Quando il denaro diventa una gabbia: cos'è la violenza economica e come riconoscere i primi segnali
Nascosto dietro una falsa premura, il controllo finanziario toglie progressivamente potere e indipendenza alle donne. I dati del 1522 confermano l'allarme, mentre il vademecum di due avvocate milanesi aiuta a identificare l'abuso già dai primi segnali
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Una forma di violenza sottile e progressiva: inizia con piccoli segnali che possono essere confusi con gesti di premura, per poi propagarsi a macchia d'olio in tutti gli ambiti della vita familiare e arrivare a privare la donna della propria indipendenza. Si chiama violenza economica e consiste in ogni atto o comportamento con cui un partner esercita un controllo finanziario, limitando o impedendo all'altra persona l'indipendenza economica e l'autonomia nella gestione del denaro.
È una delle forme di prevaricazione più subdole perché spesso chi ne è vittima fatica a riconoscerla. E invece i segnali ci sono e si possono riconoscere in fretta. A stilare un vademecum utile a identificare sul nascere certe forme di attenzione "patologica" al denaro, sono due avvocate dello Studio Inchino Brugnatelli e Associati di Milano, Laura Panciroli e Benedetta Giudicini, specializzate in diritto penale e diritto di famiglia.
Violenza economica, i dati
Si tratta di una forma di violenza molto più diffusa di quanto si possa pensare. Secondo i dati emersi dal "Piano strategico nazionale contro la violenza sulle donne e la violenza domestica 2025-2027" redatto dal Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e relativi alle segnalazioni effettuate al numero di prima emergenza anti-violenza 1522 nel 2024, oltre alle forme fisiche e psicologiche è rilevante il numero di segnalazioni emerse per violenza economica: ben 3.372 casi.
Quale è l'obiettivo del partner
"L'obiettivo del maltrattante è chiaro: privare la partner della propria indipendenza economica per isolarla, renderla insicura, dipendente, in modo che non abbia i mezzi materiali, ma anche la necessaria serenità e sicurezza psicologica, per allontanarsi potendo disporre per sé e i propri figli. Spesso si pensa a situazioni estreme, ma le circostanze in cui il denaro diventa un’arma di ricatto sono più diffuse e culturalmente ammesse di quanto si possa pensare", spiega Panciroli.
I figli possono peggiorare la situazione
Si tratta di una forma di violenza non clamorosa, non allarmante: spesso addirittura ben celata dall'apparente nobile intento di sollevare la compagna dalla seccatura di relazionarsi con banche, assicurazioni, società finanziarie. Con questa "scusa" progressivamente si toglie "potere economico" al partner e la situazione può ulteriormente peggiorare quando ci sono i figli di mezzo.
Per esempio la donna potrebbe essere progressivamente "invitata" a lasciare il posto di lavoro con la "scusa" dell'accudimento dei figli, facendo così decadere progressivamente la sua indipendenza. Oppure, nel caso in cui professionalmente impegnata, anche con risorse disponibili, potrebbe vedersi negato un aiuto concreto con i figli, per esempio attraverso una babysitter o una colf.
Non sono rari infine, in occasione di separazioni, i casi che vedono gli ex mariti non versare l’assegno periodico per i figli o negare l’apporto per le spese straordinarie, celare i redditi, i bonus o i benefit di cui dispongono.
Il fattore culturale
Quando si parla di violenza economica c'è un problema di fondo, spiegano le due avvocate dello studio milanese: culturalmente infatti risultano ancora accettate le posizioni di supremazia economica maschile e la conseguente soggezione femminile ed è proprio questo sistema che spesso rende difficile la presa d'atto della violenza. Ma il primo passo per "uscire" da una condizione di sudditanza è saperla riconoscere. In questo senso ci sono dei campanelli d'allarme che non bisogna ignorare.
Il controllo delle spese
Il controllo ossessivo delle spese è uno di questi: quando il partner pretende scontrini ricevute e giustificazioni per ogni minimo acquisto personale o per la casa effettuato anche con conti personali occorre alzare l'attenzione.
Negazione delle risorse
Un altro campanello d'allarme è rappresentato dalla negazione delle risorse: con il pretesto di dover gestire le spese viene fornita una sorta di paghetta o un budget rigoroso e limitato, inadeguato alle esigenze, rendendo necessario chiedere di continuo denaro per le necessità primarie.
Sabotaggio lavorativo
E ancora il sabotaggio lavorativo del partner: se il partner ostacola la carriera della compagna, le impedisce di lavorare, la convince a presentare le dimissioni per non trascurare la famiglia e i figli, rendendola finanziariamente dipendente al 100%, sta compiendo una forma di violenza economica.
L'esclusione dalle decisioni
Così come nel caso in cui la donna venga esclusa dalle decisioni, non abbia accesso ai conti correnti cointestati, non conosca le password bancarie o venga tenuta all'oscuro della reale situazione patrimoniale della famiglia.
Firme estorte e appropriazione indebita di beni
Altra situazione allarmante si verifica quando la donna viene indotta o costretta a firmare documenti, accendere mutui, fare da garante per prestiti o intestarsi debiti o società senza che le venga spiegato chiaramente di cosa si tratti o quali siano i rischi.Oppure quando il partner utilizza lo stipendio della compagna, i suoi risparmi o i suoi beni personali senza il suo consenso.
Svalutazione del lavoro femminile
È violenza economica anche la svalutazione del lavoro femminile che si verifica quando il partner induce la compagna a lasciare il lavoro definendo non rilevante il suo contributo economico per le esigenze della famiglia, ignorandone o minimizzandone il contenuto valoriale, personale, esistenziale e psicologico, avendo come obiettivo di indurla a occuparsi unicamente della casa e della famiglia.
Prevaricazione sui figli
Infine la questione della prevaricazione sui figli: se l’ex partner cerca di manipolarli con regali costosi, come a sottolineare il diverso potere economico tra i genitori, sta compiendo un atto di violenza economica.
