IL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE

Iran, il caro prezzi colpisce anche i voli: comprare ora i biglietti per l'estate o aspettare?

Già numerose compagnie stanno applicando il fuel surcharge, il supplemento per compensare l'incremento del costo del cherosene

13 Mar 2026 - 08:35
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Con l'arrivo della primavera, si inizia a pensare di organizzare le vacanze estive, con una domanda, per quanto riguarda i voli: prenotare ora, prima che i prezzi salgano ancora di più per i costi del petrolio causati dalla guerra in Iran, o aspettare qualche settimana, nella speranza che il conflitto termini e che i biglietti aerei vedano scendere le tariffe? "Nessuno ha una risposta" spiega al Messaggero il professor Andrea Giuricin, economista ed esperto di trasporti, sottolineando che "il fattore della durata della guerra è determinante". Al momento, già numerose compagnie stanno applicando il fuel surcharge, il supplemento per compensare l'incremento del costo del cherosene.

Il prezzo del carburante è raddoppiato

 Un elemento che ovviamente incide sulla tariffa aerea pagata dal passeggero. "Inoltre - aggiunge Giuricin - i dati di Flightradar ci dicono che le compagnie del Golfo, così importanti per i voli verso Oriente, hanno un'operatività ancora limitata al 50-60 per cento. La speranza è che la situazione si sblocchi, ma l'incertezza regna sovrana". Il prezzo del jet fuel, il carburante, è di fatto raddoppiato: la maggioranza delle compagnie aeree ha contratti con prezzi bloccati prima degli aumenti, ma ci si prepara all'impatto. Così, l'applicazione del fuel surcharge è già cominciata: la crescita ha un valore medio del 10-15 per cento.

Meno posti e più richiesta

 Tra le compagnie che lo hanno già fatto, ci sono Thai, Sas, Cathay, Air India, Qantas, ma l'elenco non è completo. Ad esempio, il gruppo Air France-Klm ha aumentato il prezzo dei biglietti per il lungo raggio: 50 euro per l'andata e ritorno in economy. Dunque, nelle rotte in cui manca, o si è ridotto, il contributo delle compagnie del Golfo come Emirates, Qatar ed Etihad, le tariffe sono lievitate, perché migliaia di persone sono bloccate magari alle Maldive, in Sri Lanka o in Vietnam per le cancellazioni dei voli di ritorno causate dalle limitazioni di aeroporti come Dubai, Doha e Abu Dhabi e tentano di prenotare su altri vettori. Così, con meno posti e più richiesta, i prezzi salgono.

Dall'altra parte, se si consoliderà l'aumento del costo del petrolio, gli effetti saranno concreti anche su rotte domestiche o europee, e su quelle dirette, per esempio, negli Stati Uniti. Due le cause: ovviamente, il prezzo del carburante, ma anche una maggiore richiesta, visto che i flussi dei viaggiatori si spostano tra Europa e America, destinazioni considerate più sicure. E anche in questo caso, più richiesta determina un aumento delle tariffe.

Aumento medio dei biglietti del 30 per cento

 Altri numeri: la guerra in Iran, che ha coinvolto i Paesi del Golfo, ha causato la cancellazione di quasi 50mila voli e interessato 7 milioni di passeggeri. Il Wttc (World Travel & Tourism Council) ha stimato una perdita di 600 milioni di dollari al giorno per il turismo mondiale, con perdite per 2 miliardi di euro accumulate dalle compagnie. "Se la crisi dura una settimana, possono reggere", continua Giuricin, aggiungendo: "Se dovesse protrarsi per 3-4 mesi, l'impatto sarà molto pesante". In generale, si prevede un aumento medio dei biglietti del 30 per cento. Alcune compagnie low cost americane, come Spirit e Frontier, potrebbero non assorbire il colpo.

Hedging e crack spread

 In Europa e in Asia molte compagnie si proteggono dalle oscillazioni del prezzo del petrolio con una pratica chiamata hedging, una specie di assicurazione sui futuri acquisti di cherosene: se il costo sale oltre una certa soglia massima, il contratto diventa conveniente, mentre se scende sotto un livello minimo, è meno favorevole. Ma il sistema non copre il crack spread, l'incremento del costo di raffinazione. Secondo alcune stime, al momento, per una rotta a lungo raggio si prevedono aumenti medi che vanno da 40 a 100 euro a tratta ma, in caso di una guerra lunga, si vedranno effetti significativi anche sul corto e medio raggio.

"L'impatto economico è guidato da due fattori critici", spiega ancora Giuricin. "Il primo, ovviamente, è il prezzo del petrolio. È quasi raddoppiato nel giro di una settimana. Inoltre c'è il crack spread: è cresciuto tantissimo il costo di raffinazione (trasformazione in cherosene), a causa delle difficoltà che colpiscono anche le raffinerie. E il carburante (jet fuel) incide per circa il 40 per cento sui costi totali di una compagnia aerea. Un raddoppio stabile di questa voce è insostenibile senza riflessi sui prezzi". Dunque, che fare? Comprare subito il biglietto aereo per le vacanze estive o attendere, confidando nella fine del conflitto?

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