divario ancora profondo

Parità di genere, l'Onu lancia l'allarme: serviranno 171 anni per raggiungerla

Il Gender Snapshot 2026 delle Nazioni Unite fotografa un divario ancora profondo: donne ancora fortemente sotto rappresentate nei luoghi del potere e discriminazioni diffuse

18 Set 2026 - 17:03
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La parità di genere resta ancora una chimera. All'attuale ritmo dei progressi potrebbero servire 171 anni per raggiungerla. Secondo il Gender Snapshot 2026, il rapporto realizzato da UN Women e dal Dipartimento per gli Affari economici e sociali delle Nazioni Unite, l'uguaglianza di genere e il rafforzamento dell'autonomia di donne e ragazze, considerati gli obiettivi di sviluppo sostenibile più facili da raggiungere entro il 2030, sono più lontani che mai a livello globale.

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Il potere resta soprattutto nelle mani degli uomini

 Uno dei principali ostacoli riguarda la presenza femminile nei luoghi in cui vengono prese le decisioni: sei Paesi su sette nel mondo sono guidati da un uomo. Nei parlamenti nazionali, le donne occupano il 27,4% dei seggi, una quota cresciuta rispetto al 2015 ma ancora lontana dalla parità. Il divario emerge anche nei vertici istituzionali ed economici. Secondo il rapporto, quasi nove ministri della Difesa su dieci e più di otto ministri dell'Economia su dieci sono uomini. Le donne rappresentano appena il 6% dei chief executive officer a livello globale e meno del 20% dei giudici delle corti superiori.

Violenza e discriminazioni ancora diffuse

 Il problema non riguarda soltanto la rappresentanza politica o professionale. La violenza contro le donne continua a essere una delle principali emergenze legate ai diritti e all'uguaglianza. I dati delle Nazioni Unite indicano che quasi una donna su tre ha subito nel corso della vita violenza fisica e/o sessuale da parte del partner o violenza sessuale da parte di una persona diversa dal partner. Il dato, riferito alle stime disponibili, mostra progressi molto limitati nell'arco degli ultimi decenni. Restano, inoltre, pratiche dannose come i matrimoni precoci e le mutilazioni genitali femminili: quasi una ragazza su cinque si sposa prima dei 18 anni, mentre circa 230 milioni di donne e ragazze nel mondo hanno subito mutilazioni genitali femminili.

Il divario passa anche dal lavoro

 La disuguaglianza si riflette anche nella partecipazione al mercato del lavoro e nella distribuzione del lavoro non retribuito. Le donne continuano a sostenere una quota maggiore delle attività domestiche e di cura, con conseguenze sulle opportunità professionali ed economiche. Anche l'accesso alle posizioni manageriali rimane distante dalla parità: secondo i dati Onu, le donne rappresentano il 30,5% dei manager nel mondo. Al ritmo attuale, per raggiungere un'equa rappresentanza nei ruoli dirigenziali serviranno ancora decenni.

Le riforme ci sono, ma non bastano

 Il rapporto segnala comunque alcuni passi avanti. Tra il 2019 e il 2025 sono state registrate 99 riforme legislative volte a rafforzare la parità di genere e i diritti delle donne, intervenendo tra l'altro sulla violenza domestica, sul matrimonio infantile e sulle restrizioni all'occupazione femminile. Il quadro giuridico resta però disomogeneo: nel 2025 il 91% dei Paesi dichiarava di avere politiche per la parità di genere, ma poco più della metà disponeva di risorse sufficienti per attuarle. Inoltre, solo un Paese su quattro disponeva di sistemi completi per monitorare in modo trasparente la spesa pubblica destinata alla parità.

Anche la voce delle donne nei processi di pace

 La disparità di rappresentanza riguarda anche la gestione dei conflitti. Il rapporto evidenzia la presenza ancora limitata delle donne nei processi decisionali legati alla pace e alla sicurezza, in un momento segnato da numerose crisi internazionali. Per le Nazioni Unite, la questione della rappresentanza femminile non riguarda quindi soltanto la parità formale. Il rapporto collega la partecipazione delle donne ai processi decisionali anche a politiche e risultati in settori come salute, istruzione, riduzione della povertà e protezione ambientale.

Il nodo delle istituzioni

 Un altro elemento evidenziato dal Gender Snapshot 2026 riguarda proprio le istituzioni create per promuovere l'uguaglianza. Un terzo dei meccanismi nazionali dedicati alla parità di genere ha riferito di aver perso capacità o influenza negli ultimi due anni. L'Onu segnala una riduzione del sostegno alle organizzazioni che difendono i diritti delle donne. Il risultato, secondo il rapporto, è un rallentamento dei progressi proprio mentre si avvicina la scadenza del 2030. I 171 anni indicati dal rapporto rappresentano una proiezione basata sul ritmo attuale: non una data inevitabile, ma una misura della distanza che ancora separa gli obiettivi fissati dalla realtà.

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