FOTO24VIDEO24Logo MediasetComingSoon.itDonnelogo mastergameCreated using FigmaGraziaMeteo.itPeoplesportmediaset_negativesportmediaset_positiveTGCOM24meteo.it
Podcast DirettaCanale 51

Invidia: un veleno sottile che fa male specie a chi lo prova

Come combattere un sentimento poco lusinghiero e indice soprattutto di bassa autostima

Secondo il catechismo, l’invidia è uno dei sette vizi capitali, cioè una di quelle pulsioni profonde dell’animo umano capaci di portare lo spirito fuori dal retto sentiero. Anche chi non è credente sa che si tratta di un sentimento malevolo e capace di avvelenare tanto la persona che lo prova quanto chi ne è oggetto: l’astio per la felicità altrui e il desiderio di fare qualunque cosa pur di distruggerla sono sentimenti capaci di annientare la serenità di chi è invidioso e spesso si accompagnano a senso di colpa e a bassa autostima. Combattere questo sentimento riprovevole e tossico è una missione possibile e persino doverosa, ma non dobbiamo dimenticare che l’invidia può avere un suo lato buono.

CHE COS’È L’INVIDIA – La parola deriva dal latino invidere, formato dalla particella avversativa in + videre, ossia guardare. Alla lettera, dunque, significa “guardare contro”, in modo ostile, anche con il significato di “gettare il malocchio”. Non a caso il poeta Dante, nella Divina Commedia, colloca gli invidiosi in Purgatorio: la loro punizione consiste nell’avere le palpebre cucite, per simboleggiare la chiusura degli occhi che invidiarono e gioirono alla vista dei mali altrui. L’invidia, insomma, è una forma di acuta ostilità nei confronti di chi gode di una situazione o di un bene del quale noi siamo privi e che vorremmo invece possedere ad ogni costo. E’ anche il rammarico che si prova per la felicità altrui e della quale ci sentiamo ingiustamente privati. L’invidioso vorrebbe perciò far soffrire l’altro di un dolore che, in una sorta di contrappasso, colpisce invece lui, e non va confusa con la gelosia, un sentimento simile e che a volte si presenta contemporaneamente, ma che è riferito solo all’ambito affettivo e sentimentale. 

 

UN MALE UNIVERSALE – Purtroppo, nessuno è immune da questo sentimento, che colpisce a tutte le età, dalla culla alla tomba, in ogni condizione economica, in ogni situazione. Proviamo invidia soprattutto per le persone simili a noi, familiari e conoscenti, che vivono in condizioni paragonabili alle nostre ma che godono, a nostro avviso, di migliore fortuna: ad esempio una ragazza invidierà più facilmente la sua graziosa amica del cuore piuttosto che una super top model di inarrivabile bellezza. 


GLI INGREDIENTI DELL’INVIDIA – Tra i sentimenti malevoli è uno dei più difficili da ammettere e da confessare, perché è composta da tre “ingredienti” molto disonorevoli. Il primo è il dover ammettere una nostra sconfitta: qualcuno si è dimostrato migliore di noi e ci ha battuti sul campo. Il secondo consiste nella nostra ostilità nei confronti dell’altro per questo suo successo. Il terzo è la volontà di far del male alla persona che invidiamo. E si tratta di una volontà senza esclusione di colpi da sferrare possibilmente alle spalle dell’avversario, nel modo più subdolo che riusciamo a immaginare. Un proverbio dice che l'invidioso è disposto a cavarsi un occhio pur di rendere cieco l’avversario: le cose stanno davvero così e per questo si tratta di un sentimento condannato a livello sociale: l'ostilità e la distruttività della persona invidiosa sono potenzialmente pericolose per la convivenza civile e mettono in dubbio la legittimità della distribuzione delle risorse.  


LA PUNIZIONE – Come accade per la gelosia, anche l’invidia è un tarlo che rode il legno nel quale abita. E’ un dolore dimostrato anche scientificamente da un gruppo di studiosi giapponesi, i quali hanno notato, utilizzando la risonanza magnetica funzionale, che l’invidia “accende” le aree della corteccia cingolata anteriore dorsale, ovvero la parte del cervello in cui risiede il senso di esclusione e il dolore che questo comporta. 


COME LIBERARSENE – Il modo migliore per non provare invidia è migliorare la percezione che abbiamo di noi stessi. Lavoriamo con energia per arrivare a un risultato e sforziamoci di elevare noi stessi piuttosto che abbassare gli altri.  L’invidia, del resto, più avere anche qualche lato buono, ad esempio può trasformarsi nell’energia che ci spinge a lavorare con più determinazione e con maggiore efficacia per arrivare ai risultati che invidiamo agli altri. Possiamo anche cercare di trasformare la nostra invidia in ammirazione, un sentimento positivo, che ci spinge a emulare chi ha successo e ci spinge a fare sempre meglio. Dobbiamo anche smettere di idealizzare la vita degli altri: non è detto che la persona di cui siamo invidiosi abbia un’esistenza tutta rosa e fiori: il fatto di conoscere anche le sue zone d’ombra può aiutarci a capire che, in fondo, è meglio non fare cambio con lei. Secondo alcune teorie psicoanalitiche, infine, la cura migliore contro l’invidia è sviluppare il senso di gratitudine per tutte le esperienze positive di cui godiamo, in particolare per l’amore e l’affetto che si è ricevuto. Non resta che provare… e sperare che funzioni. 
 

Commenti

Commenta
Disclaimer

Grazie per il tuo commento

Sarà pubblicato al più presto sul nostro sito, dopo essere stato visionato dalla redazione

Grazie per il tuo commento

Il commento verrà postato sulla tua timeline Facebook

Regole per i commenti

I commenti in questa pagina vengono controllati
Ti invitiamo ad utilizzare un linguaggio rispettoso e non offensivo, anche per le critiche più aspre

In particolare, durante l'azione di monitoraggio, ci riserviamo il diritto di rimuovere i commenti che:
- Non siano pertinenti ai temi trattati nel sito web e nel programma TV
- Abbiano contenuti volgari, osceni o violenti
- Siano intimidatori o diffamanti verso persone, altri utenti, istituzioni e religioni
- Più in generale violino i diritti di terzi
- Promuovano attività illegali
- Promuovano prodotti o servizi commerciali