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30.12.2010

Rabbia Usa, Amanda tra i mafiosi

Parlamento, interrogazione di Girlanda

Può una foto segnaletica della polizia incrinare i rapporti tra Italia e Stati Uniti? La risposta pare essere sì. Basta fare un giro negli uffici di via Tuscolana a Roma e guardare i volti ritratti in quello che, in gergo, si potrebbe definire "muro della vergogna". Amanda Knox vicino a Bernardo Provenzano: la polemica è subito servita, con annessa interrogaziona parlamentare di Girlanda (Pdl)
Tra super boss mafiosi e killer seriali già giudicati e condannati, spunta il ritratto di Amanda "viso d’angelo" Knox per la quale è da poco iniziato il processo d’Appello per l’omicidio della studentessa britannica Meredith Kercher. Ed è proprio questo il problema, perché quella foto campeggiava sul muro della vergogna già da prima che la studentessa americana fosse stata condannata in primo grado.

A far scoppiare la polemica è un video pubblicato su Youtube in cui Edgardo Giobbi, capo reparto presso gli uffici di via Tuscolana a Roma della polizia scientifica, mostra l’affissione della fotografie "incriminata" lasciandosi scappare qualche commento di troppo. Oltre all’indignazione del sito web www.injusticeinperugia.org che si adopera per difendere la Knox dall’accusa di omicidio, la vicenda è stata sollevata anche dall’onorevole Rocco Girlanda, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati e presidente della Fondazione Italia Usa.

Girlanda ha così presentato un’interrogazione diretta al ministro dell’Interno per chiedere la rimozione della fotografia. Scrive Girlanda: "Tale ritratto è stato affisso presso gli uffici della polizia prima ancora dell’inizio del processo di primo grado e accompagnato da discutibili dichiarazioni alla stampa del suddetto dirigente, presenti anche nel video citato, dove egli sostiene che un’investigazione unicamente psicologica, e senza nessun altro ausilio tecnico-scientifico, ci ha consentito di arrivare in brevissimo tempo all’individuazione dei colpevoli".

Ma non è tutto. Secondo Girlanda il video sarebbe già stato tradotto e inviato in America, suscitando irritazione e un po’ di imbarazzo: “Il video in oggetto è stato tradotto e diffuso anche negli Stati Uniti, alimentando non senza ragione le accuse verso il nostro Paese di aver raffigurato tra i tre imputati nel processo di Perugia unicamente una cittadina americana, in attesa di giudizio, affiancandola peraltro ai più noti capimafia destinatari di condanne in via definitiva a numerosi ergastoli”.
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