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Al mare con i bambini: come fare se hanno paura dell'acqua

È un timore diffuso: che cosa fare e come comportarsi per affrontarlo, con pazienza e qualche astuzia

Al mare con i bambini: come fare se hanno paura dell’acqua - foto 1
Istockphoto

L’acqua è un elemento nel quale i bambini dovrebbero sentirsi naturalmente a loro agio e, in effetti, nei primi mesi di vita le cose per lo più vanno così: il neonato trascorre infatti tutto il periodo della gestazione immerso nel liquido amniotico e, anche dopo la nascita, di solito il bagnetto è un momento piacevole e rilassante della giornata.

Allora, perché, a partire da un anno di età circa, molti piccoli rifiutano a suon di strilli di entrare in mare o in piscina, e non accettano rassicurazioni? Ecco come vincere la loro paura, con tanta pazienza e qualche astuzia.

MANTENERE LA CALMA – Per avere un bambino tranquillo deve innanzi tutto essere calmo il genitore. Se a nostra volta abbiamo paura dell’acqua, non andiamo dove non si tocca e affrontiamo il mare con un po’ di timore, è molto probabile che le nostre paure, anche inconsce, si trasmettano al bambino. Meglio affidare a un’altra persona, in primis l’altro genitore, i primi approcci del piccolo con le onde, o per lo meno farsi supportare. Non c’è un altro adulto che possa aiutarci? Lasciamo giocare il bambino con l’acqua in riva al mare, sempre sotto attenta sorveglianza e bagnandolo delicatamente per rinfrescarlo, e demandiamo i primi tuffi a un buon corso di nuoto per bambini. 

 

IL MARE PUÒ FARE PAURA – Sono numerosi i bambini che, dopo una prima fase in cui sembrano adorare l’acqua, verso l’anno di vita improvvisamente non ne vogliono più sapere. Mettiamoci nei loro panni: il mare (o la piscina), sono una grande distesa blu della quale un piccolo non vede la fine. Il modo ondoso fa rumore e le onde che scrosciano sulla battigia possono essere davvero spaventose, anche se a noi il mare sembra calmo. Per uscire dall’impasse aspettiamo una giornata in cui l’acqua è tranquilla e proviamo a tenere il piccolo in braccio e portarlo in acqua con noi, tenendolo ben al riparo, senza spruzzarlo, ma bagnandolo pian piano con una mano, per fargli sentire la temperatura dell’acqua. Se il piccolo non protesta, immergiamo i piedini e invitiamolo a giocare, facendo la schiuma, poi, cautamente, immergiamo tutto il resto. Sono indispensabili, naturalmente, il salvagente o i braccioli, verificando che siano omologati e in perfetto stato. Se il piccolo protesta, non innervosiamoci e riproviamo il giorno successivo. 

UN MARE PIÙ PICCOLO – Se il primo approccio non ha avuto successo, utilizziamo una piscinetta o un canottino gonfiabile: mettiamoci dentro qualche secchiello di acqua e qualche giochino di gomma, magari i suoi preferiti quando fa il bagnetto, lasciando scaldare l’acqua al sole prima di immergere il piccolo. Se siamo fortunati, dopo qualche momento di disorientamento, il nostro cucciolo comincerà a giocare e dimenticherà il disagio. Se la cosa non funziona, riproviamo in un altro momento mettendo meno acqua nella piscinetta. Se il bambino ha più di due anni possiamo anche utilizzare la piscina con l’acqua bassa per i bambini, magari in compagnia di un amichetto, ma verificando che l’ambiente sia tranquillo, senza troppo rumore e la presenza di bambini troppo vivaci che possano fare dispetti o spaventarlo. 

 

RISPETTIAMO I SUOI TIMORI - Qualunque cosa accada, è inutile forzare il bambino: ne ricaveremmo un vero concerto di urli e strilli, e potremmo persino rinforzare la sua paura, ottenendo l’effetto opposto. È sbagliato anche prendere in giro il piccolo, ridicolizzandolo, o mostrandogli come si comportano gli altri bambini. Diamogli piuttosto il buon esempio e attiriamo la sua attenzione su “quello che fa papà” e rassicuriamolo sul fatto che anche lui presto sarà grande e forte proprio come lui, e che, quando vorrà, potrà sempre provare. Per mano a un adulto, naturalmente. 

PERCHÉ TANTA PAURA? – La paura dell’acqua, come abbiamo detto sopra, non è innata: di solito un bambino rifiuta di essere bagnato e di giocare in mare o in piscina perché ha avuto un incontro spiacevole con l’elemento liquido e ne ha interiorizzato il timore. Può trattarsi di un episodio che per noi è del tutto marginale e che non ricordiamo neppure, ma dal quale il bambino è rimasto segnato. Può trattarsi dell’acqua scivolata negli occhi durante il bagnetto, o il rumore della doccia o qualche altro fatto simile. Può succedere che anche i lavaggi quotidiani siano difficoltosi, nel qual caso occorre il consiglio del pediatra per superare il problema. Spesso, la paura dell’acqua non ha neppure una causa precisa: in ogni caso, se siamo rispettosi e non forziamo i tempi, di solito è un timore che si risolve con il passare del tempo, specie se la famiglia va spesso in vacanza al mare. Arrivato all’età di cinque-sei anni, è comunque opportuno che il bambino prenda confidenza con l’acqua e che impari a nuotare per la sua stessa sicurezza: forse non arriverà mai ad apprezzare il nuoto come accade ad altri ragazzini, ma se, per qualsiasi motivo, dovesse cadere in mare o in una vasca, sarà in grado di cavarsela e di tornare all’asciutto senza danni. 

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