San Valentino e non solo

Innamorarsi: nel cioccolato i neurotrasmettitori del colpo di fulmine

Nel dolce che più di ogni altro gratifica e trasmette felicità si trovano molecole simili a quelle prodotte quando sboccia il sentimento

13 Feb 2026 - 06:30
 © Istockphoto

© Istockphoto

Il cioccolato è considerato da sempre come il dolce dell’amore e dell’innamoramento: non a caso i cioccolatini e le altre specialità al cacao sono uno dei doni che gli innamorati si scambiano più di frequente in occasione della festa di San Valentino o nelle ricorrenze legate al sentimento. Le ragioni che hanno contribuito a creare il binomio amore-cioccolato sono numerose e affondano le loro radici nella storia: osservandole però con più attenzione si scopre che il felice connubio ha realmente cause biochimiche ma, in certa misura, anche di marketing.

LA BIOCHIMICA DELL’AMORE – Il cioccolato contiene varie sostanze in grado di influire positivamente sull’umore. La più importante è la feniletilamina (PEA), soprannominata anche “molecola dell'amore" perché si tratta di un composto organico naturale prodotto dal cervello, simile alle amfetamine, che viene rilasciato in grandi quantità durante le prime fasi dell'innamoramento. È responsabile in particolare di quella esaltante sensazione in cui si mescolano insieme eccitazione, euforia e ansia, definita spesso come "farfalle nello stomaco", tipiche della prima fase dell’attrazione amorosa. La feniletilamina agisce come uno stimolante e induce sentimenti di felicità, benessere e un aumento dell'energia fisica e mentale, insieme ad alcune reazioni fisiche collegate a questo senso di piacevole esaltazione, come l’accelerazione del battito cardiaco, del respiro e una maggiore sudorazione Gioca un ruolo fondamentale nella primissima fase dell'attrazione, soprattutto nel cosiddetto "colpo di fulmine": in questo caso agisce come una vera e propria "droga" naturale che provoca anche un'intensa dipendenza emotiva nei confronti del partner.  La feniletilamina è dunque la molecola responsabile della "follia" e dell'entusiasmo della fase innamoramento iniziale, proprio come l'ossitocina è l'ormone dell'attaccamento a lungo termine. Questa molecola è presente in piccole quantità nel cioccolato, ragion per cui questo dolce viene messo in stretta connessione con l’innamoramento. Attenzione però: la sostanza assunta per mezzo di un dolce al cacao viene metabolizzata rapidamente durante la digestione e ha una durata limitata, al contrario di quella prodotta direttamente dl cervello quando ci innamoriamo.  In ogni caso, mangiare cioccolato stimola la produzione di altri neurotrasmettitori, tutti responsabili di stati piacevoli, come la serotonina, il triptofano e le endorfine. La prima ha effetti di regolazione sull'umore e favorisce il rilassamento, combattendo lo stress; il triptofano è un aminoacido essenziale che il corpo usa per produrre la stessa serotonina, mentre le endorfine sono composti che inducono una sensazione di euforia e riducono la percezione del dolore. Ultimo, ma non meno importante, è la teobromina, un alcaloide presente nel cacao, che dona una sensazione di energia dolce e prolungata: contribuisce a stimolare il cervello a rilasciare serotonina e dopamina, mediatori del piacere e del buonumore.

IL “CIBO DEGLI DEI” – Anche l’appellativo che si riserva al cioccolato, definendolo “Cibo degli Dei” ha una storia antica. Presso i Maya e gli Aztechi, il cacao era considerato un dono divino, sacro e dalle proprietà energetiche e afrodisiache. Veniva utilizzato nei rituali religiosi, consumato dall'élite e dai guerrieri, e i suoi semi erano tanto preziosi da essere utilizzati come moneta di scambio. Secondo le leggende azteche, fu il dio Quetzalcoatl a donare l'albero del cacao agli esseri umani per alleviare le loro fatiche, e definì i semi come "nettare degli dei". La bevanda di cacao (chiamata xocolatl), inizialmente amara e speziata, veniva così offerta agli dei durante le cerimonie ed era associato a sacrifici e riti di passaggio. Il cacao era un bene di lusso, prezioso quanto l'oro, e per questo riservato a nobili, sovrani e soldati, per rinvigorirli prima della battaglia. La fama afrodisiaca del cacao deriva da una leggenda, secondo la quale l'imperatore azteco Montezuma ne beveva grandi quantità prima di visitare il suo harem, consolidando la reputazione della bevanda come ausilio di potenza sessuale, ruolo ormai definitivamente smentito dalle moderne ricerche scientifiche.  Nel 1737, il botanico Carlo Linneo scelse per la pianta del cacao il nome botanico Theobroma cacao: il termine deriva dal greco theos (dio) e broma (cibo), e si traduce quindi letteralmente come "cibo degli dei".

IL MARKETING E LE SIMBOLOGIE MODERNE – Nel tempo, la reazione biochimica che unisce il cioccolato all’eccitazione amorosa si è trasformata in linguaggio simbolico: così, il significato dei dolci al cacao si sono evoluti fino a incarnare l’espressione del sentimento dell'amore più vero e sincero, trasformando un prodotto alimentare in un linguaggio emotivo. Tutto è cominciato nel 1861, quando il cioccolatiere britannico Richard Cadbury, per smaltire le scorte e promuovere il suo nuovo cioccolato fondente, ideò la prima scatola di cioccolatini a forma di cuore, con un vero colpo di genio del marketing dell’epoca: i cioccolatini andarono a ruba e le scatole erano così belle da essere utilizzate per custodire lettere e pegni d'amore, a cominciare dalle ciocche di capelli dell'amato bene. Negli anni successivi, il cioccolato diventò un vero status-symbol; mettendolo in commercio in confezioni raffinate ed edizioni limitate, le aziende hanno cominciato a proporlo come un regalo prezioso, simile a un gioiello, ma accessibile a tutti: da questo ne è derivata l'idea che regalare cioccolato sia un gesto di cura e attenzione verso il partner. Non a caso, dunque, il cioccolato è ancora oggi, uno dei doni scelti più di frequente per omaggiare la propria metà in occasione di San Valentino. Ma dato che in Italia quasi 4 famiglie su 10 sono composte da una sola persona (dati ISTAT), il cioccolato assume più generalmente il significato di coccola e gratificazione innanzi tutto verso se stessi. Il “cibo degli dei” sta anche diventando sempre più un gesto che parla di amore, oltre che al partner, anche a tutte le persone a cui vogliamo bene: alle madri, ai figli e agli amici. Oltre che, naturalmente, a noi stessi.