© Istockphoto
La vitamina C torna protagonista con l'arrivo dell'autunno: le giornate si accorciano, le temperature scendono e, puntuali come ogni anno, arrivano naso che cola e mal di gola. Ma quanto c'è di vero in ciò che si dice su di essa? Non è uno scudo contro i raffreddori e non si può farne scorta in anticipo, perché l'organismo non riesce ad accumularla: infatti, ciò che non serve viene eliminato. Tuttavia, contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario e aiuta a ridurre stanchezza e affaticamento. Il segreto sta quindi nella regolarità, a cominciare da ciò che mettiamo nel carrello. Ecco cosa c'è da sapere, prima che arrivi il primo starnuto.
VITAMINA C: COS'È E A COSA SERVE
la vitamina C, o acido ascorbico, è una vitamina idrosolubile, cioè si scioglie in acqua, essenziale per il nostro organismo, che non è in grado di produrla da solo: va quindi assunta ogni giorno con l'alimentazione. Partecipa alla formazione del collagene, che sostiene pelle, vasi sanguigni, ossa e cartilagini, favorisce l'assorbimento del ferro di origine vegetale e agisce come antiossidante, proteggendo le cellule dallo stress ossidativo. Contribuisce inoltre al normale funzionamento del sistema immunitario, ed è proprio questa proprietà ad averle regalato la fama di rimedio anti-raffreddore. Se ne parla tanto perché è tra le vitamine più conosciute, è presente in moltissimi alimenti di uso quotidiano, come agrumi, kiwi, peperoni e broccoli, e ogni cambio di stagione riaccende l'attenzione su di essa. Nel tempo, però, attorno a questa straordinaria vitamina si sono accumulati anche molti falsi miti, a partire dall'idea che dosi elevate proteggano con certezza dai malanni: motivo in più per fare chiarezza.
UN SOSTEGNO ALLE DIFESE IMMUNITARIE
con l'arrivo della stagione fredda le difese immunitarie, cioè l'insieme di cellule, tessuti e organi che proteggono l'organismo da virus e batteri, sono più sollecitate. La vitamina C contribuisce al loro normale funzionamento e protegge le cellule dallo stress ossidativo, ma non basta da sola: contano anche sonno, attività fisica, gestione dello stress e un'alimentazione sana e varia. Secondo alcuni studi, in chi la assume con regolarità può ridurre leggermente la durata dei sintomi del raffreddore, sebbene non ne possa prevenire la comparsa.
UN OTTIMO ANTIOSSIDANTE CHE PROTEGGE LE CELLULE
i radicali liberi sono molecole instabili prodotte naturalmente dall'organismo, ma anche da fumo, smog e stress, che in eccesso possono danneggiare le cellule: è il cosiddetto stress ossidativo. La vitamina C è un antiossidante: neutralizza parte dei radicali liberi e protegge le cellule dai loro effetti, contribuendo anche a rigenerare un'altra vitamina antiossidante, la vitamina E. Con l'arrivo della stagione fredda, quando le difese sono più sollecitate, assicurarne un apporto regolare con frutta e verdura fresca è un modo semplice per sostenere l'organismo. Anche in questo caso, però, nessun nutriente può fare miracoli da solo: a fare la differenza è uno stile di vita equilibrato nel suo insieme.
GLI ALIMENTI AMICI SUI QUALI PUNTARE
questa vitamina è presente soprattutto in frutta e verdura fresca. Tra le fonti più ricche ci sono peperoni (soprattutto crudi), kiwi, agrumi come arance, limoni e pompelmi, fragole, broccoli, cavolini di Bruxelles e cavolfiori. Buone quantità si trovano anche in prezzemolo e altre erbe aromatiche fresche, spinaci e pomodori. Trattandosi di una vitamina sensibile al calore, alla luce e all'ossigeno, si disperde facilmente con la cottura prolungata e la conservazione: per preservarne l'apporto conviene consumare gli alimenti crudi o cotti poco, per esempio al vapore, e lavarli e tagliarli poco prima di mangiarli. Anche in autunno non mancano le opportunità: oltre ai kiwi e agli agrumi di stagione, vanno bene cavoli, broccoli e radicchio per fare il pieno di vitamina C a tavola.
ATTENZIONE ALLA COTTURA
la vitamina C è tra le vitamine più delicate: è idrosolubile e sensibile al calore, quindi durante la cottura una parte passa nell'acqua e un'altra viene degradata. La bollitura in molta acqua è il metodo più penalizzante, perché le perdite possono essere consistenti, soprattutto se l'acqua poi viene buttata. Meglio puntare su cotture brevi e con poca acqua: vapore, saltatura veloce in padella, microonde o pentola a pressione, che riducono tempi di esposizione al calore. Se si lessa, conviene tuffare le verdure quando l'acqua bolle, tenerle poco e riutilizzare il liquido di cottura per zuppe e minestre. Quando possibile, il crudo resta la scelta migliore: un finocchio o un peperone in insalata, una spremuta bevuta subito. Anche tagliare le verdure a pezzi grossi, e solo prima della cottura, aiuta a limitare le perdite.
