come sta cambiando il lavoro

Dal calamaio all’intelligenza artificiale: l’ufficio compie 300 anni (e il lavoro non è più lo stesso)

Ne è passato di tempo da quel 1726 in cui un'azienda londinese "brevettò" lo spazio perfetto per i colletti bianchi

13 Ago 2026 - 06:50
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 © Istockphoto

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Il lavoro amministrativo fino al diciottesimo secolo si eseguiva nello stesso luogo in cui si svolgevano le mansioni più importanti dell’attività commerciale: tutti, dal capo all'operaio non specializzato, si recavano in un solo edificio per adempiere alle proprie funzioni. Per avere un ufficio come lo conosciamo oggi dobbiamo quindi aspettare la divisione netta degli spazi di lavoro, con conseguente spazio dedicato unicamente alle funzioni amministrative.

Convenzionalmente si tende a riconoscere come primo ufficio moderno l’Old Admiralty Building, inaugurato a Londra nel 1726 per sostenere la rapida espansione delle attività navali globali britanniche e della pubblica amministrazione. Da allora sono passati 300 anni e un recente studio racconta come i luoghi di lavoro stanno mutando.

300 anni e non sentirli

 La ricerca è stata condotta da Censuswide, su un campione di 4.004 lavoratori d’ufficio (2.004 nel Regno Unito e 2.000 negli Stati Uniti), con i dati raccolti tra il 19 e il 23 marzo 2026. Il nuovo report si intitola "IWG: 300 Years of Office Innovation" ed è promosso proprio da International Workplace Group (IWG), leader globale nelle soluzioni per il lavoro ibrido.

Uno dei dati più interessanti che emerge da questa indagine è che, secondo i Ceo intervistati, la rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo oggi ha una portata pari, se non superiore, a qualsiasi altra trasformazione avvenuta negli ultimi tre secoli. Tra le innovazioni che hanno impresso la svolta più significativa all’ambiente di lavoro ci sono quindi, al primo posto, l’intelligenza artificiale (36%), seguita da laptop e tablet (35%), videochiamate e videoconferenze (31%), Wi-Fi e Bluetooth (29%) e lavoro ibrido (26%).

In un'era "trasformativa"

 Ben il 30/35% dei capi d'azienda rileva poi come in un decennio le innovazioni di cui sopra abbiano reso semplice lavorare da qualunque posto, tanto che la stessa percentuale del campione non si fa problema ad ammettere di aver sostituito ormai in toto le riunioni in presenza col corrispettivo virtuale. Per i Ceo gli anni Novanta si possono considerare ancora un decennio d'oro per l'innovazione, grazie anche alla discesa in campo di internet e delle e-mail, ma non va comunque sottovalutato il potenziale odierno. Gli intervistati fanno presente come l'era in corso non possa essere sottovalutata. Al contrario la si dovrebbe considerare come ancora più "trasformativa" rispetto alle precedenti, grazie in particolare alle inedite forze tecnologiche in campo oggi.

Nostalgici ma efficaci

 Si sta assistendo nel lavoro a un deciso passo avanti, insomma. Anche se molti dirigenti (il 68%) non nascondono di provare un po' di nostalgia per ciò che c'è stato prima. D'altra parte i più giovani sembrano vivere davvero in un universo parallelo, dove meno del 20% si dice capace di far funzionare un fax o un floppy disk.

Numeri che autorizzerebbero molti a sentirsi forse per la prima volta davvero vecchi, con però almeno la consolazione che tutto ciò che è andato in pensione prima di noi sia stato sostituito bene. Secondo lo studio l'evoluzione tecnologica non avrebbe infatti solo cambiato il lavoro, ma ne avrebbe pure migliorato di molto l'efficacia dello stesso. Nel complesso, addirittura l'83% dei Ceo giudica positivamente i recenti cambiamenti e l'81% si spinge persino a dire che l'ufficio moderno, sempre più integrato in una rete di spazi distribuiti sul territorio, sia meglio progettato che mai per favorire collaborazione e produttività. 

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