungere traguardi che, anche all'interno dello stesso partito, sembravano impossibili fino a qualche anno fa. Basti pensare che Ashik Siddique, co-presidente nazionale dei Democratic Socialists of America (DSA), ha commentato la vittoria di Darializa Avila Chevalier nella corsa per il 13° distretto congressuale di New York così: "Personalmente, ero preparato a qualsiasi risultato, ma una vittoria così schiacciante è incredibile". Chevalier rappresenta il perfetto identikit del nuovo che avanza in salsa socialista. È giovane, quasi neofita della politica e capace di farsi preferire a un candidato più moderato e in grado di investire svariati milioni più di lei nella campagna. Darializa è solo uno dei nove volti (su dieci candidati) che hanno ottenuto una sorprendente vittoria alle primarie democratiche dello stato di New York il mese scorso. La sezione cittadina del DSA ha reagito auto-celebrandosi così in una e-mail: "Per il secondo anno consecutivo abbiamo SCONVOLTO l'establishment".

Una ventinovenne alla conquista del Colorado

  Se possiamo quasi considerare ormai la Grande Mela come una roccaforte socialista quello che deve sorprendere è l'esplosione di interesse per il movimento ad altre latitudini. Qualche giorno prima del trionfo newyorchese Melat Kiros aveva infatti sconfitto l'esperta Diana DeGette nel primo distretto congressuale del Colorado, tradizionalmente a maggioranza democratica e incentrato su Denver. L'ascesa di Kiros come ormai da copione è stata fulminante: la ventinovenne è nata in Etiopia nel 1997 (l'anno in cui DeGette è entrata al Congresso) e si è laureata in giurisprudenza all'Università di Notre Dame nel 2022. Dodici mesi dopo, ha scritto un post sul suo blog in cui respingeva le accuse di antisemitismo rivolte agli studenti di giurisprudenza che avevano protestato contro la controffensiva israeliana post 7 ottobre. Una mossa che le è costata il licenziamento da parte dello studio che l'aveva assunta, a seguito del suo rifiuto a fare marcia indietro su quanto scritto. A quel punto, trovatasi senza lavoro, Kiros ha quindi deciso di buttarsi in politica portando subito a casa grandi risultati.

La "next big thing"

 Questi exploit hanno portato persino i media stranieri a interessarsi alla crescita del partito e, anche fuori dai ranghi socialisti, è partita la caccia al prossimo grande nome. La "next big thing" in salsa DSA potrebbe essere Chris Rabb, un rappresentante statale di orientamento progressista convinto già scelto dai democratici della Pennsylvania come candidato del partito per il terzo distretto congressuale. Tanti però guardano anche a Janeese Lewis George, che pare ormai destinata a diventare la prossima sindaca di Washington DC, con un programma che promette di ampliare i servizi per l'infanzia, l'istruzione e l'edilizia abitativa.

Tutti puntano forte su Francesca Hong

 In questo contesto anche chi sembrava fuori gioco potrebbe ritrovare nuovi spazi. È il caso di Cori Bush, che si candida per riconquistare il suo seggio in Missouri. Mentre, sempre in Michigan, la sezione locale dei Democratic Socialists of America (DSA) ha appoggiato la candidatura di Donavan McKinney al Congresso.

Il nome più caldo di tutti su cui però vale la pena soffermarsi è quello di Francesca Hong, una legislatrice statale socialista democratica che pare lanciata nella corsa alla carica di governatrice dello Stato del Wisconsin. Qualora Hong dovesse riuscire a vincere, la sua nuova carica rappresenterebbe la più alta posizione di governo mai ricoperta da un candidato del DSA. Ciò che accadrà dalle parti di Milwaukee rappresenterà un banco di prova importante per sondare le capacità di un candidato socialista democratico contro un repubblicano in uno Stato tradizionalmente in bilico. Nativa di Madison ma di origini coreane, Hong ha un passato fuori dalla politica in cui è stata anche una chef. Sul suo sito si presenta come "una mamma, un'operatrice sociale, una cuoca e un'organizzatrice di eventi comunitari. Figlia di immigrati e fiera cittadina di Madison, deputata statale democratica e socialista democratica". Il suo è il ritratto del sogno americano: "ha costruito la sua vita partendo dal lavaggio dei piatti fino ad arrivare all'Assemblea legislativa statale" e promette di lavorare per un Wisconsin in cui "tutti abbiano voce in capitolo". Anche qualora Hong non dovesse raggiungere l'obiettivo che pare tanto alla portata va comunque detto che la nouvelle vague socialista appare uno tsunami difficilmente arginabile nel breve periodo: secondo un recente sondaggio della Cnn un terzo dei democratici o degli indipendenti di orientamento democratico si identifica oggi come socialista democratico. E non è escluso che la percentuale possa salire ancora.

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