sui social

La taglia 26 come medaglia, il cibo come nemico: il messaggio tossico di Tony Effe

Il rapper mostra i jeans da donna e attacca chi è “schiavo del cibo” e dei carboidrati. Una provocazione che non solo contraddice tutte le raccomandazioni dei nutrizionisti ma rischia di generare pensieri pericolosi, soprattutto tra i più giovani 

di Manuela D'Argenio
25 Set 2026 - 07:54
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su
 © Tgcom24

© Tgcom24

La taglia 26 diventa un trofeo, una medaglia da esibire. Il cibo, invece, è un nemico e tutti quelli che ne fanno uso sono degli "schiavi". È il messaggio video sui social di Tony Effe, che prima di una sfilata alla Milano Fashion Week ha mostrato i jeans indossati, sottolineando con tanto di orgoglio che erano "una taglia 26 da donna".
Poi il commento: "Schiavi del cibo, schiavi dei carboidrati. Siete solo degli schiavi degli zuccheri". Tutto sbagliato. 
Una provocazione, che non solo contraddice tutte le raccomandazioni dei nutrizionisti ma rischia di generare pensieri tossici, soprattutto tra i più giovani sempre troppo sensibili al tema della magrezza.

Cosa dice l'Organizzazione mondiale della sanità - I carboidrati sono una delle principali fonti di energia per l'organismo. L'Oms indica per la maggior parte delle persone una quota compresa indicativamente tra il 45% e il 75% dell'energia giornaliera, con particolare attenzione alla qualità delle fonti: cereali integrali, legumi, frutta e verdura. Diverso il discorso sugli zuccheri liberi. L'Oms raccomanda di limitarli a meno del 10% dell'apporto energetico quotidiano, pari a circa 50 grammi al giorno in una dieta da 2.000 calorie. Un'ulteriore riduzione, fino al 5%, può offrire benefici aggiuntivi. Quindi sì, limitare gli zuccheri liberi è una raccomandazione nutrizionale. Demonizzare tutti i carboidrati è un'altra cosa. Pasta, pane, riso, legumi e cereali non sono alimenti da eliminare in quanto tali.

Una taglia 26 a cosa corrisponde? - La sigla 26 dei jeans indica generalmente una misura americana espressa in pollici, riferita soprattutto al girovita. Non esiste però una conversione unica nella taglia italiana: cambia a seconda del marchio, del modello e della vestibilità. In alcune tabelle una 26 da donna viene associata a una 40 italiana e a un girovita intorno ai 65-69 centimetri, mentre altre indicano corrispondenze leggermente diverse. In ogni caso una taglia piccola, che può oscillare da Xs a S al massimo.

Non esiste una formula che trasformi una taglia di jeans in un peso ideale. - Per valutare il peso e la distribuzione del grasso corporeo si utilizzano parametri clinici, non la taglia dei pantaloni. Tra questi ci sono l’indice di massa corporea (BMI) e la circonferenza della vita. Per gli adulti, un BMI compreso tra 18,5 e 24,9 kg/m² rientra nella fascia considerata normopeso. È però un indicatore generale e non distingue, per esempio, tra massa muscolare e massa grassa. Anche la circonferenza della vita viene utilizzata per valutare il rischio metabolico e cardiovascolare. Per gli uomini, una misura intorno ai 94 centimetri rappresenta una soglia di attenzione, mentre oltre i 102 centimetri il rischio associato all'accumulo di grasso addominale aumenta ulteriormente. Per le donne i riferimenti sono rispettivamente circa 80 e 88 centimetri. Un altro parametro utilizzato è il rapporto tra circonferenza della vita e altezza: una delle indicazioni più semplici è mantenere la vita al di sotto della metà della propria altezza. Sono però strumenti per valutare il rischio per la salute, non obiettivi estetici. E soprattutto non possono essere trasformati in una "taglia ideale". La salute dipende da molti fattori, dalla composizione corporea all'età, dall'attività fisica e dalle condizioni individuali.

La magrezza non può essere uno status - Una taglia molto piccola esibita con orgoglio, insieme a un giudizio su chi mangia carboidrati e zuccheri rischia di generare messaggi tossici, del tipo: "Meno mangi, più controllo hai" e di conseguenza "più sei magro più sei figo". Non serve un invito esplicito a dimagrire perché un contenuto possa avere un effetto sulla percezione del corpo. Quando una misura molto piccola viene associata a disciplina e successo, può diventare un modello da imitare.

Lindsey Vonn contro il body shaming

1 di 29
© Instagram
© Instagram
© Instagram

© Instagram

© Instagram

I social amplificano e distorcono - Sui social una provocazione può diventare rapidamente un messaggio autonomo: viene estrapolata e spesso commentata anche fuori dal contesto originale. E se poi arriva da un personaggio pubblico con tanto di seguito può diventare ancora più pericolosa: si amplifica e viene interpretata come un appello, un invito a essere seguita .