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Proviamo a togliere la pasta dalla tavola degli italiani. Niente spaghetti al pomodoro, nessuna lasagna della domenica, nessun piatto di penne capace di salvare una cena improvvisata. Sembra un'eresia, e i numeri lo confermano: per il 93,5% degli italiani una vita senza pasta significherebbe perdere qualcosa della propria ricchezza culturale, perché non si parla soltanto di cibo, ma di un pezzo d’identità nazionale che passa dalla cucina, attraversa le generazioni e arriva dritto al cuore. Alla vigilia del World Pasta Day, che si celebra il 25 ottobre, una ricerca commissionata dai Pastai di Unione Italiana Food ad AstraRicerche racconta un legame che va ben oltre il gusto: il 49,7% immagina un'esistenza gastronomicamente e culturalmente più povera, mentre il 44,3% teme di dover rinunciare alle proprie tradizioni.
Per la maggior parte degli italiani la pasta è il pranzo della domenica, è la ricetta preparata seguendo le indicazioni della nonna, il piatto che mette d'accordo generazioni diverse. I numeri della ricerca confermano questa familiarità: l'85,2% degli italiani considera la pasta un simbolo dell'eccellenza del Made in Italy, mentre l'82,5% la riconosce come emblema dell'identità culturale nazionale. Non sorprende, quindi, che l'ipotesi della sua scomparsa provochi soprattutto incredulità: per il 51,1% degli intervistati sarebbe semplicemente impossibile immaginare uno scenario del genere.
C'è anche una componente emotiva molto forte. Il 76,2% associa la pasta al piacere e alle emozioni, mentre oltre sette italiani su dieci le attribuiscono un valore speciale quando viene condivisa con la famiglia. Il momento più amato resta il pranzo domenicale, indicato dal 54,4% degli intervistati, seguito dal ritorno a casa dopo un lungo viaggio, occasione citata dal 32,6%.
Buona, versatile e alla portata di tutti
In tempi in cui fare la spesa richiede sempre più attenzione, la pasta conserva un altro superpotere: riesce a essere insieme un piacere e una soluzione pratica. Per il 43,4% degli italiani, il suo prezzo accessibile rappresenta una risorsa preziosa per affrontare il carovita. Il 41,6% apprezza, invece, il fatto che piaccia a tutta la famiglia, mentre il 39,6% ne valorizza il rapporto qualità-prezzo. La sua forza sta proprio in questo equilibrio: può diventare un piatto elaborato da occasione speciale oppure una cena veloce, senza perdere la propria capacità di soddisfare. Per il 41,5% degli intervistati è un alimento buono e appagante, mentre il 79,3% ne riconosce la qualità, la convenienza e la versatilità.
Ecco perché, quando si chiede agli italiani di immaginare la propria vita senza pasta, il disagio non riguarda soltanto il palato. Si perderebbe anche una certezza quotidiana, economica e familiare, che permette di portare in tavola un pasto completo che piace un po' a tutti. Le generazioni attribuiscono alla pasta significati diversi. I Baby Boomer temono, soprattutto, di perdere il piacere di mangiare qualcosa di buono, mentre per la Gen Z pesa maggiormente la rinuncia a un pasto completo a costo contenuto. I Millennial, invece, sembrano sentire più delle generazioni precedenti il suo ruolo di comfort food.
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Dalla tavola di casa agli spuntini fuori orario
La pasta resta un punto fermo, ma le occasioni in cui viene consumata si stanno trasformando. Non c'è soltanto il pranzo in famiglia: ci sono le cene con gli amici, i pasti improvvisati e persino gli spuntini fuori dagli orari convenzionali. Secondo lo studio TEHA Group per Unione Italiana Food, il 68,6% dei giovani ha mangiato pasta fuori orario nell'ultimo anno, soprattutto in contesti legati alla socialità. Guardando al futuro, il 59,6% degli italiani è convinto che manterrà il proprio valore emotivo e identitario anche per le nuove generazioni. Ma ci sono sfide da affrontare: il cambiamento climatico è indicato dal 38% come uno dei fattori destinati a incidere maggiormente sul settore, mentre il 35,8% guarda all'evoluzione dei gusti e delle abitudini alimentari. Per il 70,4% degli intervistati, la pasta dovrà continuare a essere economicamente accessibile; per il 70,1% dovrà restare un simbolo dell'eccellenza alimentare italiana.
L'Italia è regina mondiale della pasta
Nel 2025 la produzione mondiale di pasta ha superato i 17,3 milioni di tonnellate e l'Italia ha mantenuto il primo posto, con quasi 4,2 milioni di tonnellate prodotte. Alle sue spalle si collocano Turchia e Stati Uniti, entrambi intorno ai due milioni di tonnellate. Il nostro Paese guida anche la classifica dei consumi: ogni italiano mangia in media 23,1 chili di pasta all'anno, davanti a Tunisia e Ungheria. La pasta italiana viaggia, infatti, ben oltre i confini nazionali. Nel 2025 sono state esportate 2.456.940 tonnellate, per un valore di circa 3,97 miliardi di euro. La Germania è il principale mercato di destinazione, seguita da Stati Uniti, Francia e Regno Unito. E la crescita prosegue: nel primo semestre del 2026, secondo i dati diffusi da Unione Italiana Food, le esportazioni sono aumentate del 2,7% in volume rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Il piatto tanto amato dagli italiani si celebra il mondo il 25 ottobre che diventa l'occasione per festeggiare un alimento che riesce a mettere insieme cultura, economia e vita quotidiana, senza bisogno di effetti speciali. Ogni anno, il World Pasta Day propone iniziative, eventi e celebrazioni social in tutto il mondo.
