questione di diritti

Vietato discriminare i capelli: a New York anche il riccio diventa una questione di inclusività

Una nuova legge obbliga i futuri parrucchieri dello Stato della Grande Mela a imparare a trattare tutte le texture. Perché anche dal salone di bellezza passa la battaglia per i diritti

03 Set 2026 - 06:50
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 © Istockphoto

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Anche i capelli possono essere discriminati. Almeno è quello che, a quanto pare, accade a New York tanto che è entrata in vigore una legge che vieta i favoritismi. Dal primo settembre, infatti, un parrucchiere non può più rifiutarsi di sistemare una chioma riccia, crespa o afro. Ma ogni cliente deve essere accolto senza, appunto, discriminazioni.

La legge - Una nuova legge dello Stato di New York stabilisce infatti che gli studenti di cosmetologia debbano essere formati per lavorare con tutti i tipi di capelli, comprese le texture ricce, crespe e afro. L'obiettivo è evitare che una persona venga rifiutata da un salone o riceva un trattamento inadeguato semplicemente perché i suoi capelli hanno una consistenza diversa da quella che il professionista è abituato a trattare.

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Oltre l'estetica - Una questione apparentemente da phon e forbici che, in realtà, racconta un problema di inclusione. "Si tratta di un pari accesso ai servizi", ha spiegato la deputata Michaelle Solages, promotrice della legge. Il principio è semplice: nessun residente dovrebbe entrare in un salone e sentirsi dire di no, oppure uscire con un risultato inadeguato, a causa della consistenza dei propri capelli. L'obiettivo della legge, insomma, è fare in modo che chi esercita questa professione abbia almeno ricevuto una formazione sufficientemente ampia per non trovarsi impreparato davanti a una chioma che non rientra nel proprio repertorio abituale.

Il precedente -  New York non è sola. Lo scorso gennaio anche il New Jersey ha approvato una legge destinata ad ampliare la formazione dei futuri parrucchieri proprio sui capelli ricci e texturizzati. La bellezza, del resto, è sempre stata piena di regole non scritte. E così anche il salone del barbiere diventa un piccolo laboratorio di inclusività.