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Lockdown e chiusure: con lo smart working il letto diventa una scrivania 

Causa pandemia, lavoro e scuola si fanno da casa, spesso senza neppure alzarsi dal letto, con ricadute su postura, igiene e produttività

Istockphoto

Tutti a casa, senza se e senza ma: una bella comodità? Fino a un certo punto: se da un lato non dobbiamo più ficcarci nel traffico caotico e nei mezzi pubblici sovraffollati sempre con l’orologio alla mano nel terrore di far tardi, è anche vero che in famiglia, con i bambini che non vanno a scuola e gli adolescenti scalpitanti costretti da mesi alla Dad, la didattica a distanza, il lettone potrebbe essere l'unico luogo in cui potersi concentrare e trovare pace e tranquillità.

Altro che scrivania: il letto è il miglior alleato per un buon sonno ristoratore, il compagno ideale per incontri amorosi e appassionati e il luogo perfetto per i più pigri, che lo preferiscono a qualsiasi altra sistemazione in casa. Ma il Coronavirus ha fatto del letto il nuovo posto di lavoro in questo lungo periodo di smart working per circa un quarto dei lavoratori da remoto, almeno secondo quanto riportato dal britannico "The Guardian", dato che si è ulteriormente accresciuto dieci mesi dopo l'esplosione del contagio fino a toccare addirittura punte del 40% e diventando, di fatto, la nuova scrivania per moltissimi di noi.


Tacco 12 addio, adesso vince la comodità: l'accessorio di abbigliamento più venduto del 2020? Il pigiama! Niente più giacca e cravatta, dimenticati tailleur e tubini neri, scarpe stringate e tacchi vertiginosi, che ora sono relegati negli armadi fino a data da destinarsi. Il capo di gran lunga più amato e utilizzato in tempo di pandemia premia la comodità, non solo per stare in casa, ma anche per ridurre al minimo le (ulteriori) incombenze domestiche: stirare camicie è sempre stato odioso e grazie allo smart working oggi tute e affini si lavano e si indossano senza passare dal ferro da stiro e senza sostare per ore sullo stendino di casa. Il consiglio furbo? Occhio alle riunioni a sorpresa mentre siamo ancora sotto al piumone, potrebbero rivelarsi fatali per la nostra credibilità online.

 

Mal di schiena: ahi, ahi, ahi! Trasformare il letto in ufficio fa male alla salute fisica naturalmente, ma anche psicologica. Tanto per cominciare, non è un mistero che praticare lo smart working nel letto alla lunga abbia come conseguenza problemi alla schiena. Tra la perdita di tonicità muscolare dovuta alla mancanza di attività fisica e la postura sbagliata, dolori e malanni alle articolazioni sono quanto di più scontato possiamo attenderci. Ma non solo: anche la qualità del sonno non è più la stessa, perché per dormire bene dovremmo avere una giornata piena fatta anche di passeggiate fuori casa e di socialità per sgombrare la mente e alleggerire i pensieri.

 

Alla mercè di acari e batteri: tra le altre battaglie, dobbiamo fare anche quella per una igiene ottimale tra le lenzuola. Secondo una stima, ogni essere umano rilascia svariati milioni di cellule dell’epidermide ogni notte e facendo quattro conti, in una settimana sono quasi infiniti i milioni di batteri sparsi sotto al piumone. Un pasto davvero ghiotto per acari e affini e non stupisce quindi che federe e lenzuola, dopo una settimana di utilizzo, possano contenere più batteri di quanti se ne annidino nel bagno di casa. 

 

Dieta, un autentico miraggio: ultimo, ma non meno importante aspetto da tenere in considerazione, è quello legato all’aumento di peso. Quando la pigrizia prende il sopravvento, non c’è esercizio da casa che tenga e così, invece che pesi e tappetino, ci organizziamo con coperta e TV da guardare comodamente dal nuovo "ufficio" di casa, cioè la camera da letto. Accessibilità al frigorifero e immobilità forzata fanno il resto: meglio non pensare alla prova costume, ammesso ovviamente che riusciremo ad andare in spiaggia...

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