SOS notti d'estate: come salvare il sonno dei bambini (e dei genitori)
Tra sovraccarichi sensoriali e falsi miti, la flessibilità e l'ascolto emotivo si rivelano le chiavi migliori per il buon riposo, senza rinunciare alla vacanza
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Con l'arrivo dell'estate il sonno dei bambini diventa un bene ancora più prezioso. Cambiano gli orari, si moltiplicano le occasioni di socialità e le giornate hanno molte ore di luce: per moltissime famiglie italiane le vacanze portano con sé la preoccupazione di preservare il riposo dei piccoli, dal quale dipende il relax di tutto il nucleo familiare. Proprio per questo, quando arrivano i giorni da trascorrere lontano da casa, molti genitori si trovano divisi tra due esigenze opposte: concedersi maggiore libertà o conservare gli equilibri costruiti con grande fatica durante l'anno. In materia ci sono alcune bufale da sfatare e poche regole corrette, per notti tranquille e famiglia serena.
LA RILEVANZA DEL TEMA – La questione è tutt'altro che marginale: ci sono fior di studi internazionali, i quali hanno dimostrato come i genitori possano perdere complessivamente oltre 700 ore di sonno nel primo anno di vita di un figlio e come gli effetti della deprivazione del riposo possano influire sul benessere psicofisico, sulla relazione di coppia e sulla gestione dello stress. In materia di sonno dei bambini proliferano consigli, convinzioni popolari e “rimedi della nonna”, che però non trovano riscontro nella realtà e che spesso finiscono per aumentare la confusione. Eppure, la realtà è semplice: come spiega l’educatrice Chiara Baiguini, esperta di profili sensoriali e sostenitrice del “sonno gentile”, non esistono regole fisse, applicabili a ogni bambino e persino allo stesso bambino in momenti diversi. Spetta ai genitori imparare a ”leggere” il proprio figlio invece di inseguire regole rigide. Solo a questo punto il sonno smette di essere una battaglia.
FALSI MITI DA ABBANDONARE – Ecco un elenco di bufale ricorrenti in materia di sonno infantile.
“Al mare o in vacanza i bambini si stancano così tanto che si addormentano subito” - È probabilmente la convinzione più diffusa. Dopo una giornata trascorsa tra spiaggia, giochi, acqua e attività all'aria aperta, ci si aspetterebbe che il piccolo crolli addormentato non appena messo nel lettino. In realtà la stanchezza fisica non coincide necessariamente con la predisposizione al sonno: una giornata ricca di stimoli può infatti generare un sovraccarico sensoriale che mantiene il sistema nervoso in uno stato di attivazione elevata anche la sera.
“In montagna si dorme meglio” - L’aria pulita e le temperature più fresche vengono spesso considerate una panacea ai problemi del sonno, ma non è sempre così. L'ambiente nuovo e le nuove abitudini possono generare un aumento dell'attivazione emotiva che richiede alcuni giorni di adattamento. Non esiste quindi una destinazione che garantisca automaticamente notti perfette.
“Una variazione nelle abitudini può rimettere in discussione mesi di lavoro” - Molti genitori temono, in vacanza, di compromettere la routine faticosamente costruita durante l'anno. Una cena più tardi, un addormentamento diverso dal solito o una settimana in campeggio vengono percepiti come una minaccia alla stabilità raggiunta. È una delle paure più infondate: il sonno non è un castello di carte destinato a crollare al primo cambiamento, al contrario la capacità di adattarsi a contesti nuovi rappresenta una competenza evolutiva importante. Sia all’arrivo nella località di vacanza che al ritorno a casa, nella maggior parte dei casi bastano pochi giorni per ritrovare il ritmo abituale. L'approccio migliore consiste nel procedere gradualmente, evitando cambiamenti bruschi.
LE 10 COSE CHE NESSUNO TI DICE SUL SONNO DEI BAMBINI IN ESTATE - 1. Rinunciare alla vacanza per paura di rompere i ritmi è una trappola. Se il genitore conosce i bisogni del proprio bambino e sa accompagnarlo con calma, la vacanza è un’occasione di adattamento, non una minaccia.
2. Un bambino “stanco morto” che non si addormenta subito, non sta facendo i capricci - Dopo una giornata intensa, il sistema nervoso può essere “in sovraccarico” e rendere più difficile lasciarsi andare al sonno. Il pianto del piccolo non è dovuto a un capriccio, ma alla sovreccitazione.
3. Il bambino che non vuole andare a letto quando fuori è ancora chiaro non sta facendo i capricci – Le lunghe giornate estive con la loro luce prolungata possono confondere, ma il corpo del bambino continua a rispondere soprattutto alle abitudini consolidate. Più che aspettare il buio, è importante osservare i segnali di stanchezza.
4. Non esiste la meta di vacanza che fa dormire meglio - Mare, montagna o lago non funzionano allo stesso modo per tutti: alcuni bambini si rilassano con la natura e il movimento, altri possono sentirsi più stimolati o disorientati dal cambiamento di ambiente.
5. In macchina, treno e aereo ogni bambino ha bisogno di cose diverse - C’è chi deve scaricare energia prima di partire, chi ha bisogno di silenzio e oscurità, chi si tranquillizza sapendo in anticipo cosa succederà. Non si può gestire il viaggio seguendo una regola unica: solo l’esperienza ci insegnano che cosa “funziona” con il nostro bambino.
6. Il sonno del piccolo dipende anche dallo stato di chi lo mette a letto – Vero. La routine aiuta, ma non basta: se il genitore è teso, agitato o esausto, il bambino lo percepisce. La calma dell’adulto è uno dei segnali più importanti per aiutare il bambino a rilassarsi.
7. Le vacanze divise tra mamma e papà si gestiscono bene - Il piccolo non ha bisogno che tutto sia sempre identico, ma che ci sia una continuità emotiva. Oggetti familiari, rituali conosciuti e un adulto presente e tranquillo possono rendere serena anche una vacanza con un solo genitore o con i nonni.
8. Se al rientro dalla vacanza non torna tutto come prima, niente panico - Come gli adulti, anche i bambini hanno bisogno di qualche giorno per ritrovare i propri ritmi: in genere è sufficiente riprendere gradualmente le abitudini, senza sperare di ottenere tutto fin dal primo giorno.
9. L’inserimento al nido o all’asilo si prepara in estate, non a settembre – Vero. Il rientro al nido o all’asilo comporta nuovi stimoli, nuove persone e nuovi ritmi. Preparare il bambino con gradualità, raccontargli cosa accadrà e mantenere alcuni rituali familiari può rendere il passaggio meno faticoso.
10. Anche i genitori hanno le loro esigenze, specie in vacanza - Un genitore troppo stanco o emotivamente saturo fa più fatica ad accompagnare il bambino al sonno. Prendersi cura del proprio equilibrio non è egoismo: è una condizione fondamentale perché anche le notti funzionino meglio.
